Modi, Putin e Xi Jinping riuniscono il Global South
Tra nuove ambizioni economiche, autonomia strategica e limiti dell’integrazione
NUOVA DELHI – Con l’adozione della Dichiarazione di New Delhi 2026, si è concluso il 13 settembre il 18° Vertice dei BRICS, ospitato dall’India presso il monumentale complesso espositivo del Bharat Mandapam. I lavori, svolti il 12 e 13 settembre, si sono sviluppati sotto la presidenza indiana e il tema “Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability”, ponendo al centro resilienza economica, innovazione, cooperazione internazionale e sostenibilità.
Il vertice ha riunito i leader di un gruppo ormai profondamente trasformato rispetto alla sua configurazione originaria. Accanto a Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, l’attuale BRICS comprende anche Egitto, Etiopia, Indonesia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. Un ampliamento che ha accresciuto il peso demografico, economico e diplomatico dell’organizzazione, ma che ha reso più complesso il raggiungimento di posizioni comuni.
La presenza congiunta del Primo Ministro indiano Narendra Modi, del Presidente russo Vladimir Putin e del Presidente cinese Xi Jinping ha rappresentato il principale elemento s imbolico del vertice. Per Nuova Delhi, l’incontro è stato l’occasione per riaffermare la propria centralità come interlocutore tra le grandi potenze, il mondo emergente e le istituzioni internazionali. Per Mosca e Pechino, invece, il summit ha offerto una piattaforma per rilanciare la richiesta di un ordine globale più rappresentativo e meno dipendente dalle strutture politiche, finanziarie e tecnologiche occidentali.
La fotografia dei tre leader insieme ha restituito l’immagine di un blocco capace di superare, almeno temporaneamente, rivalità e differenze. Ma dietro quella rappresentazione di unità rimane una domanda decisiva: i BRICS sono destinati a diventare una vera piattaforma di integrazione strategica oppure resteranno soprattutto un efficace strumento di coordinamento diplomatico tra Paesi con interessi spesso divergenti?
L’India al centro della diplomazia del Global South

