Lunedì 9 marzo 2026, l’Hotel Mediterraneo di Roma ha ospitato una giornata di alto profilo culturale e religioso, dedicata alla scoperta della spiritualità e delle arti creative dell’Iran. In una coincidenza significativa, due eventi distinti ma complementari hanno trasformato la sede di Via Cavour in un crocevia di dialogo internazionale.
La giornata è iniziata con l’inaugurazione della mostra “Arte e Dialogo a Roma“, un’esposizione dedicata alla celebrazione dell’alto artigianato e delle arti creative dell’Iran. L’evento, promosso dal Gruppo Bettoja Hotels con il patrocinio della Camera di Commercio e Industria Italo-Iraniana, ha offerto ai visitatori e alle delegazioni presenti l’opportunità di scoprire la maestria millenaria persiana declinata in chiave moderna. L’esposizione, allestita nella Sala Mappa, ha messo in luce il valore dello scambio culturale e della cooperazione, mostrando come l’eredità artistica iraniana possa fungere da linguaggio comune tra i due Paesi.

Il valore della mostra risiede nell’aver portato a Roma non semplici oggetti, ma frammenti di una civiltà che ha saputo elevare il lavoro manuale a forma d’arte sacra. Le categorie presentate rappresentano il vertice di una produzione che gode di tutele internazionali e di una storia ininterrotta.
Il Ghalamzani è forse l’arte che più ha impressionato i visitatori per la sua complessità. Non si tratta di una semplice incisione, ma di una tecnica millenaria di sbalzo e cesello eseguita a mano con martelli e piccoli scalpelli d’acciaio. Il maestro artigiano lavora su superfici di rame, argento o oro precedentemente ricoperte di catrame per attutire i colpi e prevenire la rottura del metallo. Ogni segno, ogni micro-scultura che emerge dalla superficie, racconta poemi epici, motivi floreali o scene mitologiche (come l’albero della vita). La precisione richiesta è tale che un solo colpo errato può compromettere mesi di lavoro.
L’eccellenza iraniana nel settore delle pietre preziose ha radici geologiche profonde. In mostra, il focus si è spostato sui celebri turchesi di Mashhad (in particolare della zona di Neyshabur), considerati i più pregiati al mondo per la loro durezza e la purezza del color azzurro cielo. Accanto a questi, l’oreficeria del distretto di Teheran ha mostrato come la tradizione del design “nomade” si sia fusa con l’estetica moderna, creando gioielli che sono veri e propri talismani culturali, dove l’oro non è solo ricchezza, ma luce simbolica.
Le scuole di Lalejin (la “capitale mondiale della ceramica” secondo il World Crafts Council) e Natanz rappresentano due diverse anime della terra cotta persiana. Se Lalejin è famosa per le sue invetriature vivaci e le forme che richiamano la natura, Natanz è celebre per la tecnica del “corpo bianco” e l’uso di ossidi metallici per ottenere decorazioni intricate. Queste opere non sono solo oggetti d’uso, ma custodi di una sapienza alchemica che permette ai colori di restare brillanti per secoli sotto il sole del deserto.
Il tappeto persiano, ambasciatore indiscusso dell’identità nazionale, ha mostrato in questa sede la sua capacità di sfidare il futuro. Accanto ai capolavori annodati a mano, frutto di anni di lavoro su telai verticali, la mostra ha sorpreso i visitatori presentando tappeti nati dall’integrazione tra l’Intelligenza Artificiale e la tessitura meccanica d’avanguardia.
Si tratta di una sfida tecnologica di altissimo livello: i disegni, elaborati tramite algoritmi di AI che riproducono fedelmente le complessità dei motivi classici e moderni, vengono realizzati con macchinari di precisione che restituiscono una qualità estetica e una morbidezza tali da rendere queste opere difficilmente distinguibili, a un occhio non esperto, dai modelli tradizionali.
