di Chiara Cavalieri
IL CAIRO – L’Egitto rafforza la propria strategia di contrasto all’estremismo religioso attraverso la formazione degli imam, la diffusione di un Islam moderato e la prevenzione della radicalizzazione. Al centro della nuova iniziativa del Ministero egiziano degli Awqaf, responsabile degli Affari religiosi e delle fondazioni pie, vi è una convinzione precisa: la lotta al terrorismo non può essere condotta esclusivamente attraverso gli strumenti della sicurezza, ma deve partire dall’educazione, dalla conoscenza e dalla corretta interpretazione dei testi sacri.
È questo il messaggio lanciato il 27 ottobre 2026 dal ministro egiziano degli Awqaf, professor Usama Al-Azhari, durante l’inaugurazione di nuovi programmi di formazione religiosa nel governatorato di Qalyubiyya, nell’ambito di un progetto nazionale destinato a rafforzare la preparazione scientifica, teologica e comunicativa degli imam.

Al-Azhari ha sottolineato che proteggere le menti di oltre cento milioni di egiziani dall’estremismo, dalle interpretazioni devianti della religione, dalle false informazioni e dalla propaganda rappresenta una responsabilità primaria degli imam.
L’iniziativa si inserisce in un piano di potenziamento dei centri regionali di formazione religiosa, con l’obiettivo di rendere l’aggiornamento degli imam più capillare e accessibile.
Dopo l’apertura di tre unità formative nel governatorato di Giza, il ministro ha inaugurato presso la moschea Al-Fuqaha, nella città di Shibin al-Qanater, due percorsi specialistici dedicati ai Fondamenti del pensiero moderato e al Miglioramento delle competenze linguistiche.
Il programma prevede, nella prima fase, la formazione di mille imam nell’arco di un mese, attraverso cento ore di attività didattiche. Al termine saranno organizzate verifiche delle competenze acquisite e riconoscimenti, anche economici, per i partecipanti che avranno conseguito i migliori risultati.
La scelta di distribuire i centri formativi sul territorio risponde alla necessità di raggiungere anche gli imam che operano lontano dai principali poli religiosi e accademici del Paese, evitando che l’aggiornamento professionale rimanga concentrato nelle grandi città.
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento del ministro riguarda la distinzione tra autentica conoscenza religiosa e manipolazione estremista dei testi islamici.
Al-Azhari ha spiegato che tanto uno studioso quanto un estremista possono citare il Corano, ma ciò che li distingue radicalmente è il metodo attraverso il quale interpretano il messaggio religioso.
Il primo possiede gli strumenti della conoscenza, della tradizione giuridica e dell’interpretazione teologica. Il secondo, invece, può utilizzare versetti e riferimenti religiosi estrapolandoli dal loro contesto, arrivando a giustificare la violenza, l’accusa di apostasia e persino l’uccisione di innocenti.
Il ministro ha richiamato un hadith attribuito al profeta Muhammad e tramandato, tra gli altri, da Al-Bazzar e Al-Tabarani, che mette in guardia contro coloro che, pur conoscendo il Corano, finiscono per travisarne il messaggio e rivolgere le armi contro altri esseri umani, accusandoli ingiustamente di idolatria.
Il richiamo assume un’importanza particolare nel contrasto al takfirismo, l’ideologia che utilizza l’accusa di miscredenza o apostasia contro altri musulmani per giustificarne l’esclusione dalla comunità religiosa e, nelle sue espressioni violente, la persecuzione.
Per Al-Azhari, la conoscenza approfondita della religione costituisce uno degli strumenti fondamentali per impedire che il Corano venga strumentalizzato a fini terroristici.
La strategia illustrata dal Ministero degli Awqaf tiene conto anche dell’evoluzione dei mezzi attraverso i quali le organizzazioni estremiste diffondono la propria propaganda.
Se in passato la circolazione delle interpretazioni radicali avveniva prevalentemente attraverso registrazioni audio, predicazioni clandestine e materiale cartaceo, oggi la diffusione delle ideologie estremiste sfrutta soprattutto gli strumenti digitali.
Telegram, YouTube, Instagram e altre piattaforme possono diventare canali attraverso i quali vengono diffuse interpretazioni religiose manipolate, messaggi di intolleranza e contenuti destinati a raggiungere soprattutto il pubblico meno preparato sul piano teologico.
Al-Azhari ha richiamato l’attenzione sulla necessità di aggiornare gli strumenti della predicazione, affinché gli imam siano in grado di riconoscere e contrastare le nuove forme di propaganda estremista.
La risposta indicata non consiste soltanto nella condanna delle ideologie violente, ma soprattutto nella capacità di smontarne le argomentazioni attraverso il confronto scientifico, la conoscenza delle fonti islamiche e il ragionamento teologico.
