Il Sovrano presiede una riunione strategica al Palazzo Reale: integrità territoriale, sicurezza nazionale, continuità dello sviluppo delle province del Sud e cooperazione con le Nazioni Unite al centro della nuova fase diplomatica.
a cura di Chiara Cavalieri & Belkassem Yassine
RABAT – Il Re Mohammed VI ha presieduto il 4 novembre 2026, presso il Palazzo Reale di Rabat, una seduta di lavoro di particolare rilevanza politica e istituzionale, dedicata alla fase successiva alla mancata proroga del mandato della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).
L’incontro rappresenta un passaggio significativo nella strategia del Regno del Marocco, chiamato a gestire una nuova fase del dossier del Sahara Marocchino dopo trentacinque anni di presenza della missione delle Nazioni Unite.
La riunione si inserisce nel quadro delle direttive già formulate dal Gabinetto Reale il 30 ottobre, in seguito alla mancata approvazione, da parte del Consiglio di Sicurezza, delle proposte di rinnovo del mandato della MINURSO.
Il Sovrano ha riaffermato la centralità della sovranità nazionale, della sicurezza delle popolazioni e della prosecuzione degli investimenti nelle province meridionali, ribadendo contemporaneamente la volontà del Marocco di rispettare i propri impegni internazionali e di collaborare con le Nazioni Unite.
𝗟𝗔 𝗙𝗜𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔𝗧𝗢 𝗠𝗜𝗡𝗨𝗥𝗦𝗢: 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗩𝗢𝗟𝗧𝗔 𝗗𝗢𝗣𝗢 𝟯𝟱 𝗔𝗡𝗡𝗜
La MINURSO era stata istituita nel 1991 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite attraverso la risoluzione 690, con l’obiettivo originario di contribuire all’attuazione di un piano di pace tra il Marocco e il Fronte Polisario, comprendente la sorveglianza del cessate il fuoco e la preparazione di un referendum sul futuro del territorio.

Nel corso dei decenni, tuttavia, il processo politico ha incontrato ostacoli persistenti, soprattutto per le divergenze sulle modalità di esercizio dell’autodeterminazione e sullo status definitivo del Sahara Occidentale.
Il 30 ottobre 2026 il Consiglio di Sicurezza non è riuscito a rinnovare il mandato della missione.
La proposta presentata dagli Stati Uniti, che prevedeva la proroga fino al 31 ottobre 2027 e una riorganizzazione della missione, ha ottenuto undici voti favorevoli, ma è stata bloccata dal veto della Federazione Russa. La successiva proposta russa non ha raggiunto il numero necessario di voti favorevoli.
Il mancato rinnovo ha determinato la scadenza del mandato il 31 ottobre 2026, aprendo la fase delle procedure di chiusura e ritiro della missione.
Per Rabat, questo sviluppo segna il superamento di una struttura internazionale concepita in un contesto politico e diplomatico profondamente diverso da quello attuale.
Occorre tuttavia distinguere la conclusione del mandato operativo della MINURSO dalla soluzione definitiva della controversia territoriale, che rimane una questione di diritto internazionale e di confronto diplomatico.
𝗟𝗘 𝗧𝗥𝗘 𝗣𝗥𝗜𝗢𝗥𝗜𝗧𝗔 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗧𝗘𝗚𝗜𝗖𝗛𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗥𝗘 𝗠𝗢𝗛𝗔𝗠𝗠𝗘𝗗 𝗩𝗜
Durante la seduta di lavoro, Mohammed VI ha richiamato tre priorità fondamentali, già contenute nel comunicato del Gabinetto Reale del 30 ottobre.
La prima riguarda il rigoroso rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale del Regno del Marocco.
La seconda concerne la preservazione della sicurezza nazionale, elemento centrale in un’area caratterizzata da delicati equilibri regionali, dalla prossimità con il Sahel e dalla persistenza di tensioni politiche e militari.
La terza priorità è rappresentata dalla tutela della sicurezza, della tranquillità e degli interessi dei cittadini, con particolare attenzione alle popolazioni delle province del Sud.
