Maddalena Celano (Assadakah News)
ROMA – Il prossimo 14 maggio, le mura della Scuola Araba Libica di Roma non ospiteranno soltanto un incontro tra esperti, ma un vero e proprio grido d’allarme che parte dal cuore del Mediterraneo per raggiungere le periferie più martoriate del mondo. Sotto l’egida della Missione Diplomatica della Lega degli Stati Arabi, il simposio “L’infanzia nel mirino in tempo di guerra” si propone di scuotere le coscienze su una realtà che i numeri faticano a contenere: milioni di bambini per i quali la “normalità” non è il gioco o l’istruzione, ma la sopravvivenza quotidiana tra macerie e privazioni.
La diplomazia araba come scudo umanitario
In un sistema internazionale spesso paralizzato dai veti incrociati, la diplomazia araba sta cercando di ridefinire il proprio ruolo, non solo come mediatrice politica, ma come garante di diritti inalienabili. L’impegno della Lega degli Stati Arabi, rappresentata in questa sede da S.E. Enas Sayed Mohamed Aly Mekkawy, si focalizza sulla necessità di una “diplomazia attiva”. Non basta più inviare aiuti; occorre imporre il rispetto delle convenzioni internazionali che vedono nel “superiore interesse del minore” un limite invalicabile alla violenza bellica. La sfida è trasformare la solidarietà dei vertici in protezione reale per i civili più vulnerabili nelle periferie del mondo.
Il dramma della Palestina e l’infanzia negata
Non si può parlare di diritti dell’infanzia senza volgere lo sguardo alla Palestina. Qui, intere generazioni nascono e crescono sotto un regime di occupazione e conflitto permanente. Per un bambino palestinese, il trauma è strutturale: la perdita della casa, l’accesso limitato all’acqua potabile e il collasso del sistema educativo non sono eccezioni, ma la norma. Il simposio analizzerà come la distruzione delle infrastrutture civili a Gaza e in Cisgiordania non colpisca solo il presente, ma miri a obliterare la memoria e l’identità di un intero popolo, partendo proprio dai suoi membri più giovani.
Yemen: La crisi silenziosa
Altrettanto urgente è il focus sullo Yemen, spesso definito la “peggiore crisi umanitaria del nostro tempo”, un tema che sarà approfondito da S.E. Asmahan Al Toqi. In Yemen, l’infanzia è vittima di una guerra multidimensionale: alle bombe si aggiungono la carestia e il colera. È un conflitto che si combatte nel silenzio dei media occidentali, dove milioni di minori soffrono di malnutrizione acuta. La diplomazia araba si batte affinché lo Yemen non diventi un “buco nero” della coscienza globale, ricordando che la protezione dei bambini yemeniti è la chiave per qualsiasi futura stabilizzazione della regione.
Un ponte tra culture: Il ruolo dell’istruzione e della solidarietà latino-americana
L’evento vede una partecipazione trasversale che unisce il mondo arabo a quello latino-americano, rappresentato da S.E. Monica Robelo Raffone (Nicaragua) e dalla Ministra Consigliera Inalvis Bonachea González (Cuba). Questa alleanza non è casuale: esiste una sensibilità condivisa tra i popoli che hanno conosciuto la lotta per la sovranità e che comprendono quanto la tutela dei minori sia fondamentale per la resilienza nazionale.
In questo quadro, la Scuola Araba Libica, guidata dalla Dott.ssa Najat Aqhiela, emerge come un simbolo: l’aula scolastica che resiste alla trincea. L’istruzione non è solo un servizio, ma un atto di resistenza civile contro la barbarie.
La forza del canto contro il rumore delle bombe
Uno dei momenti più significativi sarà l’esibizione del Coro degli studenti della scuola. Quando questi bambini intoneranno i loro canti per la pace in lingua araba, non staranno solo eseguendo un intermezzo musicale. Staranno riaffermando la loro esistenza. La traduzione dei testi, curata dagli stessi allievi, permetterà al pubblico italiano di comprendere che il desiderio di dignità e sicurezza è un linguaggio universale, che non necessita di interpreti ma di ascolto.
Un appello all’azione
Il tempo delle analisi astratte è scaduto. Il simposio del 14 maggio deve essere il punto di partenza per una mobilitazione istituzionale che veda l’Italia, le associazioni come la Welcome Association Italy (W.A.I.) di Carlo Palumbo e le missioni diplomatiche unite in un unico obiettivo: impedire che l’infanzia sia il prezzo da pagare per i giochi di potere dei grandi.
La sottoscritta Maddalena Celano esorta dunque la stampa e la società civile a partecipare numerosa. Perché restare in silenzio di fronte a un bambino che soffre significa, in ultima analisi, essere complici del suo carnefice.
Dettagli dell’Evento:
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Data: 14 Maggio 2026, ore 16:30
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Luogo: Scuola Araba Libica, Via Massaua 6, Roma.
