Roberto Roggero – Anche se ha quasi 95 anni, Raul Castro, presidente di Cuba dal 2008 al 2018, è considerato personaggio con una pesante influenza sulla politica dell’isola, e per questo nello Studio Ovale il “mega-biondo” narcisista prepotente imperialista Donald sta valutando, unilateralmente (come ormai è prassi) se sia il caso di procedere come ha già fatto con Nicolas Maduro (e come sta cercando di fare con l’Iran), nella totale indifferenza della comunità internazionale. Donald “the blond” Trump sta infatti pensando di aumentare la pressione su Cuba con una incriminazione nei confronti di Castro, con lo scopo, per altro dichiarato, di “prendersi Cuba” e imporre un “cambio di regime”. La nuova versione della Dottrina Monroe, ovvero il considerare l’intera area caraibica e dell’America Latina il proprio privato giardino di casa.
L’isola sta attraversando un periodo drammatico, inasprito dalla fine del gennaio scorso con sempre maggiore pressione sul blocco di energia e risorse. Nonostante gli aiuti di Messico, Russia e Cina, a Cuba mancano carburanti, petrolio, energia elettrica, generi di prima necessità, e trasporti e servizi funzionano a singhiozzo.
Da una decina di giorni la pressione dei “gueros” (termine altamente dispregiativo con cui sono etichettati i prepotenti stranieri a stelle e strisce) è ulteriormente aumentata, con l’intensificarsi dei voli di aerei spia della US-Air Force, e specialmente con la missione segreta all’Havana di John Ratcliffe, capo della CIA, passata sotto silenzio da parte degli organi di stampa mainstream, che aveva lo scopo di costringere il governo cubano a chiudere le installazioni dell’intelligence russa e cinese, cioè dell’FSB e dell’MSS o Gouanbu.
Il fulvo presidente americano ha inoltre disposto che la Procura Federale di Miami raccolga una documentazione che permetta di incriminare Raul Castro come responsabile per l’abbattimento di due piccoli aerei, avvenuto nel 1996, che causò la morte di quattro persone, tre cittadini americani e un residente negli Stati Uniti. Ovvero: più che raccogliere prove, si tratta in sostanza di fabbricarle in modo tale che possano apparire autentiche, come quelle a carico del presidente venezuelano fatto apparire come leader di una tentacolare organizzazione di narcotrafficanti, per poter imporre un governo più docile e malleabile ai voleri di Washington.
Che cosa è successo nel febbraio 1996? Di fatto l’episodio ha ancora oggi molti aspetti oscuri: in quel periodo, Fidel Castro era ancora saldamente alla guida di Cuba, e Raul era ministro della Difesa e comandante delle forze armate. Secondo la versione divulgata ufficialmente dalla CIA (il che è tutto dire…), due aerei Cessna, ognuno con due persone a bordo, erano decollati da Miami con lo scopo di localizzare rifugiati anticastristi che stavano tentando di raggiungere il territorio americano via mare, con due imbarcazioni. Uno degli aspetti oscuri è appunto il fatto che, in genere, ci si aspetta che se si vogliono recuperare persone che si trovano in mare, è più verosimile inviare elicotteri attrezzati per un tale genere di recupero, oppure idrovolanti. Sempre secondo la versione dell’intelligence americana, a organizzare la missione era la associazione “Hermanos al Rascate”, fondata da esuli cubani per supportare i fuoriusciti anticastristi da Cuba. Organizzazione naturalmente a libro paga della Central Intelligence Agency da Langley.
Il governo di Fidel Castro aveva denunciato ripetute violazioni dello spazio aereo nazionale, da parte di aerei non identificati che avevano lanciato volantini anticastristi, e aveva più volte avvertito pubblicamente che in caso di ulteriori violazioni sarebbe passato all’uso della forza. Di fatto, un caccia MiG cubano è decollato e ha abbattuto i due arei che, secondo i rapporti, erano entrati nello spazio aereo nazionale mentre, secondo altre fonti, l’abbattimento sarebbe avvenuto su acque internazionali, dove per “internazionali” Washington intende chiaramente “americane”. L’accusa che attualmente potrebbe essere inoltrata nei confronti di Raul Castro è di avere espressamente ordinato il decollo del jet cubano e autorizzato l’abbattimento.
L’allora presidente americano Bill Clinton aveva immediatamente interrotto le relazioni bilaterali, portando il Congresso all’approvazione della cosiddetta Legge Helms-Burton, ovvero un inasprimento dell’embargo contro Cuba, fra cui la condizione che il blocco potesse essere tolto solamente quando il governo di Fidel Castro fosse caduto, nonché un indennizzo per quei cittadini cubani costretti all’esilio, le cui proprietà erano state requisite con la vittoria castrista del 1959.
Anche se il “biondo” Donald sembra non preoccuparsi, una tale operazione è ben più complicata e difficilmente realizzabile, perché Raul Castro è considerato una figura fondamentale nell’ideologia della Rivoluzione Socialista e nel periodo successivo alla cacciata di Fulgencio Batista. Non a caso, l’obiettivo di Trump è abbattere un vero e proprio simbolo per Cuba, cosa che avrebbe un immenso valore psicologico, perché nei fatti l’ultranovantenne Raul non gode di buona salute, pare abbia problemi a parlare ed è praticamente sordo, e da tempo non appare più in pubblico.
Il “biondo” Donald, e gli ossequianti cortigiani di cui si è circondato (il cui compito principale è alimentare il suo già smisurato ego), non ha ancora compreso che un colpo di mano in stile Maduro, di fatto non cambierebbe la situazione, perché il governo cubano non ha le caratteristiche di quello venezuelano, ovvero non è un organigramma verticistico. Inoltre, organizzare un vero e proprio sequestro, con violazione del territorio nazionale e della sovranità cubana, richiederebbe l’impiego di quei reparti speciali che al momento si trovano nel Golfo, per operazioni contro la Repubblica Islamica dell’Iran, quindi l’operazione può essere notevolmente più complessa. Ma anche questo sembra non essere un problema, per il fulvo presidente, convinto di poter disporre a piacimento di governi e popolazioni di mezzo mondo.
La mossa, come già evidenziato, e soprattutto la notizia di una eventuale incriminazione nei confronti di Raul Castro, ha già ottenuto un primo obiettivo, ovvero la sola minaccia costituisce di per sé un notevole vantaggio psicologico, che ha un innegabile peso sulle trattative con l’esecutivo dell’attuale presidente Miguel Diaz Canel.
