Roberto Roggero – Da qualche tempo, i media mainstream, nell’intento di smontare il più che funzionante modello cinese, stanno tentando di fare apparire Pechino come modello scimmiottato e decolorato di Washington, per tentare di vendere la falsa versione di un Paese che non ha speranze di esportare il proprio modus operandi, basato sul multipolarismo e sul commercio, piuttosto che sulla prepotenza e la forza ricattatoria.
Dare credibilità a tale versione, per altro smentita dai fatti, è un errore di valutazione senza precedenti, specialmente perché impedisce di comprendere quali siano gli elementi fondamentali dello sviluppo asiatico e del motore di questo sviluppo, ovvero la Cina, che oggi funziona con un sistema politico ed economico che è il prodotto di millenni di positivo “rodaggio”.
Due modelli, o meglio ancora due concezioni diametralmente opposte del mondo, cioè il baratro economico causato dal liberal-capitalismo americano e la funzionalità economica del Partito Comunista cinese, a prescindere da giudizi e pregiudizi o ideologici.
I numeri parlano chiaro: il potere del dollaro è in fase costantemente calante, mentre è in ascesa il multipolarismo, anche monetario, trainato dalla Cina, tanto che il Paese asiatico che nel 1980 rappresentava il 2,5% del PIL globale, oggi è salito a quasi il 20%.
A parte le differenti origini, le attuali differenze storiche e culturali hanno prodotto una concezione del mondo diametralmente opposta, anche sul piano delle libertà e dei diritti individuali, e nel rapporto comunità-individuo.
Due logiche opposte, quindi, e due piani di lettura lontani anni luce, nel bene e nel male. Da una parte la sorprendente continuità storica e ideologica della gestione dello Stato da parte della Cina, che risale a oltre due millenni fa, dall’altra la concezione occidentale (e americana in particolare) caratterizzata da frequenti fratture con i precedenti della storia passata. Già solo sul piano culturale, in Cina vige il culto dei classici per conservare la memoria storica con lo studio, per adattarli al presente e, in prospettiva, al futuro, mentre nella cultura americano-occidentale vi è un evidente disinteresse per gli insegnamenti del passato. Ovvero, tutto meno che Historia Magistra Vitae, perché è proprio dalla discontinuità e dalla rottura con il proprio passato che è nata la moderna, e attuale, civiltà occidentale.
Tuttavia non è solo in base a tale considerazione che si può trovare una spiegazione (non una giustificazione) al comportamento della comunità occidentale, rispetto a quella orientale.
Il modello Made in America trae origine nella logica del dominio, cioè nella assoluta convinzione che per la propria sopravvivenza sia necessario imporsi su tutto e tutti, con il dogma inattaccabile che la pace sia raggiungibile solo attraverso la vittoria in una guerra, con l’uso della forza. Il ragionamento orientale, invece, funziona sul meccanismo auto-motorio dell’armonia degli elementi, il cui funzionamento ottimale è generato dalla cooperazione, dalle buone relazioni reciproche e sulla pacifica convivenza.
In sostanza, da una parte “Homo homini lupus” e “Si vis pacem para bellum”, dall’altra equilibrio degli opposti (Dào), e concetto di Rén (benevolenza). Una differente idea del sistema umano.
Questo significa che l’armonia, categoria fondamentale del pensiero di Confucio e della costruzione dello Stato-civiltà, implica la gestione del conflitto e delle contraddizioni in un ordine condiviso, mentre la logica del dominio spinge l’Occidente a risolvere i problemi con un gioco a somma zero, guerra, tensione, conflitto.
Il mondo multipolare, obiettivo del gruppo BRICS a motore cinese, è quindi il futuro condiviso in un comune destino di convivenza pacifica, contrapposto alla visione occidentale della rivalità e del predominio. Da una parte l’armonia dela sfera, dall’altra il peso negativo della struttura piramidale. La sfera si muove e si evolve, la piramide rimane ferma.
