Roberto Roggero – Per ammissione stessa del capo del Mossad, David Barnea, pare che la morte dell’agente dell’intelligence israeliana, avvenuta alla fine del maggio 2023 nei presi del Lago Maggiore, abbia a che fare con una complicata operazione che sarebbe stata fondamentale per la preparazione dell’aggressione israelo-americana alla Repubblica Islamica. Il riferimento è all’operazione codificata come “Roaring Lion”, e il misterioso agente del Mossad era detto in codice “Mem”, coordinatore in Italia di queste segrete vergogne.
Il 28 maggio 2023, quindi con Giorgia Meloni già presidente del Consiglio, un’imbarcazione identificata con nome “Gooduria”, incorse in un incidente, la versione ufficiale parlò di una tromba d’aria. Quattro le vittime, fra cui la cittadina russa Anna Bozhkova, 50enne moglie del comandante, Claudio Carminati, che fu l’unico superstite. Degli altri tre morti, due erano gli agenti dell’intelligence italiana (AISE) il 62enne Claudio Alonzi, e la 53enne Tiziana Barnobi (foto), il terzo il già citato “Mem”, agente del Mossad.
Che cosa stavano facendo?
Esistono ovviamente diverse versioni, ma non certo quella di una gita in barca o una battuta di pesca. Si parla di un incontro per scambio di informazioni per la pianificazione di azioni congiunte, di certo comunque un’operazione congiunta fra AISE e Mossad, pare contro il programma nucleare iraniano, che prevedeva sopralluoghi, appostamenti, pedinamenti, intercettazioni, sviluppo di azioni in base alle informazioni acquisite, e altro ancora. Ma su chi o cosa?
Secondo recenti verifiche, l’imbarcazione fu vittima del maltempo, una bomba d’acqua, un’ondata anomala che fece velocemente affondare la barca (un 16 metri in cattive condizioni e non a norma), le quattro vittime rimasero intrappolate. Dell’agente del Mossad si sa solo che aveva 54 anni perché l’identità è stata accuratamente tenuta segreta.
David Barnea ha dichiarato che “Mem” stava conducendo una missione di grande rilevanza per la sicurezza dello Stato di Israele, che avrebbe avuto notevole impatto nel quadro degli attacchi all’Iran. “Mem” è stato solo descritto come “persona dai modi raffinati, amante dell’umanità, di buon cuore, calmo e tranquillo, che sapeva stare in mezzo alla gente. Adulti e giovani, stranieri e israeliani lo circondavano sempre, e lui sapeva parlare con tutti nella loro lingua, in ogni senso della parola, con calma e rispetto. Era nel Mossad da almeno trent’anni. Lo skipper Claudio Carminati fu accusato di naufragio colposo e omicidio colposo patteggiò quattro anni di carcere.
Ulteriori informazioni parlano di almeno una ventina di persone a bordo del “Gooduria”, 10 agenti dell’AISE e altri 13 del Mossad, che sarebbero stati prelevati e fatti rientrare velocemente e segretamente in Israele, per evitare che fossero interrogati degli inquirenti della Procura di Busto Arsizio.
Che anche gli agenti italiani non fossero in vacanza ma in servizio era già stato implicitamente confermato nel 2024 quando, in occasione della Giornata della Memoria per ricordare i caduti dei servizi segreti, è stata aggiornata la targa che campeggia su una parete della sede del DIS (Dipartimento Informazioni e Sicurezza), a Palazzo Dante. Al fianco dei nomi di altri 007 deceduti in servizio ne sono stati aggiunti altri due, Alonzi e Barnobi. Il contenuto delle biografie, identico: “Perde la vita nelle acque del Lago Maggiore il 28 maggio 2023, nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con servizi collegati esteri”. Delicata attività di cui ora il capo del Mossad offre qualche elemento in più.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, non rilascia commenti, mentre il capo del Mossad, tre anni dopo la tragedia, conferma che era un incontro per pianificare azioni contro l’Iran.
Da Tel Aviv, dunque, arriva un’ulteriore conferma: quel giorno, tra la sponda piemontese e quella lombarda del Verbano, era in corso una un’operazione contro la proliferazione di armamenti, probabilmente tecnologia dual-use, ovvero materiali che possono avere usi civili ma anche militari.
Altro movimento bizzarro di date e luoghi sulla scacchiera: il 5 aprile 2023, poco più di un mese prima del naufragio, Carminati – descritto come figura non sconosciuta agli ambienti dell’intelligence italiana, che si sarebbe rivolta a lui conoscendolo bene e forse avendo già fruito della sua collaborazione in altre circostanze – insieme alla compagna varca l’androne di un palazzo nel centro di Alessandria.
Lo stesso stabile dove, al quinto piano, mercoledì scorso è stato trovato senza vita il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, il notaio Luciano Mariano. Il corpo in una pozza di sangue, la morte presumibilmente risalente alla sera precedente e ancora interrogativi sulle cause del decesso, tanto da indurre il procuratore capo della Repubblica, Cesare Parodi, a disporre l’autopsia, di cui non si conosce ancora l’esito. Al piano sottostante c’è lo studio notarile dove sono stati stipulati atti importanti, come quello della storica Borsalino, e altri rogiti che da tempo avevano fatto di Mariano uno dei professionisti più noti e stimati della città, e non solo. In quello studio arriva chi viene da lontano per costituire una società con appena 475 euro di capitale sociale: sono Carminati e la sua compagna russa.
La società – come scriverà il Corriere della Sera poco dopo il naufragio – è finalizzata all’“organizzazione di escursioni, attività ricettive e imbarcazioni”, come la “Gooduria”, imbarcazione olandese costruita nel 1982 e riadattata, che avrebbe potuto ospitare non più di 15 passeggeri e che, invece, quel giorno ne aveva a bordo otto in più.
Tra le molte domande senza risposta che all’epoca vorticarono attorno al naufragio della “nave delle spie” ce n’era anche un’altra, più defilata ma non priva di fondamento: perché, dalla zona di Sesto Calende, la coppia aveva scelto il prestigioso studio notarile alessandrino – noto per il rigore sabaudo in ogni circostanza – per costituire una società con poche centinaia di euro di capitale?
Circostanza fortuita o qualcuno aveva consigliato il piccolo armatore lacustre, forte di conoscenze tra gli uomini dell’intelligence, in questi giorni scossa dalla vicenda giudiziaria che, tra l’altro, vede indagato l’ex dirigente dell’AISI (Agenzia Informazioni Sicurezza Interna) Giuseppe Del Deo? Andato in pensione lo scorso anno a soli 51 anni, Del Deo era stato in predicato per la direzione dell’agenzia dove – secondo più di un’indiscrezione – lo avrebbe voluto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che lo stima molto.
Stima non certo inferiore a quella che – unita a una solida amicizia – Crosetto riserva a Fabrizio Palenzona, ovvero colui che potrebbe andare a guidare la cassaforte alessandrina dopo la scomparsa di Mariano, uno dei suoi fedelissimi di lunga data. Qui gli incroci attengono al mondo della politica e della finanza, allontanandosi da quelli tra cronaca, vicende di 007 e scenari internazionali. Il resto? Coincidenze e qualche stranezza, nulla di più. Come quel palazzo dove è morto, ancora non si sa con certezza come, lo stimato professionista al cui studio si era rivolto il proprietario della barca delle spie.