Il Sovrano ha impartito precise istruzioni affinché tali orientamenti siano attuati con fermezza e vigilanza dalle istituzioni competenti, ciascuna nell’ambito delle proprie responsabilità.
Queste direttive intendono garantire continuità all’azione dello Stato, consolidare il consenso nazionale e impedire che la conclusione della presenza della MINURSO produca incertezze nella gestione amministrativa, economica e della sicurezza del territorio.
𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗜𝗡𝗨𝗜𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗘𝗦𝗦𝗔𝗧𝗘 𝗜𝗟 𝗙𝗨𝗢𝗖𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘
Uno degli aspetti più significativi del messaggio reale riguarda la volontà del Marocco di mantenere il proprio impegno a favore del cessate il fuoco, indipendentemente dalla conclusione del mandato della missione internazionale.
Il Gabinetto Reale ha sottolineato che tale orientamento deriva da una scelta politica autonoma del Regno, fondata sulla volontà di preservare la stabilità e di evitare un aggravamento delle tensioni.
Nel comunicato, Rabat esprime inoltre una valutazione critica sull’efficacia della MINURSO, sostenendo che la missione non sia stata in grado, in diverse circostanze, di assicurare un controllo adeguato delle violazioni del cessate il fuoco e delle relative conseguenze.
Si tratta di una posizione ufficiale marocchina che riflette il giudizio maturato dalle autorità del Regno sull’operato della missione.
La conclusione del mandato non elimina tuttavia le questioni di sicurezza ancora presenti nell’area.
Il cessate il fuoco del 1991 aveva già subito una grave crisi nel novembre 2020, quando le tensioni nella zona di Guerguerat avevano provocato una ripresa delle ostilità tra Marocco e Fronte Polisario.
In questo contesto, il mantenimento della stabilità assume un significato che supera i confini nazionali e interessa l’intero sistema di sicurezza dell’Africa nordoccidentale.
𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗧𝗜𝗥𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗠𝗜𝗡𝗨𝗥𝗦𝗢: 𝗜𝗟 𝗥𝗨𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗘𝗥𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗢
La seduta presieduta da Mohammed VI ha affrontato anche gli aspetti amministrativi e operativi connessi alla chiusura della missione delle Nazioni Unite.
Il Sovrano ha disposto che l’Ufficio di coordinamento con la MINURSO, struttura dipendente dal Ministero dell’Interno marocchino, assuma le funzioni di coordinamento e accompagnamento delle operazioni di liquidazione e ritiro.

Il compito affidato a tale organismo riguarda il supporto alle procedure necessarie per consentire una conclusione ordinata delle attività della missione.
La gestione della fase di transizione richiede infatti il coordinamento delle autorità marocchine con le strutture competenti delle Nazioni Unite, in particolare per quanto riguarda il personale, le attrezzature, le infrastrutture e le procedure amministrative.
La scelta di attribuire queste responsabilità al Ministero dell’Interno evidenzia la volontà di mantenere un controllo istituzionale diretto sulle operazioni, evitando discontinuità nella gestione territoriale.
Il Marocco intende così accompagnare la nuova fase attraverso una cooperazione organizzata con l’ONU, senza rinunciare alle proprie prerogative sovrane.
𝗟𝗢 𝗦𝗩𝗜𝗟𝗨𝗣𝗣𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗣𝗥𝗢𝗩𝗜𝗡𝗖𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗦𝗨𝗗: 𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗥𝗜𝗢𝗥𝗜𝗧𝗔 𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘
La riunione reale ha confermato che la politica marocchina nei confronti delle province meridionali non si limita alla dimensione diplomatica o della sicurezza.
Il progetto di sviluppo economico e infrastrutturale costituisce infatti uno degli strumenti centrali attraverso i quali Rabat intende consolidare la propria presenza amministrativa e promuovere l’integrazione territoriale.
Negli ultimi anni, il Regno ha destinato importanti investimenti alle infrastrutture stradali, ai collegamenti logistici, alle energie rinnovabili, alla pesca, all’industria e ai servizi.