Un altro elemento centrale dell’intervento riguarda il ruolo sociale dell’imam.
Nella visione presentata dal ministro, la funzione religiosa non può esaurirsi nella conduzione delle preghiere o nella predicazione all’interno della moschea.
L’imam deve essere anche una figura di riferimento per la comunità, capace di conoscere le difficoltà delle famiglie, ascoltare i cittadini, offrire sostegno morale e contribuire alla diffusione di una maggiore consapevolezza religiosa.

Questa impostazione attribuisce alla moschea una funzione educativa e sociale, oltre che spirituale.
La prevenzione dell’estremismo passa infatti anche attraverso la costruzione di rapporti di fiducia tra le istituzioni religiose e la popolazione, soprattutto nei contesti nei quali la disinformazione e le interpretazioni radicali possono trovare terreno fertile.
Particolarmente interessante è la seconda componente del programma, dedicata al miglioramento delle capacità linguistiche e comunicative degli imam.
Il Ministero intende sviluppare non soltanto le competenze religiose, ma anche le tecniche di esposizione orale, la modulazione della voce, l’uso delle pause, la chiarezza del linguaggio e la capacità di rivolgersi a pubblici differenti.
Al-Azhari ha citato come esempio il celebre predicatore egiziano Sheikh Muhammad Metwally Al-Sha’rawi, ricordato per la capacità di spiegare concetti religiosi complessi attraverso un linguaggio comprensibile e coinvolgente.
L’obiettivo è formare imam capaci di comunicare efficacemente, senza rinunciare al rigore scientifico e teologico.
L’iniziativa del ministro Usama Al-Azhari si colloca nel più ampio contesto della politica egiziana di contrasto alla radicalizzazione religiosa.
Sotto la presidenza di Abdel Fattah al-Sisi, il rinnovamento del discorso religioso è diventato uno dei temi ricorrenti nel rapporto tra Stato, istituzioni islamiche e società.
L’Egitto dispone di istituzioni religiose di grande rilievo storico e internazionale, a cominciare da Al-Azhar, che rappresenta uno dei principali riferimenti dell’insegnamento islamico sunnita.
Accanto ad Al-Azhar operano il Ministero degli Awqaf, responsabile della gestione e dell’organizzazione di una parte fondamentale della vita religiosa pubblica, e Dar al-Ifta, istituzione specializzata nell’elaborazione di pareri giuridico-religiosi.
Pur avendo competenze differenti, queste istituzioni svolgono un ruolo significativo nella formazione religiosa, nella diffusione della conoscenza islamica e nel contrasto alle interpretazioni estremiste.
La nuova iniziativa assume quindi un significato che va oltre l’aggiornamento professionale degli imam: indica la volontà di rafforzare la capacità delle istituzioni religiose di intervenire preventivamente sui processi di radicalizzazione.
La posizione espressa da Usama Al-Azhari introduce una riflessione di particolare importanza anche per il dibattito internazionale sulla sicurezza.
Le organizzazioni terroristiche che utilizzano riferimenti islamici per giustificare le proprie azioni non rappresentano la totalità dell’Islam, né possono essere considerate interpreti legittime dell’intera tradizione religiosa musulmana.
Contrastare queste organizzazioni significa pertanto anche impedire che possano appropriarsi del linguaggio religioso, deformandone i contenuti e utilizzandoli per legittimare la violenza.
È su questo terreno che la formazione degli imam assume un valore strategico.
La sicurezza di uno Stato dipende certamente dall’efficacia delle sue istituzioni e dalla capacità di prevenire gli attentati, ma la lotta alla radicalizzazione richiede anche strumenti educativi, culturali e sociali.
L’intervento del ministro egiziano richiama proprio questa dimensione: un imam preparato, capace di interpretare correttamente i testi sacri e di dialogare con la comunità, può contribuire a contrastare la diffusione delle ideologie violente prima che queste si traducano in comportamenti criminali.
Il programma annunciato rappresenta un passo concreto in questa direzione. La sua efficacia dovrà naturalmente essere valutata nel tempo, attraverso i risultati della formazione e la capacità degli imam di trasferire le competenze acquisite nelle comunità locali.
Il messaggio politico e religioso che emerge dal Cairo rimane tuttavia chiaro: difendere la società dall’estremismo significa anche difendere la conoscenza religiosa dalle sue manipolazioni.
E la prima linea di questa battaglia, secondo Usama Al-Azhari, non è soltanto quella delle forze di sicurezza, ma anche quella dell’educazione, delle moschee e della formazione delle coscienze.
Fonti: Ministero egiziano degli Awqaf; dichiarazioni del ministro Usama Al-Azhari .
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