Roberto Roggero – I media mainstream naturalmente non ne parlano, eppure Cuba offre, fra le altre cose, medici e operatori sanitari fra i più competenti e richiesti nel mondo, e la dimostrazione si è avuta durante la pandemia di Covid-19, anche e soprattutto in Italia.
Una vera e propria eccellenza, per altro oggetto di studio per trovare la spiegazione, le cui origini si trovano nel periodo immediatamente successivo alla vittoria del movimento guidato da Fudel Castro ed Ernesto “Che” Guevara castrista sul regime di Fulgencio Batista, nel 1959. Da quel momento, ha avuto inizio un processo di trasformazione del sistema sanitario a Cuba, fino a renderlo gratuito per la popolazione, ma soprattutto realizzando un modello basato su prevenzione e presenza capillare di operatori sul territorio, approccio che, secondo dati della Organizzazione Mondiale della Sanità, ha permesso all’isola di raggiungere risultati paragonabili a quelli di molte nazioni sviluppate, oltretutto con risorse economiche decisamente limitate.
La base della professionalità dei medici cubani è la formazione, che non è considerata elitaria e riservata ai ricchi, ma accessibile a chiunque, dal momento che è il governo a farsi carico del mantenimento agli studi, in seguito a una oculata selezione dei candidati, per motivazione, volontà, predisposizione e disponibilità a svolgere il lavoro anche in condizioni sotto pressione o contesto particolarmente difficile.
Particolarmente prestigiosa è la Escuela Latinoamericana de Medicina, che accoglie migliaia di studenti non solo di Cuba, ma da tutto il mondo, che poi tornano nel proprio Paese oppure scelgono di rimanere a Cuba o scelgono teatri di crisi particolari, dove svolgono con zelo e professionalità la gestione delle emergenze.
Punto d’onore è il modello territoriale, cioè il fatto che ogni medico a Cuba segue un determinato numero di pazienti e non oltre, vivendo fra loro, quindi direttamente a contatto con i casi che tratta, che la Organizzazione Panamericana della Sanità ha definito uno dei più avanzati sistemi di prevenzione, monitoraggio e controllo, alleviando il superlavoro e l’affollamento di centri sanitarie ospedali.
La preparazione dei medici cubani è poi diretta in modo particolare sulla eventualità di svolgere il lavoro in situazioni di emergenza, viste anche le attuali condizioni della stessa Cuba, e in teatri di crisi sanitaria come le epidemie di Ebola in Africa, territori colpiti da disastri naturali, o la stessa recente pandemia di Covid, grazie al coordinamento di organizzazioni come la Henry Reeve International Medical Brigade.
Formazione teorica e soprattutto pratica, disciplina professionale, approccio che privilegia il rapporto medico-paziente, adattabilità a situazioni particolari, e altre qualità di indubbie capacità, rendono i professionisti cubani fra i pochi capaci di operare in condizioni dove le risorse a disposizione sono limitate. La richiesta di medici cubani quindi è diventata anche una fonte di entrata economica per il Paese, nonché strumento di diplomazia internazionale, come riconosciuto anche da strutture come Human Rights Watch.
Ciò che rende i medici cubani così richiesti non è solo la preparazione tecnica, ma un insieme di formazione accessibile, esperienza sul campo e capacità di lavorare dove altri non riescono. Un modello che continua a dividere l’opinione internazionale ma che, nei fatti, ha costruito una delle reti sanitarie più efficienti al mondo.
