Mentre il modello occidentale attraversa una fase di profonda crisi strutturale, il baricentro del dibattito politico e sociale sembra spostarsi sempre più verso Oriente. In questo contesto di grande fermento geopolitico, si inserisce la missione di Fabrizio Da Silva, Responsabile nazionale della Federazione della Gioventù Comunista (FedGC), impegnato in una delegazione internazionale che ha attraversato la Repubblica Popolare Cinese.
Dal 6 al 17 maggio 2026, Da Silva, insieme a giovani quadri comunisti provenienti da Europa e Nord America, ha percorso un itinerario che non è solo geografico, ma profondamente ideologico: dai luoghi simbolo della Lunga Marcia e della rivoluzione a Yan’an, fino ai distretti dell’avanguardia tecnologica di Pechino. Un viaggio che punta a rafforzare la solidarietà internazionalista e a studiare da vicino la costruzione del socialismo contemporaneo.

Abbiamo raggiunto Fabrizio Da Silva durante una delle tappe della delegazione per farci raccontare il senso di questa esperienza.
Intervista a Fabrizio Da Silva
- Fabrizio, ti trovi in Cina per un’iniziativa che riunisce giovani quadri da due continenti. Qual è il clima che si respira tra le diverse delegazioni in questa fase storica così complessa?
«Il clima è di grande fraternità e determinazione. Nonostante i Paesi qui rappresentati vivano un momento di grande tensione, l’amicizia e la condivisione di idee che si sviluppa fa sperare in un’Europa dove guerra e instabilità sono solo un ricordo passato. I risultati concreti e tangibili del socialismo cinese dimostrano fattivamente che una direzione dell’economia volta al benessere comune è la scelta più assennata che si possa compiere nel governare uno stato. In un momento in cui l’Occidente sembra avvitato in logiche di guerra e austerità, qui si discute di cooperazione, pace e progresso sociale. Il nostro impegno è quello di realizzare un Mondo dove si possano costruire rapporti fondati sul mutuo beneficio e non sul predominio delle armi.»
- Il vostro itinerario tocca luoghi come Yan’an e Xibaipo, pilastri della memoria rivoluzionaria. Cosa può insegnare oggi la storia della rivoluzione cinese a un giovane comunista europeo?
«Poter visitare alcuni dei luoghi più importanti per la storia della rivoluzione cinese ci ha dato la possibilità di vivere l’atmosfera di sacrificio e di lotta di una delle leggendarie epopee della storia umana. La rossa Yan’an, quartier generale del PCC dopo la lunga marcia, è il simbolo della forza che può avere un popolo nel lottare per la sua sopravvivenza, per il suo sviluppo e per la sua dignità. C’è stato un periodo in cui la speranza dell’intera Cina era confinata nelle montagne dello Shaanxi, c’era la fame, i signori della guerra imperversavano, la cultura cinese era stata abbandonata e l’imperialismo giapponese massacrava impunemente i territori della Manciuria e di Taipei. Allora la forza del popolo cinese, guidato dal Partito Comunista, fu in grado di invertire completamente il corso della storia, riscattando così una civiltà millenaria. Vedere cos’era allora e cos’è diventata oggi la Cina, ci dimostra che anche per l’Europa potrebbe non essere troppo tardi.»

- Oltre alla storia, state visitando importanti realtà dello sviluppo industriale. Qual è l’aspetto della Cina contemporanea che ti ha colpito di più sul piano tecnologico e sociale?
«L’integrazione tra innovazione e benessere collettivo. In Europa siamo abituati a vedere la tecnologia come uno strumento di alienazione o di taglio del personale; qui vedi come l’automazione e la ricerca siano orientate a migliorare la qualità della vita e a rafforzare la sovranità economica del Paese. È la prova che un altro modello di sviluppo è possibile se la direzione economica è nelle mani della collettività e non del profitto privato.»
- Si parla molto di “mondo multilaterale”. In che modo il rafforzamento dei rapporti tra la Federazione della Gioventù Comunista (FedGC) e le organizzazioni giovanili cinesi può contribuire a questa visione?
«In questo viaggio tutti noi delegati abbiamo imparato molto dalla diplomazia cinese, costruire un Mondo multilaterale vuol dire sedersi ad un tavolo ascoltando idee diverse dalle proprie, sforzandosi di trovare dei punti di incontro. Conoscere gli altri popoli e le loro culture è un presupposto fondamentale a tal scopo.»

- Fabrizio, quale messaggio porterai in Italia ai giovani della Federazione (FedGC) al tuo ritorno da questa esperienza?
«Il messaggio può essere uno solo: mai come oggi il socialismo dimostra di essere la via più formidabile per prosperare e scongiurare ogni rischio di guerra. I compagni cinesi sono al nostro fianco nel compito di salvare il nostro Paese, così come i compagni di tutto il mondo, ma alla nostra Italia occorre tutta la forza della gioventù per costruire un futuro che sia degno di essere vissuto.»







