La visita del 16 maggio ad Asmara del ministro degli Esteri Badr Abdel Aty e del ministro dei Trasporti Kamel El-Wazir conferma una linea diplomatica già avviata nel settembre 2024 con la missione del capo dell’intelligence Abbas Kamel: rafforzare il coordinamento tra Egitto ed Eritrea su sicurezza regionale, Mar Rosso, Sudan, Somalia e rotte strategiche del Bab al-Mandab.
di Chiara Cavalieri
ASMARA. Su indicazione del presidente della Repubblica Abdel Fattah al-Sisi, il ministro degli Esteri, della Cooperazione Internazionale e degli Egiziani all’Estero, Badr Abdel Aty, e il ministro dei Trasporti, il generale ingegnere Kamel El-Wazir, hanno incontrato sabato 16 maggio il presidente eritreo Isaias Afwerki per discutere il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Egitto ed Eritrea e confrontarsi sugli sviluppi regionali nel Corno d’Africa e nel Mar Rosso.
La missione del 16 maggio si inserisce in una successione diplomatica precisa. Già il 15 settembre 2024, il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel e il ministro degli Esteri Badr Abdel Aty avevano compiuto una prima visita ufficiale di due giorni ad Asmara, incontrando il presidente Isaias Afwerki e trasmettendogli un messaggio del presidente al-Sisi. In quell’occasione, il confronto aveva riguardato lo sviluppo delle relazioni bilaterali, la cooperazione politica e di sicurezza, gli sviluppi nel Mar Rosso, la necessità di garantire la regolarità della navigazione marittima attraverso lo stretto di Bab al-Mandab, e le crisi aperte nel Corno d’Africa.

Quella visita del settembre 2024 aveva già chiarito il senso strategico dell’avvicinamento tra Il Cairo e Asmara. L’Egitto guardava allora, e continua a guardare oggi, all’Eritrea come a un interlocutore essenziale in una regione attraversata da tensioni multiple: la guerra in Sudan, la fragilità della Somalia, le ambizioni etiopi di accesso diretto al mare, la crisi del traffico marittimo nel Mar Rosso meridionale e gli attacchi degli Houthi contro le navi commerciali nello scenario yemenita.
Nel settembre 2024, i funzionari egiziani avevano ascoltato la visione del presidente Afwerki sugli sviluppi del Mar Rosso e del Bab al-Mandab, alla luce della necessità di ristabilire condizioni favorevoli alla normale circolazione del commercio internazionale. Le due parti avevano inoltre concordato sull’importanza di intensificare gli sforzi per la stabilità del Sudan, sostenere le istituzioni statali nazionali sudanesi e preservare l’unità e la sovranità della Somalia su tutto il suo territorio.
Il contesto regionale era già allora particolarmente delicato. Le tensioni tra Somalia ed Etiopia avevano raggiunto un livello molto alto dopo l’accordo firmato da Addis Abeba con la regione separatista del Somaliland, attraverso il quale l’Etiopia puntava a ottenere uno sbocco sul Mar Rosso, con la possibilità di realizzare infrastrutture portuali e militari. Mogadiscio aveva respinto quell’intesa, considerandola una violazione della propria sovranità e un attacco all’integrità territoriale somala.

Nello stesso periodo, l’Egitto aveva rafforzato il proprio rapporto con Mogadiscio anche sul piano militare. Nell’agosto 2024, la Somalia aveva firmato un accordo di difesa con l’Egitto, in base al quale Il Cairo aveva avviato il trasferimento di equipaggiamenti militari verso Mogadiscio. Diversi rapporti regionali avevano inoltre indicato l’intenzione egiziana di schierare fino a 10.000 soldati in Somalia: 5.000 nell’ambito della missione africana per la sicurezza e altri 5.000 nel quadro dell’accordo bilaterale con il governo somalo.
È dentro questa cornice che va letta la nuova visita del 16 maggio. Non si tratta di un episodio isolato, ma della prosecuzione di una strategia egiziana più ampia, volta a consolidare i rapporti con gli Stati rivieraschi del Mar Rosso e con i Paesi chiave del Corno d’Africa. L’obiettivo del Cairo è duplice: rafforzare la propria sicurezza nazionale e impedire che attori esterni o dinamiche destabilizzanti compromettano l’equilibrio di una regione direttamente collegata agli interessi vitali egiziani.
Nel corso dell’incontro del 16 maggio, Badr Abdel Aty ha trasmesso al presidente eritreo i saluti del presidente Abdel Fattah al-Sisi, sottolineando la solidità dei rapporti storici tra Egitto ed Eritrea. Il ministro ha ribadito il pieno sostegno del Cairo all’Eritrea per la tutela della sua sovranità, della sua unità e della sua integrità territoriale, un messaggio politico importante in un’area dove il tema dei confini, delle sovranità e delle interferenze esterne è diventato centrale.
Il capo della diplomazia egiziana ha poi evidenziato l’impegno dell’Egitto nel rafforzare la cooperazione economica e commerciale con Asmara attraverso progetti bilaterali concreti. La delegazione egiziana comprendeva anche uomini d’affari e rappresentanti del settore privato, segno della volontà del Cairo di trasformare il coordinamento politico in partenariati economici nei settori prioritari: mining, trasporti, industria farmaceutica, pesca, logistica, formazione tecnica e sviluppo delle competenze per i quadri eritrei.