La presidenza indiana ha cercato di imprimere al vertice un’impronta pragmatica. Modi ha presentato i BRICS non soltanto come un foro di consultazione politica, ma come un possibile laboratorio per affrontare problemi concreti: sicurezza alimentare, commercio, energia, infrastrutture, innovazione tecnologica, salute pubblica e resilienza delle catene di approvvigionamento.
Il messaggio di Nuova Delhi è stato chiaro: il Global South non deve limitarsi a chiedere maggiore rappresentanza, ma deve contribuire alla definizione delle regole internazionali. La richiesta di riformare le istituzioni multilaterali, a partire dalle Nazioni Unite e dagli organismi finanziari internazionali, si è intrecciata con l’obiettivo indiano di rafforzare la propria autonomia strategica.
L’India mantiene infatti relazioni importanti con gli Stati Uniti, partecipa a iniziative dell’Indo-Pacifico e collabora con le potenze occidentali in diversi settori. Allo stesso tempo, conserva rapporti profondi con la Russia e considera indispensabile il dialogo con la Cina. La presidenza BRICS è stata dunque anche un esercizio di equilibrio: rafforzare il peso dell’India senza trasformare il gruppo in un’alleanza antioccidentale.
A margine delle sessioni plenarie, Modi ha condotto una fitta agenda di colloqui bilaterali, confermando il carattere fortemente diplomatico della presidenza indiana. Tra gli incontri più rilevanti, oltre ai colloqui con Putin e Xi Jinping, vi sono stati quelli con il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian, con il Presidente indonesiano Prabowo Subianto, con il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa e con il Presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev.
Nel colloquio con Pezeshkian, l’attenzione si è concentrata sulla stabilità del Medio Oriente, sulla sicurezza marittima e sul ruolo del porto iraniano di Chabahar, infrastruttura strategica per la connettività indiana verso l’Iran e l’Asia centrale. Il rapporto con Teheran consente infatti a Nuova Delhi di mantenere un canale autonomo verso una regione nella quale convergono interessi energetici, commerciali e geopolitici.
Con Prabowo Subianto, Modi ha discusso invece di cooperazione marittima, sicurezza alimentare e resilienza delle catene di approvvigionamento. Il rapporto con l’Indonesia assume particolare rilievo per la posizione dei due Paesi lungo alcune delle principali rotte commerciali dell’Indo-Pacifico e per la necessità di rafforzare la sicurezza e la continuità degli scambi.
L’incontro con Cyril Ramaphosa ha posto l’accento sulla cooperazione economica e industriale, sui minerali critici e sulla possibilità di ampliare l’utilizzo delle valute nazionali negli scambi. Il Sudafrica rappresenta per l’India un interlocutore importante nel continente africano e all’interno dello stesso formato BRICS, anche per la sua posizione strategica nelle catene globali delle materie prime.
Con il Presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, il confronto ha riguardato anch’esso i minerali critici, la cooperazione scientifica e industriale e le possibilità di rafforzare i collegamenti economici. Il Kazakistan rappresenta per Nuova Delhi un partner rilevante per l’accesso alle risorse dell’Asia centrale e per lo sviluppo di nuove connessioni commerciali e logistiche.
Nel complesso, questi incontri mostrano come la diplomazia indiana al vertice non sia stata limitata alla gestione dei rapporti con le grandi potenze. Modi ha utilizzato la presidenza BRICS per consolidare contemporaneamente relazioni con il Medio Oriente, il Sud-est asiatico, l’Africa e l’Asia centrale, cercando di trasformare la piattaforma del Global South in uno strumento concreto di diversificazione economica e strategica.
La dimensione marittima ha assunto un rilievo particolare. L’India ha proposto un “Seafarers’ Emergency Support Network”, una rete di sostegno ai lavoratori del settore marittimo in situazioni di crisi. L’iniziativa si inserisce nella volontà di Nuova Delhi di valorizzare il proprio ruolo nelle rotte commerciali internazionali e nella sicurezza degli scambi.
Anche la componente culturale dell’accoglienza ha contribuito alla strategia diplomatica indiana. Il riferimento al tempio di Ramanathaswamy e il dono a Putin di un volume del Thirukkural tradotto in russo hanno sottolineato la volontà di presentare l’India come una potenza moderna, ma profondamente radicata nella propria tradizione civile e culturale.
A suggellare simbolicamente questa rappresentazione di unità è stata infine la scena dei tre leader — Narendra Modi, Vladimir Putin e Xi Jinping — riuniti nei giardini del complesso espositivo prima di piantare dieci giovani alberi di grande baniano (Ficus benghalensis). Albero nazionale dell’India, il baniano è tradizionalmente associato a longevità, radici profonde, resilienza e protezione. Il gesto ha assunto così un valore che andava oltre la cerimonia: le radici dell’albero richiamavano la profondità dei rapporti tra civiltà e nazioni, mentre la sua capacità di estendersi e generare nuovi tronchi evocava l’idea di una cooperazione destinata a crescere nel tempo. Un’immagine plastica di coesione, ma anche un messaggio diplomatico rivolto ai mercati e alle potenze occidentali: i BRICS intendono presentarsi come una realtà sempre più radicata, autonoma e capace di proiettarsi nel futuro.
Putin: i BRICS come motore di un ordine mondiale multipolare

La partecipazione di Vladimir Putin è stata tra gli elementi di maggiore attenzione geopolitica. Il Presidente russo ha utilizzato il vertice per riaffermare la centralità dei BRICS nella costruzione di un sistema internazionale fondato su maggiore pluralità dei centri di potere, autonomia decisionale e cooperazione tra Paesi non occidentali.
Apertosi con un caloroso benvenuto al Primo Ministro Modi, ai colleghi e ai delegati, il discorso di Putin ha rivendicato prima di tutto il valore politico del formato Outreach/Plus, sottolineando come esso permetta un «dialogo diretto e aperto tra i membri paritari dei BRICS e i paesi partner, nonché con altri Stati e organizzazioni multilaterali». Secondo il Presidente russo, i valori fondanti dell’associazione continuano ad attirare un numero crescente di nazioni perché si basano sull’«impegno per un corso indipendente e autonomo, la ricerca di risolvere i problemi collettivamente basandosi sul diritto internazionale e sulle disposizioni chiave della Carta delle Nazioni Unite».
Un passaggio cruciale è stato dedicato all’uguaglianza dei modelli nazionali di sviluppo. Putin ha rimarcato che i BRICS sostengono il diritto di ogni Paese ad avere «pari e illimitate opportunità per una crescita economica e sociale coerente e bilanciata, per garantire il benessere delle proprie popolazioni, potendo al contempo preservare le proprie culture e tradizioni nazionali uniche e aderire ai propri modelli sovrani di sviluppo». In quest’ottica, il leader russo ha definito l’associazione come «una potente forza trainante dietro il rafforzamento di un vero multilateralismo nelle relazioni internazionali», con un ruolo di primo piano nel plasmare un ordine mondiale «più giusto e multipolare».
Entrando nel merito dei dati economici, Putin ha sostenuto che i BRICS garantiscono oggi il 49% della crescita del PIL globale, rappresentano quasi un quarto delle esportazioni mondiali e hanno raggiunto un interscambio commerciale interno di 1.200 miliardi di dollari. Al di là delle cifre, il Presidente russo ha individuato nella complementarità delle economie il vero potenziale inespresso del gruppo: «creare nuove catene produttive, tecnologie, servizi e mercati», con l’obiettivo di «istituire una piattaforma di crescita comune per i BRICS che integri in modo organico i vantaggi competitivi delle nostre economie».
Tra le proposte concrete, Putin ha invitato i partner a valutare l’istituzione di un’infrastruttura di pagamento, deposito e compensazione dei BRICS, affiancata da un meccanismo di riassicurazione e da una borsa cerealicola comune. Il discorso si è quindi spostato sul ruolo della Nuova Banca di Sviluppo, chiamata a mobilitare risorse aggiuntive per il Global South, anche attraverso tecnologie finanziarie moderne e nuovi strumenti di investimento.
Il peso economico del blocco

