Le elezioni legislative per il rinnovo della Duma, tenutesi dal 18 al 20 settembre 2026, hanno visto, purtroppo, un netto aumento delle forze di destra, sia liberali, sia nazionaliste.
Il partito liberal capitalista al governo, Russia Unita, ha ottenuto il 57,8% dei voti, rispetto al 49,8% del 2021; al secondo posto si conferma maggiore partito di opposizione il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), con il 13,7% (nel 2021 aveva il 18,9%); al terzo posto i nazionalisti del Partito LiberalDemocratico, che ottengono il 9% (nel 2021 avevano il 7,5%); al quarto il partito liberale di centrodestra Nuovo Popolo, con il 7,9% (nel 2021 aveva il 5,3%) e, ultimo partito a ottenere seggi alla Duma è il socialdemocratico Una Russia Giusta, che ottiene il 5% (nel 2021 aveva il 7,4%). L’altro partito comunista presente, quello più rivoluzionario, ovvero i “Comunisti di Russia”, ha ottenuto lo 0,85% (nel 2021 aveva l’1,27%).
Complessivamente, la sinistra russa – comunista e socialdemocratica – presente alle elezioni, ottiene circa il 20% e perde consensi.
Si tenga conto, ad ogni modo, che numerose sono le liste di sinistra che hanno invitato all’astensionismo, sia quelle favorevoli all’intervento militare in Ucraina, che quelle contrarie.
Fra le liste di sinistra astensioniste per protesta e che hanno ritenuto che nessuno dei partiti presenti alle elezioni rappresentasse una reale alternativa: il partito nazionalbolscevico “L’Altra Russia di Eduard Limonov”, l’Organizzazione dei Comunisti e il Partito Comunista Russo.
Il Segretario Generale del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), Gennady Zjuganov, ha dichiarato, a commento del risultato elettorale, fra le altre cose, che per vincere è necessaria non solo una società unita, ma anche un “programma concreto a sostegno dell’alta tecnologia”.
Egli ha spiegato come esista una profonda spaccatura nella società, che non può essere ignorata, che troppe persone in Russia vivono in povertà e che i prezzi sono aumentati, mentre “l’oligarchia si è accaparrata un trilione e mezzo di rubli in soli sei mesi. E non sono riusciti a trovare i soldi per sostenere gli agricoltori, per comprare da loro il grano a un prezzo ragionevole. Né sono riusciti a mantenere famiglie numerose”.
Zjuganov ha spiegato come tale situazione richieda “una politica orientata al sociale”, che attualmente non esiste.
Fra le altre cose, il leader comunista russo ha affermato: “Mi dicono che Russia Unita ha vinto. In una guerra, nessun partito può vincere. Possono vincere solo il popolo, una nuova rotta e un politico molto efficace e coraggioso”. Ed ha aggiunto che “Dobbiamo unire tutti e lavorare per la vittoria”.
Al momento, ad ogni modo, la sinistra russa rimane piuttosto divisa e, anche se nel cosiddetto Occidente in pochissimi vorrebbero ammetterlo, anche in Russia la fanno da padroni – a livello parlamentare – partiti di orientamento liberal capitalista, centrista e di centrodestra, come in gran parte dei Paesi dell’UE e oltre Oceano.
Partiti che stanno sistematicamente distruggendo lo Stato sociale e facendo inesorabilmente aumentare le diseguaglianze sociali in seno alla popolazione.
Luca Bagatin
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