Il dato più rivoluzionario riguarda però la sostenibilità economica: questa innovazione permette un abbattimento dei costi straordinario, fino a quaranta volte inferiore rispetto al manufatto artigianale. Un tappeto che per fattura manuale richiederebbe un investimento di circa ventimila euro, può oggi essere proposto a un pubblico più vasto con cifre che si aggirano tra i 450 e i 500 euro. Questa “democratizzazione della bellezza” non sostituisce l’arte del nodo, ma le affianca una nuova scala industriale che permette di portare l’estetica raffinata della Persia in ogni casa, abbattendo le barriere del lusso senza tradire lo spirito del design originale.
In esposizione anche i prodotti iraniani come datteri ricoperti di cioccolato, al caffè alla fragola, ecc. e le tisane aromatiche, nonché dei giochi per le scuole in grado di fa comprendere materie come la robotica, l’elettronica e le tecnologie più complesse in maniera semplice.
L’apertura dei lavori della mattina è stata caratterizzata da una serie di interventi che hanno saputo coniugare l’aspetto istituzionale, quello economico e una profonda riflessione sulla deontologia professionale in tempi di conflitto. L’incontro è stato aperto da Mohsen Yazdani, in rappresentanza dell’Istituto Culturale dell’Iran, che ha dato il benvenuto ai presenti sottolineando come l’esposizione non sia solo una mostra commerciale, ma un gesto di amicizia e un invito alla scoperta della bellezza millenaria persiana. Yazdani ha evidenziato come l’arte sia il linguaggio più efficace per superare le barriere e favorire la comprensione reciproca tra i popoli.
Successivamente, Pier Luigi D’Agata, Segretario Generale della Camera di Commercio Iran & Paesi E.C.O., ha offerto una lettura della cooperazione economica che va ben oltre il semplice profitto. D’Agata ha insistito sul concetto che gli scambi economici sono la linfa vitale della comprensione reciproca. Egli ha confutato con decisione l’idea che l’interesse economico sia “sporco denaro”, definendolo invece come il motore di una stagione di dialogo che permette di culminare nel rispetto delle differenze tra sistemi diversi. Il suo discorso ha sottolineato come l’interscambio tra Italia e Iran sia storicamente basato su una stima profonda e su una complementarietà industriale che, se lasciata libera di agire, potrebbe fungere da stabilizzatore per l’intera regione mediorientale. Per D’Agata, riattivare pienamente questi canali è un passo fondamentale per passare da una fase di “sospetto” a una di cooperazione strategica.
Gabriella Degano, in qualità di Head of International Office di Confartigianato Imprese, ha portato al tavolo l’esperienza del sistema produttivo italiano, storicamente fondato sulle piccole e medie imprese. Il suo intervento ha evidenziato una straordinaria affinità elettiva tra le imprese artigiane italiane e i maestri artigiani iraniani. La Degano ha posto l’accento sulle potenzialità di collaborazione in settori ad alto valore aggiunto, dove la maestria tecnica iraniana può incontrare il design e l’innovazione tecnologica italiana. Per Confartigianato, sostenere queste iniziative significa proteggere l’autenticità del “saper fare” contro l’omologazione del mercato globale. Ella ha auspicato la creazione di percorsi formativi e commerciali congiunti, definendo la collaborazione tra le due filiere artigianali come un modello di cooperazione internazionale virtuosa, capace di resistere alle pressioni geopolitiche proprio perché fondata sul valore del lavoro e della creatività umana.
In un momento particolarmente intenso, è intervenuta la giornalista Antonella Borsatti, già direttrice dell’agenzia ANSA a Teheran. Il suo intervento, nato da una sollecitazione estemporanea, è diventato una difesa appassionata della libertà di stampa e di una narrazione onesta della realtà iraniana:
«La libertà di stampa è garantita dalla Costituzione, ma soprattutto è garantita dalla pace. Dove non c’è pace, non c’è libertà di stampa. La guerra di oggi contro l’Iran, e prima contro altre nazioni del Medio Oriente, nega le libertà fondamentali degli individui. Raccontare le notizie ovunque esse siano è un dovere professionale che non deve subire censure preventive.»