Tra i progetti più rappresentativi figura il porto di Dakhla Atlantique, destinato a rafforzare il ruolo della costa atlantica marocchina nei collegamenti commerciali con l’Africa occidentale.
Anche il potenziamento delle infrastrutture nelle aree di Laâyoune e Dakhla rientra nella strategia di sviluppo delle province del Sud.
Questa politica risponde a una duplice esigenza: migliorare le condizioni economiche e sociali delle popolazioni e rafforzare il ruolo del Marocco quale piattaforma di collegamento tra Europa, Maghreb, Atlantico e Africa subsahariana.
Mohammed VI ha chiesto che tali programmi proseguano senza interruzioni, sottolineando la necessità di garantire continuità ai grandi progetti strutturali.
𝗜𝗟 𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗔𝗨𝗧𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗔 𝗘 𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗣𝗟𝗢𝗠𝗔𝗭𝗜𝗔 𝗠𝗔𝗥𝗢𝗖𝗖𝗛𝗜𝗡𝗔
La nuova fase si inserisce nel percorso diplomatico costruito dal Marocco attorno all’Iniziativa per l’autonomia del Sahara, presentata alle Nazioni Unite nel 2007.
La proposta prevede l’istituzione di un sistema di autonomia territoriale sotto la sovranità marocchina, con competenze attribuite a istituzioni regionali e il mantenimento delle principali prerogative sovrane dello Stato centrale.
Nel corso degli anni, l’iniziativa ha ottenuto il sostegno di numerosi Paesi, diventando un riferimento centrale della strategia internazionale di Rabat.
La risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza, adottata nel 2025, aveva riconosciuto il piano marocchino come base dei negoziati, indicando che un’autonomia autentica avrebbe potuto rappresentare una soluzione particolarmente praticabile.
La stessa risoluzione aveva tuttavia mantenuto il riferimento a una soluzione politica reciprocamente accettabile, coerente con la Carta delle Nazioni Unite e con il principio di autodeterminazione.
La distinzione è rilevante: il sostegno internazionale alla proposta marocchina e il riconoscimento bilaterale della sovranità da parte di singoli Stati non equivalgono automaticamente a una decisione definitiva delle Nazioni Unite sullo status del territorio.
Dal punto di vista di Rabat, la crescente adesione internazionale all’iniziativa di autonomia conferma comunque la validità della strategia diplomatica perseguita da Mohammed VI.
Il Gabinetto Reale considera tali sviluppi una conferma della progressiva affermazione della posizione marocchina sulla scena internazionale.
𝗜𝗟 𝗥𝗨𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗙𝗢𝗥𝗭𝗘 𝗔𝗥𝗠𝗔𝗧𝗘 𝗥𝗘𝗔𝗟𝗜 𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗜𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜
Alla riunione del 4 novembre hanno partecipato alcune delle principali figure dell’apparato politico, amministrativo e militare marocchino.
Erano presenti la Capo del Governo Fatima Ezzahra El Mansouri, il Consigliere reale Fouad Ali El Himma, il Ministro dell’Interno Abdelouafi Laftit e il Generale di Corpo d’Armata Mohammed Berrid, Ispettore Generale delle Forze Armate Reali e Comandante della Zona Sud.
La presenza del vertice militare responsabile della Zona Sud sottolinea l’importanza della dimensione della sicurezza nella gestione della transizione.
Le Forze Armate Reali svolgono un ruolo fondamentale nella protezione delle frontiere, nella sorveglianza del territorio e nel mantenimento delle condizioni di sicurezza nelle aree meridionali.
Parallelamente, la partecipazione dei vertici governativi e del Ministero dell’Interno evidenzia il carattere interistituzionale delle decisioni adottate.
La nuova fase richiede infatti un coordinamento tra politica estera, amministrazione territoriale, sicurezza nazionale e pianificazione economica.
𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗘𝗚𝗨𝗘𝗡𝗭𝗘 𝗚𝗘𝗢𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗛𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗔 𝗙𝗔𝗦𝗘
La mancata proroga della MINURSO introduce un elemento di discontinuità negli equilibri diplomatici del Maghreb.
La controversia sul Sahara Occidentale coinvolge direttamente il Marocco e il Fronte Polisario, ma presenta anche una significativa dimensione regionale, in particolare per il ruolo dell’Algeria e per le conseguenze sulle relazioni tra Rabat e Algeri.
La conclusione del mandato della missione potrebbe modificare gli strumenti internazionali di osservazione e gestione delle tensioni, rendendo ancora più importante il ruolo della diplomazia e dei canali di comunicazione tra le parti.
Per il Marocco, il nuovo scenario rappresenta l’opportunità di rafforzare la propria iniziativa politica e di consolidare il sostegno internazionale al piano di autonomia.
Per le Nazioni Unite, la questione centrale rimane individuare modalità efficaci per favorire una soluzione politica duratura ed evitare nuove escalation.
La stabilità del Sahara assume inoltre un’importanza crescente in relazione alle dinamiche del Sahel, alla sicurezza delle rotte atlantiche, ai collegamenti commerciali africani e agli interessi strategici dell’Europa.
𝗠𝗢𝗛𝗔𝗠𝗠𝗘𝗗 𝗩𝗜: 𝗦𝗢𝗩𝗥𝗔𝗡𝗜𝗧𝗔 𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗘 𝗖𝗢𝗢𝗣𝗘𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘
Il messaggio politico emerso dalla seduta del 4 novembre è caratterizzato dalla volontà di coniugare fermezza sulle questioni di sovranità e continuità della cooperazione internazionale.
Mohammed VI ha ribadito che il Marocco continuerà a rispettare i propri impegni internazionali e a perseguire una politica diplomatica orientata alla pace, alla stabilità e alla ricerca di soluzioni politiche.
Il Regno intende mantenere la propria posizione sulla questione del Sahara, accompagnando contemporaneamente le procedure di ritiro della missione delle Nazioni Unite con un atteggiamento di responsabilità istituzionale.

La strategia delineata dal Sovrano non si limita pertanto alla gestione immediata della fase post-MINURSO, ma si colloca in una visione più ampia della posizione geopolitica del Marocco.
In tale prospettiva, la difesa dell’integrità territoriale, la modernizzazione delle province meridionali, il rafforzamento della sicurezza e la costruzione di partenariati internazionali costituiscono elementi di un’unica politica nazionale.
𝗜𝗟 𝗠𝗔𝗥𝗢𝗖𝗖𝗢 𝗔𝗣𝗥𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗔 𝗙𝗔𝗦𝗘 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗧𝗘𝗚𝗜𝗖𝗔
La seduta di lavoro presieduta dal Re Mohammed VI il 4 novembre 2026 rappresenta un momento significativo nell’evoluzione della politica marocchina relativa al Sahara.
Dopo trentacinque anni di presenza della MINURSO, il Regno si prepara a una nuova fase nella quale la gestione della sicurezza, il consolidamento dello sviluppo economico e l’iniziativa diplomatica assumono una centralità ancora maggiore.
Le istruzioni impartite dal Sovrano delineano una strategia fondata sulla continuità istituzionale, sulla tutela delle popolazioni, sulla cooperazione con le Nazioni Unite e sulla difesa degli interessi nazionali.
Il passaggio più delicato sarà trasformare questa nuova situazione in una stabilità duratura, evitando che il venir meno della missione internazionale determini ulteriori tensioni regionali.
La posizione espressa da Mohammed VI conferma la volontà del Marocco di affrontare tale passaggio attraverso il rafforzamento delle proprie istituzioni e la prosecuzione della strategia diplomatica costruita negli ultimi anni.
La fine del mandato della MINURSO chiude una fase della presenza operativa delle Nazioni Unite nel Sahara, ma apre contemporaneamente un nuovo capitolo diplomatico, politico e strategico, nel quale il Marocco intende esercitare un ruolo determinante.
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