Perché ne sono ossessionata?
Non è una distopia, è una cronaca. Per chi, come la sottoscritta Maddalena Celano, analizza le torsioni del pensiero contemporaneo, le strutture di sovranità e le geopolitiche del controllo, The Handmaid’s Tale — la visione profetica di Margaret Atwood — non è più solo letteratura o intrattenimento cinematografico.
È molto di più, lo specchio ustionante di un presente in cui stiamo vedendo germogliare, in piena luce, i semi di una Gilead in costruzione.
Il libro e il film non sono solo narrazioni: sono la dissezione di un biopotere che, pur spacciandosi per “ordine morale” o “ritorno ai valori”, nasconde la forma più arcaica, parassitaria e brutale di dominio: il controllo totale e coercitivo sui corpi.
La genesi del mostro: la paura come levatrice
Dobbiamo partire dal principio, da come nasce il mostro. Gilead non sorge per un consenso plebiscitario, né per un’illuminazione collettiva. Nasce dalla strategia del terrore. I “Figli di Giacobbe” (la setta integralista che instaura Gilead) hanno cavalcato il trauma sociale, manipolando attacchi terroristici orchestrati ad arte per destabilizzare le istituzioni. Hanno usato la paura come levatrice, sospendendo la Costituzione e instaurando una dittatura teocratica in nome della “sicurezza”. È lo schema classico: l’ordine viene imposto solo dopo aver distrutto la sicurezza. È una lezione che le nuove generazioni devono interiorizzare: la democrazia non cade sotto il peso di un esercito invasore, ma sotto la lentezza con cui si tollera l’erosione dei propri diritti.
La funzione come maschera: il dialogo tra carnefice e vittima
Il cuore pulsante di questa profezia è la riscrittura del linguaggio. Ricordiamo il dialogo tra il Comandante Fred e Difred: lei mostra le vecchie riviste femminili, reliquie di un mondo “pre-Gilead”, e lui, con un paternalismo osceno, sentenzia: “Ora avete uno scopo. Siete rispettate. Siete amate solo per la vostra funzione: procreare”. È la spiritualizzazione dell’animale: riducono la donna a vacca da riproduzione, ma fingono di elevarla a “custode della vita”. Il patriarcato non odia la donna; la detesta in quanto essere senziente e desiderante, e cerca di “salvarla” trasformandola in oggetto utile allo Stato.
L’opocrisia del Comandante: una vita parallela per i carnefici
Gilead è un bordello a cielo aperto per l’élite. I Comandanti non sono i custodi di una morale che impongono agli altri; sono i parassiti di un sistema creato per permettere a loro di consumare ogni piacere proibito: alcol, droghe e spettacoli di donne costrette al lesbismo — pratica che, per le ancelle, è punita con la morte. Questa gerarchia maschile rivela la sua natura profonda: gli uomini si riconoscono tra loro in una complicità omoerotica e speculare, mentre usano le donne come sfogo. Quanti “Gilead” quotidiani conosciamo? Quanti politici, leader religiosi e moralisti, che tuonano contro le donne che non vogliono fare figli — senza offrire un briciolo di supporto reale, pretendendo che la maternità sia un sacrificio a spese della libertà femminile — nascondono, dietro la facciata del “valore tradizionale”, una vita parallela fatta di trasgressioni e disprezzo per la dignità umana? La morale, per loro, è un vincolo solo per le vittime.
La maschera verde: il progresso come menzogna
È terrificante notare come Gilead si faccia passare per un posto “progressista” e “illuminato” nel suo approccio naturalista. Abbassano le emissioni di CO2, promuovono una vita sana, si ammantano di ambientalismo. Ma è l’ennesima menzogna: usano la retorica della “salvaguardia del pianeta” e della “purezza” per giustificare la riduzione di metà della popolazione ad animali da allevamento. È il volto più insidioso del patriarcato: l’uso di cause nobili — la natura, la salute, la tradizione — per legittimare la sottomissione.
La gerarchia maschile: carnefici e facchini
Non dobbiamo dimenticare che il patriarcato, pur unito nella misoginia, crea gerarchie feroci anche tra gli uomini. Gilead non è un paradiso di uguaglianza maschile: è una piramide di potere dove gli uomini diventano “factotum” o “facchini” al servizio dei pochi che detengono il diritto a tutto. Le donne subiscono il peggio, certo, ma il sistema maschilista è intrinsecamente competitivo e brutale: è una catena di comando dove la sottomissione del superiore è sempre garantita dal disprezzo verso l’inferiore.
Il tradimento di Serena Joy e la Gilead del presente
Serena Joy, l’architetto della Costituzione gileadina, è la prova che il patriarcato non accetta soci. Co-autrice del regime, è stata ridotta al silenzio da Fred non appena il potere si è consolidato. Fred si è preso i meriti, escludendo Serena dalla luce del sole. Questo è il parassitismo maschile nella sua forma pura.
Oggi, quando parlo di Gilead in costruzione, vedo i “club” del rancore — tanto a destra quanto in ambienti della sinistra reazionaria — che attaccano il femminismo, sminuiscono i femminicidi e ridicolizzano il gender pay gap. Questi gruppi sono i moderni Figli di Giacobbe: usano la “difesa dei valori” per nascondere la rabbia di chi ha perso il dominio.
Donne, attente. La profezia si sta avverando attraverso la normalizzazione di questo odio quotidiano. La stanchezza che provate è il segnale che il sistema sta lavorando per logorarvi. Ma la vostra consapevolezza è l’arma che il Comandante non può controllare. Non fatevi illudere dal rispetto o dalla protezione che vi offrono: la resistenza non è solo un atto politico, è la sopravvivenza della vostra soggettività contro un sistema che, ieri come oggi, non ha mai smesso di considerarvi solo una risorsa da sfruttare, da silenziare, da ridurre a funzione.
La profezia è chiara: il Comandante vi sta guardando, e sta aspettando solo che vi convinciate di essere felici nella vostra gabbia. Non dategliela vinta.