Borsatti ha ricordato con rammarico l’entusiasmo seguito agli Accordi del 2015, una possibilità di apertura mai pienamente realizzata. Ha denunciato con forza l’impatto devastante delle sanzioni sulla popolazione civile, citando la carenza di farmaci per malati oncologici e le sofferenze delle bambine, prime vittime della guerra. La sua analisi ha chiarito che la società civile iraniana non chiede il conflitto, ma il diritto a uno sviluppo autonomo e pacifico.
L’evento non è stata una semplice esposizione statica, ma una piattaforma di scambio concreto. La presenza fisica dei maestri artigiani e dei produttori ha permesso di assistere a vere e proprie dimostrazioni pratiche delle tecniche millenarie, offrendo ai visitatori l’emozione di vedere l’opera nascere sotto i propri occhi. Allo stesso tempo, la giornata ha rappresentato un’importante occasione di incontro professionale diretto per chi lavora nei settori del turismo, dell’arte e della cultura: imprenditori e operatori italiani hanno potuto dialogare senza intermediari con le eccellenze iraniane, gettando le basi per nuove collaborazioni commerciali e scambi culturali. Mentre il mondo parla di conflitti, l’evento all’Hotel Mediterraneo ha agito come uno spazio di “soft power”, utilizzando la cultura e l’artigianato per mantenere aperti canali di dialogo che la politica formale spesso fatica a gestire.
In prima fila, a testimoniare il valore del dialogo tra i popoli, sedevano le massime autorità diplomatiche: S.E. Mohammad Reza Sabouri, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia; S.E. Yerbolat Sembayev, Ambasciatore della Repubblica del Kazakhstan nella Repubblica Italiana; Denis Michele Woronzoff, Capo Missione e Incaricato d’Affari ad interim dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan in Italia.
Ad arricchire il parterre erano presenti Elena Sotnikova e Letterio Giovanni Vinci dell’Osservatorio OSPI (Osservatorio di Storia e Politiche Interculturali), intervenuti per sottolineare l’importanza della cooperazione culturale e strategica tra Europa ed Eurasia.
Il Convivio della Misericordia: La Lezione del Professor Bartolomeo Pirone
Nel pomeriggio, l’atmosfera si è fatta più raccolta per accogliere una riflessione profonda introdotta dal versetto sacro:
«Il mese di Ramadan è quello in cui è stato rivelato il Corano, come guida per gli uomini e prove chiare di direzione e di discernimento…» (Corano, II:185)
L’evento, organizzato dall’Associazione Culturale Diotima in collaborazione con l’Istituto Culturale della R.I. dell’Iran, ha celebrato l’arrivo del Sacro Mese di Ramadan e Il Convivio della Misericordia, un incontro tra Fede, Arte e Cultura. L’occasione è stata resa ancora più fausta dalla ricorrenza del 1500° anniversario della nascita del Profeta dell’Islam.
Dopo l’apertura della Mostra Artistica, un percorso tra opere d’arte che celebrano l’estetica e la spiritualità islamica, offrendo uno sguardo sulla ricchezza del patrimonio artistico e del folklore, l’incontro è stato introdotto da Mohsen Yazdani, in rappresentanza dell’Istituto Culturale dell’Iran.
Il Direttore, Dottor Seyad Majid Emami, ha portato poi i suoi saluti spiegando l’importanza di questo momento di riflessione profonda sul concetto di Misericordia, come il “linguaggio che precede le frontiere”.
«Siamo lieti di presentarvi l’Iftar. Come sapete, ci troviamo nel sacro mese di Ramadan; al tramonto il digiuno si interrompe e abbiamo preparato un piccolo ricevimento per condividere questo momento. L’Iftar è per noi il simbolo dell’amicizia e dello stare insieme. Anche il Profeta ci insegna che l’amicizia e la pace sono la radice di tutto: crediamo fermamente che questo sia il sentiero giusto da seguire. Grazie a tutti.»
Yazdani ha poi spiegato che l’evento gode del patrocinio e del sostegno dell’Associazione Culturale Diotima. H poi invitato a parlare la Presidente, la Dottoressa Valeria Agnettino.
«Grazie mille, ringrazio tutti voi. È veramente un onore prendere parte a uno scambio interculturale con una civiltà così antica e millenaria, dalla quale anche la nostra cultura occidentale greco-latina trae le proprie radici.
Desidero ringraziare concretamente il signor Emami per l’invito, l’impeccabile organizzazione e la disponibilità, unitamente alla signora Silva Soleri, che ha operato con dedizione come mediatrice interculturale.
Siamo immersi in questa bellissima mostra di oggetti che ci ricordano una civiltà raffinata e splendida. Il campo dell’arte è un linguaggio universale che ci unisce ed è per questo che ci rende felici essere qui presenti. Come associazione culturale, abbiamo colto questa possibilità di scambio come un’occasione preziosa di confronto e di crescita, che porta beneficio a tutti noi.»
Poi, l’atmosfera dell’Hotel Mediterraneo è mutata, facendosi più raccolta per accogliere una riflessione profonda sul concetto di Misericordia, un termine che il Professor Bartolomeo Pirone ha definito come il “linguaggio che precede le frontiere”. Rivolgendosi agli artisti presenti, il Professore ha sottolineato come sensibilità e formazioni diverse abbiano accettato di confrontarsi su un’unica parola che, nella sua radice ebraica (Rechem o Eser), richiama le viscere, la profondità del nostro essere.

Il Professor Pirone ha spiegato che, sia nel Cristianesimo che nell’Islam, la Misericordia rappresenta il superamento di una relazione puramente “commerciale” con il divino, quella logica del do ut des (do affinché tu mi dia). La Misericordia è qualcosa che si colloca al di sopra della giustizia e della perfezione: è la capacità straordinaria dell’arte e della fede di arrivare dove la lingua si ferma. In un mondo segnato dalle macerie, Pirone ha ricordato che le crisi possono generare trasformazione solo se qualcuno si ostina a tenere viva la fiamma della cultura e del dialogo.
Un passaggio particolarmente toccante è stato dedicato alla figura di Maria. Insegnando alla Pontificia Accademia Mariana Internazionale, il Professore ha ricordato che Maria non appartiene solo ai cristiani: la sua maternità è universale nel Corano, poiché ella incarna il dolore e la speranza che accomunano ogni essere umano.
Entrando nel vivo della dottrina islamica, Pirone ha analizzato il termine Rahman, derivante dalla radice R-H-M. Ha chiarito che l’Islam ruota essenzialmente intorno all’asse della misericordia divina: non a caso, 113 sure del Corano su 114 iniziano con la formula Bismillahirrahmanirrahim (“Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Misericorde“).
Il Professore ha spiegato la sottile ma fondamentale differenza tra i due attributi: Al-Rahman, è la misericordia che Dio ha per tutti gli esseri che vengono alla luce in questo mondo, indistintamente. È un nome esclusivo di Dio: nessun uomo può ambire a essere chiamato Rahman; mentre Al-Rahim, è la misericordia che Dio usa in modo particolare verso i credenti e quella che eserciterà nel Giorno del Giudizio. A differenza del primo, un essere umano può essere descritto come rahim (misericordioso) verso un suo simile.
Questi nomi, ha spiegato Pirone citando il grande teologo Al-Ghazali, sono come un “sipario” che Dio apre sul proprio cuore affinché l’uomo possa parteciparvi. Dio è descritto come un “incommensurabile fiume” che attraversa e benedice l’intera storia dell’umanità.
Il Professore ha concluso citando diversi Hadith (detti del Profeta) e invocazioni di Muhammad, nelle quali la Misericordia non è mai assente. Il Profeta chiedeva a Dio una misericordia capace di “ricomporre lo scompiglio interiore“, mondare il presente e illuminare il cammino. La Misericordia, dunque, non è un concetto astratto, ma una forza concreta che guida il cuore, tiene lontani gli istinti e rende sincere le azioni umane.
Questa lezione ha offerto la chiave di lettura per l’intera giornata: l’arte esposta nella mattina e la fede discussa nel pomeriggio non sono che due facce della stessa medaglia, volte a “sentire la voce dei popoli” oltre i decreti dei politici, per ostinarsi, come suggerito dal Professore, a tenere viva la fiamma dell’incontro tra le macerie del presente.