Il tema del Mar Rosso è stato uno dei punti centrali del colloquio. Abdel Aty ha affermato che la governance e la sicurezza del Mar Rosso devono rimanere una responsabilità esclusiva degli Stati rivieraschi, poiché si tratta di un corridoio strategico direttamente legato alla sicurezza nazionale dei Paesi che vi si affacciano. In questa prospettiva, il ministro egiziano ha sottolineato che nessuna parte non rivierasca dovrebbe essere coinvolta in accordi, intese o architetture di sicurezza relative al Mar Rosso.
Questa posizione conferma una linea egiziana molto chiara: il Mar Rosso non può essere trasformato in uno spazio di competizione aperta tra potenze esterne. Per Il Cairo, la sicurezza di questo corridoio deve essere gestita prima di tutto dagli Stati della regione, nel rispetto della sovranità nazionale e degli equilibri locali. Non a caso, Abdel Aty ha espresso il sostegno dell’Egitto alla visione eritrea sulla gestione del Mar Rosso, fondata sull’unità e sulla sovranità degli Stati rivieraschi.
Durante l’incontro, le due parti hanno affrontato anche le crisi in Sudan e Somalia. Abdel Aty ha illustrato la posizione egiziana, ribadendo che la stabilità del Corno d’Africa rappresenta un’estensione diretta della sicurezza nazionale egiziana. Il Cairo considera essenziale sostenere le istituzioni statali, preservare l’unità territoriale dei Paesi della regione e impedire che i conflitti interni o le interferenze esterne provochino un ulteriore collasso degli equilibri regionali.
Il dossier sudanese resta particolarmente sensibile per l’Egitto. La guerra in Sudan minaccia direttamente la sicurezza dei confini meridionali egiziani, produce instabilità umanitaria e politica e rischia di creare nuovi vuoti di potere in una regione già fragile. Per questo, la convergenza tra Egitto ed Eritrea sulla necessità di sostenere le istituzioni nazionali sudanesi assume un valore strategico.
Anche la Somalia occupa un posto centrale nella visione egiziana. Il Cairo sostiene l’unità e la sovranità somala contro ogni ipotesi di frammentazione territoriale, soprattutto dopo l’accordo tra Etiopia e Somaliland. In questo quadro, il coordinamento con l’Eritrea diventa ancora più rilevante, perché Asmara condivide una posizione molto attenta agli equilibri del Corno d’Africa e alla necessità di impedire nuove alterazioni geopolitiche nell’area.
Accanto alla dimensione politica e di sicurezza, la visita del 16 maggio ha avuto anche un forte contenuto economico e infrastrutturale. Il ministro dei Trasporti Kamel El-Wazir ha confermato la volontà dell’Egitto di rafforzare la cooperazione con l’Eritrea nei settori dei trasporti, delle infrastrutture e della logistica. Ha inoltre sottolineato la disponibilità egiziana a condividere la propria esperienza nel campo delle ferrovie, dei porti e del trasporto marittimo.
Particolarmente significativa è la firma di un accordo di cooperazione nel settore del trasporto marittimo e l’avvio di una linea commerciale di navigazione tra i porti egiziani ed eritrei attraverso il Mar Rosso. Questa iniziativa può rappresentare un passaggio importante per incrementare gli scambi economici tra i due Paesi, creare nuove rotte commerciali regionali e rafforzare il collegamento tra le due sponde del Mar Rosso.
La presenza della delegazione economica e commerciale egiziana ha dato ulteriore concretezza alla visita. I rappresentanti del settore privato hanno espresso al presidente Afwerki la disponibilità ad avviare nuove partnership nei settori strategici, confermando che la cooperazione tra Egitto ed Eritrea non è soltanto diplomatica o militare, ma anche economica, commerciale e infrastrutturale.
Da parte sua, il presidente eritreo Isaias Afwerki ha chiesto di trasmettere i propri saluti al presidente Abdel Fattah al-Sisi, esprimendo apprezzamento per il ruolo dell’Egitto nel sostenere la sicurezza e la stabilità del Corno d’Africa e del Mar Rosso. Afwerki ha inoltre sottolineato la profondità delle relazioni storiche tra Eritrea ed Egitto e la volontà di Asmara di continuare a rafforzare il coordinamento politico, economico e di sicurezza con Il Cairo.
La sequenza degli eventi mostra dunque una linea di continuità: prima la missione del settembre 2024 con il capo dell’intelligence Abbas Kamel e il ministro Badr Abdel Aty, centrata sulla sicurezza del Mar Rosso, del Bab al-Mandab, del Sudan e della Somalia; poi la nuova missione del 16 maggio con Badr Abdel Aty e Kamel El-Wazir, che amplia il coordinamento alla dimensione economica, commerciale, infrastrutturale e marittima.
Il senso politico di questa continuità è evidente. L’Egitto sta costruendo una rete di relazioni strategiche nel Corno d’Africa e lungo il Mar Rosso per proteggere i propri interessi vitali, difendere la libertà di navigazione, contrastare la destabilizzazione regionale e rafforzare il ruolo degli Stati rivieraschi nella gestione della sicurezza marittima.
In un momento in cui il Mar Rosso è diventato uno degli snodi più sensibili della geopolitica mondiale, il rapporto tra Il Cairo e Asmara assume un’importanza crescente. La stabilità del Bab al-Mandab, la sicurezza delle rotte commerciali, il futuro della Somalia, la crisi sudanese e il contenimento delle ambizioni etiopi sul mare sono tutti elementi che rendono l’asse Egitto-Eritrea uno dei dossier più significativi della politica regionale egiziana.
© 𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗘𝗿𝗶𝗱𝗮𝗻𝘂𝘀 – 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗶

