Roberto Roggero – Con l’annuncio ufficiale della morte della Guisa Suprema, Ali Khamenei, leader della Repubblica Islamica da oltre trent’anni, pare che il “biondo” Donald abbia messo una ipoteca su uno degli obiettivi delle operazioni, cioè il ribaltamento del governo iraniano, ma è cosa tutta da vedere. Nel frattempo, il presidente americano ha annunciato che le missioni d’attacco potrebbero durare diversi mesi, e ha anche annunciato che da Teheran sarebbe stato chiesto di riprendere i negoziati, notizia poi decisamente smentita dal ministero degli Esteri iraniano, sebbene il “biondo” prepotente abbia confermato che avrebbe riflettuto se concedere o meno la propria disponibilità ai colloqui.
Il “biondo” Donald ha poi assicurato di non avere timore sull’impatto che l’azione militare avrà sul prezzo del petrolio: “Faccio solo ciò che è giusto e alla fine funziona”.
Oggi il prezzo del Brent, per le quotazioni del petrolio, è volato negli scambi over the counter, al di fuori del mercato regolamentato. Dopo l’attacco e l’escalation in tutto il Golfo Persico, il greggio ha registrato un’impennata del 10% salendo a 80 dollari al barile, mentre gli analisti già pronosticano un avvicinamento ai 100 dollari.
Per l’Unione Europea, è l’alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, a esprimere la posizione: “Gli eventi che si stanno verificando in Iran non devono portare a un’escalation che potrebbe minacciare il Medio Oriente, l’Europa e oltre, con conseguenze imprevedibili, anche in ambito economico. È necessario evitare l’interruzione di vie navigabili fondamentali, come lo Stretto di Hormuz. L’Ue ribadisce la sua solidarietà al popolo iraniano e sostiene con forza le sue aspirazioni fondamentali a un futuro in cui i diritti umani universali e le libertà fondamentali siano pienamente rispettati”.
I timori di una espansione della guerra sono ben presenti, e i governi di Francia, Gran Bretagna e Germania annunciano che prenderanno adeguate misure per difendere i propri interessi nella regione, eventualmente anche consentendo azioni difensive necessarie e proporzionate per distruggere alla fonte la capacità dell’Iran a lanciare missili e droni”.
La televisione di Stato iraniana ha confermato nelle prime ore di oggi, domenica 1° marzo, la morte della Guida suprema Ali Khamenei, 86 anni, e ha annunciato 40 giorni di lutto e sette giorni festivi: “Con il martirio della Guida Suprema, la sua strada e la sua missione non andranno perdute né dimenticate”. L’agenzia Fars ha confermato anche la morte della figlia, del genero e della nipote di Khamenei negli attacchi di sabato sulla capitale. Secondo quanto riferito, fra le vittime ci sarebbe anche una delle nuore. Migliaia di persone vestite di nero si sono radunate in piazza Enghelab a Teheran, scandendo slogan contro Stati Uniti e Israele e sventolando bandiere iraniane con le foto della Guida Suprema.
La Guardia della Rivoluzione Islamica ha risposto con toni durissimi. In una dichiarazione ufficiale, ha avvertito che la mano della vendetta dell’Iran non risparmierà gli assassini di Khamenei, che riceveranno una punizione severa, decisiva e dolorosa”.
L’apparato militare iraniano ha continuato a funzionare nonostante i bombardamenti, lanciando missili balistici contro Israele e colpendo obiettivi nel Golfo.
L’Iran si era comunque preparato agli attacchi americani e israeliani, con una catena di comando che prevede almeno quattro sostituti per ogni carica militare, scorte distribuite a livello nazionale e regionale, e maggiore autonomia concessa ai comandi locali, in particolare quelli missilistici. in caso di interruzione delle comunicazioni, ma la questione più importante è ora quella della successione alla carica di Guida Suprema.
Nel frattempo, il “biondo” Donald ha definito gli attacchi congiunti di USA-Israele un grande giorno per l’Iran e per il mondo, e ha sostenuto che una soluzione diplomatica tra Teheran, Israele e Washington è ora facilmente» possibile. Alla domanda su chi vorrebbe vedere alla guida dell’Iran, ha risposto: “Ci sono alcuni buoni candidati”, senza fornire dettagli.
Secondo le informazioni diffuse da CBS News, circa 40 funzionari iraniani sarebbero stati uccisi negli attacchi di sabato. Trump ha ammesso che la rappresaglia iraniana è stata inferiore alle attese: “Pensavamo che sarebbero stati il doppio”.
Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto nel 1979, ha ringraziato Trump in un post su X affermando che l’ora della liberazione è vicina. Ha aggiunto che il coraggioso popolo iraniano ha pagato un prezzo molto alto per la libertà e ha dichiarato di aver elaborato un piano per una transizione ordinata e trasparente verso un Iran democratico.
La successione di Khamenei è ancora tutta da definire. La Guida Suprema lascia sei figli: il secondo, Mujtaba, oggi a capo della milizia Basij, sarebbe il successore designato. La procedura prevede che il candidato venga selezionato dall’Assemblea degli Esperti, a sua volta controllata dal Consiglio dei Guardiani. Fra i nomi dal mondo religioso circolano quelli degli ayatollah Alireza Arafi, Mohsen Araki, Hussein Ejei e Hashem Bushehri, oltre all’Hojatoleslam Mohsen Qomi, considerato un garante di stabilità. Ma il clero è solo una parte dell’equazione.
Fra i profili più politici spiccano Ali Larijani, attuale numero uno del Consiglio di Sicurezza Nazionale e uomo dei contatti internazionali, e Mohammed Ghalibaf, ex capo della polizia e presidente del Parlamento, che aveva lavorato a lungo con il generale Qassem Soleimani, ucciso da un drone americano a Baghdad, per ordine di Trump nel gennaio 2020.
Non si esclude neppure una dirigenza collettiva o una guida suggerita dalla Guardai della Rivoluzione. In uno dei suoi ultimi report, la CIA non ha escluso che da questa fase possa emergere una figura ancora più radicale.
Dopo aver sentito i leader mediorientali, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides, in qualità di Presidenza di turno dell’Unione europea, la premier Giorgia Meloni ha relazionato il capo dello Stato Sergio Mattarella, aggiornandolo compiutamente sugli sviluppi della situazione e sui contatti intercorsi. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi, che aggiunge: “Anche nel corso della giornata odierna sono proseguiti i contatti del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con i leader della regione mediorientale, a partire dalle conversazioni telefoniche intercorse con il Re di Giordania e il Sultano dell’Oman, che si aggiungono ai numerosi contatti già avuti nella giornata di ieri con le restanti autorità delle nazioni del Golfo”.