Dopo la relazione, il Professor Luigi ha offerto una testimonianza personale sul legame tra Italia e Iran. Ricordando i tempi del liceo classico al “Pilo Albertelli” (situato a pochi metri dall’Hotel Mediterraneo), ha descritto come la sua visione della Persia sia evoluta da “nemico storico” dei Greci a culla di una bellezza straordinaria, scoperta durante un viaggio nel 1999.
Il Professore ha sottolineato come l’architettura antica persiana (di 3-4 mila anni fa) abbia anticipato concetti fondamentali come le nicchie e le cupole, simboli di un’armonia che integra le parti in un tutto. Richiamando i termini semitici Shalom e Salam, ha definito la pace non solo come assenza di conflitto, ma come “integrazione armoniosa”, paragonabile al funzionamento perfetto del corpo umano.
Sulla Misericordia, ha offerto una riflessione linguistica potente: il termine ebraico Rahamim è strettamente legato a Rechem (utero).
«La Misericordia ha a che fare con il miracolo della vita e della gravidanza. Intervenire con misericordia significa riparare, ricucire e ricreare armonia, proprio come una madre che sceglie di far andare avanti la vita nonostante le difficoltà.»
Un momento di grande commozione ha segnato la fine della conferenza, quando è stato celebrato il lavoro instancabile del Professor Pirone. Con oltre sessant’anni di studi dedicati a far conoscere la realtà dell’Islam all’Occidente, lontano dai pregiudizi dei mass media, il Professore è stato descritto come un ponte vivente tra le culture.
In questa occasione, è stato consegnato al Professore un messaggio ufficiale di ringraziamento da parte del Ministero della Cultura iraniano, accompagnato da un dono simbolico per la sua “parabola esistenziale” dedicata al dialogo.
Il Professor Pirone, con profonda umiltà, ha risposto citando un celebre hadith del Profeta Muhammad:
«Otru bil’ilma min al-mahd illal-lahd» (Cerca la conoscenza dalla culla alla tomba)
«Tutto quello che ho fatto è una grazia che ho ricevuto,» ha dichiarato Pirone. «Oggi cerco solo di restituire ciò che mi è stato donato da chi mi ha insegnato a stare con la schiena ricurva sui libri per imparare.»
A chiusura del pomeriggio, prima di lasciare spazio alla musica, la giovane Ala (nome che significa Dono dal cielo) Emami, in abito tradizionale, ha recitato una breve poesia e introdotto il momento conviviale. Ha ricordato l’insegnamento del Profeta: il valore della generosità non sta nella grandezza del dono, ma nel cuore di chi lo offre, fosse anche solo un dattero o un sorso d’acqua.
Le Musiche delle Terre d’Oriente: Un Finale di Fratellanza

Al termine della lezione magistrale, il dialogo si è spostato dalla teoria alla pratica del convivio e, come sottolineato dal Professor Pirone, la misericordia si manifesta anche nel riconoscimento dell’altro attraverso il pasto comune. In un clima di grande serenità, gli ospiti si sono riuniti per l’Iftar, il rito della rottura del digiuno che, proprio in questo mese sacro di Ramadan, assume un significato di purificazione e rinnovamento.
Questo momento non è stato solo un ristoro, ma una prosecuzione ideale del dibattito della mattina: se l’artigianato e l’economia avevano gettato i ponti del “saper fare”, l’Iftar — riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità — ha celebrato il “saper vivere insieme”. Condividere il cibo tradizionale, in un’atmosfera di “misericordia orizzontale” tra i presenti, ha dimostrato che le differenze religiose e culturali possono armonizzarsi in un obiettivo comune: la pace.
A suggellare questa unione sono state le “Musiche delle Terre d’Oriente”. Le melodie millenarie, eseguite dal vivo, hanno fatto da colonna sonora al finale della serata, riempiendo la sala di sonorità che sembravano dare voce agli oggetti d’arte esposti nella Sala Mappa. Le note hanno agito come un’ultima, potente traduzione universale, arrivando — come aveva predetto il Professore — proprio “dove la lingua si ferma”.














































