Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO. Negli ultimi mesi, e con particolare intensità nelle ultime settimane, sui social media egiziani e su numerose piattaforme vicine all’opposizione in esilio è tornata a circolare una voce secondo cui il presidente Abdel Fattah al-Sisi sarebbe destinato a lasciare il potere nel marzo 2027, per essere sostituito temporaneamente da Gamal Mubarak, figlio dell’ex presidente Hosni Mubarak, nell’ambito di un presunto accordo internazionale sostenuto da Paesi del Golfo, Unione Europea e Nazioni Unite.
La notizia, presentata come una fuga di notizie proveniente da fonti dell’intelligence, ha rapidamente attirato l’attenzione di molti utenti, alimentando speculazioni e dibattiti sul futuro politico dell’Egitto.
Tuttavia, un’analisi approfondita dei fatti dimostra che ci troviamo di fronte a una notizia priva di qualsiasi fondamento concreto.
La voce che ritorna periodicamente
Il contenuto della presunta rivelazione è sempre sostanzialmente identico.
Secondo la narrazione diffusa online, al-Sisi lascerebbe volontariamente la presidenza nel 2027. Al suo posto subentrerebbe Gamal Mubarak per un periodo di transizione di due anni, al termine del quale si terrebbero nuove elezioni presidenziali e parlamentari sotto supervisione internazionale. A supporto di questa tesi viene spesso aggiunta l’affermazione secondo cui l’Unione Europea avrebbe già stanziato centinaia di milioni di dollari per sistemi elettronici destinati alla registrazione degli elettori e al controllo delle procedure elettorali.

Nessuna di queste affermazioni è stata confermata da fonti ufficiali.
Non esistono dichiarazioni del governo egiziano, dell’Unione Europea, delle Nazioni Unite o dei Paesi del Golfo che sostengano l’esistenza di un simile piano.
La realtà costituzionale egiziana
L’elemento che rende la notizia particolarmente debole è il quadro costituzionale attualmente in vigore in Egitto.
Nel 2019 il Parlamento egiziano ha approvato importanti modifiche costituzionali successivamente ratificate attraverso referendum popolare. Tali emendamenti consentono al presidente al-Sisi di restare in carica fino al 2030, secondo il quadro istituzionale vigente.
Di conseguenza, non esiste alcuna necessità costituzionale di indire elezioni anticipate o di organizzare una transizione straordinaria nel 2027.
Al contrario, tutti gli indicatori politici mostrano una linea di continuità istituzionale e di consolidamento del potere presidenziale.
Uno degli aspetti più controversi della voce riguarda proprio il nome di Gamal Mubarak.
Figlio dell’ex presidente Hosni Mubarak, Gamal fu considerato per anni il probabile successore del padre. Proprio questa prospettiva contribuì ad alimentare il malcontento che precedette gli eventi del 2011 e la fine del regime mubarakiano.
Sebbene continui a godere di una certa popolarità in alcuni ambienti economici e tra una parte della vecchia élite politica, Gamal Mubarak non dispone attualmente di una struttura politica capace di competere con l’apparato statale e con le istituzioni che sostengono il presidente al-Sisi.
Inoltre, molti osservatori ritengono improbabile che l’establishment militare egiziano possa sostenere il ritorno di una figura direttamente collegata alla successione ereditaria che fu uno dei motivi principali della crisi politica culminata nella rivoluzione del 2011.
Il ruolo centrale delle Forze Armate
Per comprendere la politica egiziana è necessario considerare il ruolo delle Forze Armate.

L’esercito rappresenta da decenni uno dei pilastri fondamentali dello Stato egiziano e continua a esercitare una forte influenza sulla sicurezza nazionale, sulla stabilità politica e sulle principali scelte strategiche del Paese.
Al-Sisi stesso proviene dalle file militari, avendo ricoperto l’incarico di ministro della Difesa prima di assumere la presidenza.
L’apparato di sicurezza, i servizi di intelligence e le Forze Armate costituiscono ancora oggi la principale struttura di sostegno dell’attuale leadership.
Qualsiasi cambiamento significativo al vertice dello Stato richiederebbe inevitabilmente il consenso e il coordinamento delle istituzioni militari, elemento che non emerge minimamente dalle indiscrezioni diffuse online.
L’Unione Europea e i presunti finanziamenti
Particolarmente fantasiosa appare anche la parte della notizia relativa a un presunto finanziamento europeo di 280 milioni di dollari destinato all’acquisto di sistemi elettronici per future elezioni controllate da organismi internazionali.
L’Unione Europea sostiene effettivamente numerosi programmi di cooperazione con l’Egitto, che riguardano sviluppo economico, energia, gestione dei flussi migratori, infrastrutture e riforme amministrative.
Tuttavia, non esiste alcuna documentazione pubblica che confermi il finanziamento descritto dai promotori della voce.
Ancora meno plausibile appare l’ipotesi di un processo elettorale organizzato o gestito direttamente dalle Nazioni Unite o dall’Unione Europea.
Perché queste voci continuano a circolare?
Gli analisti ritengono che questo genere di notizie abbia diverse finalità.
In alcuni casi si tratta di semplici operazioni di disinformazione.
In altri casi rappresentano veri e propri “palloni sonda“, lanciati per misurare le reazioni dell’opinione pubblica a scenari politici alternativi.
Esistono inoltre gruppi dell’opposizione in esilio che continuano a cercare di alimentare aspettative di cambiamento politico attraverso campagne mediatiche e narrazioni spesso prive di riscontri concreti.
La diffusione sui social network consente a queste voci di raggiungere rapidamente milioni di persone, creando l’impressione di una notizia credibile anche in assenza di fonti verificabili.
Le implicazioni regionali
La stabilità dell’Egitto rappresenta una questione di primaria importanza per l’intero Medio Oriente.
Il Paese svolge un ruolo fondamentale nella sicurezza del Mediterraneo orientale, nel controllo del Canale di Suez, nella lotta al terrorismo nel Sinai e nella mediazione tra Israele e Hamas.
Per Israele, in particolare, la cooperazione con il Cairo costituisce uno degli elementi più importanti dell’architettura di sicurezza regionale costruita dopo gli Accordi di Camp David.
Qualsiasi scenario di instabilità politica in Egitto verrebbe osservato con grande attenzione dalle capitali della regione.
Proprio per questo le fake news riguardanti presunti cambi di regime tendono a ottenere ampia visibilità anche fuori dai confini egiziani.
Alla luce delle informazioni disponibili, non esistono elementi concreti che facciano pensare a un’imminente uscita di scena del presidente Abdel Fattah al-Sisi nel 2027 o a una sua sostituzione con Gamal Mubarak.
Le indiscrezioni diffuse sui social media non trovano conferma nei fatti, nelle norme costituzionali vigenti né nelle dinamiche politiche che caratterizzano attualmente l’Egitto.
Al contrario, tutti gli indicatori mostrano che il presidente continua a mantenere il controllo delle principali istituzioni dello Stato, sostenuto dall’apparato militare e di sicurezza che costituisce il cuore del sistema politico egiziano.
Più che una fuga di notizie, sembra quindi trattarsi dell’ennesima operazione di disinformazione destinata a riapparire ciclicamente nel dibattito politico egiziano.
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