Le cifre richiamate da Putin servono a sostenere una tesi precisa: i BRICS non sono più soltanto un raggruppamento diplomatico, ma una realtà economica dotata di una massa critica sufficiente per aspirare a un ruolo autonomo nella governance mondiale. Il peso demografico, la disponibilità di risorse energetiche e agricole, la capacità manifatturiera e la presenza di grandi mercati interni costituiscono una base potenzialmente rilevante per lo sviluppo di nuovi strumenti di cooperazione.
Putin ha richiamato il crescente peso dei BRICS nell’economia mondiale, sottolineando il contributo dei Paesi membri alla crescita globale, il loro ruolo nelle esportazioni e l’aumento degli scambi interni. I numeri citati nel discorso sono stati utilizzati per sostenere la tesi secondo cui il gruppo dispone ormai di una massa critica sufficiente per sviluppare strumenti economici autonomi.
Il punto centrale della visione russa è la complementarità delle economie. La diversità tra Paesi produttori di energia, grandi manifatture, potenze agricole, economie tecnologiche e mercati in rapida espansione potrebbe, secondo Mosca, favorire nuove catene produttive, servizi integrati e mercati alternativi.
Tuttavia, la complementarità non equivale automaticamente a integrazione. Le economie BRICS presentano differenze profonde nei sistemi finanziari, nelle politiche industriali, nei regimi valutari e negli interessi commerciali. La sfida consiste quindi nel trasformare una somma di potenzialità nazionali in una rete economica realmente coordinata.
Pagamenti, riassicurazione e commercio agricolo

Tra le proposte avanzate dalla Russia figurano un’infrastruttura BRICS per i pagamenti, il deposito e la compensazione, un meccanismo di riassicurazione e una possibile borsa cerealicola comune.
L’obiettivo è ridurre i costi e i rischi degli scambi, rafforzando la capacità dei Paesi membri di operare anche in presenza di sanzioni, restrizioni finanziarie o turbolenze sui mercati internazionali. Un sistema di questo tipo potrebbe agevolare il commercio tra economie che dispongono di valute, banche centrali e infrastrutture finanziarie differenti.
La questione, tuttavia, è tutt’altro che tecnica. Ogni sistema di pagamento richiede fiducia reciproca, standard comuni, interoperabilità digitale e garanzie sulla gestione dei dati. Inoltre, la costruzione di un’infrastruttura condivisa implica una delicata questione di governance: chi la controllerebbe, quali regole applicherebbe e quale Paese ne avrebbe maggiore influenza?
La Nuova Banca di Sviluppo e il capitale per il Global South

Ampio spazio è stato riservato alla Nuova Banca di Sviluppo, istituita dai BRICS per finanziare progetti infrastrutturali e di sviluppo sostenibile. Putin ha sottolineato la necessità di ampliare la capacità dell’istituto di mobilitare capitali, soprattutto per i Paesi del Global South che incontrano difficoltà nell’accesso ai finanziamenti internazionali.
L’idea di utilizzare tecnologie finanziarie moderne, strumenti digitali e nuove forme di investimento mira a colmare una delle principali lacune del sistema globale: la distanza tra il fabbisogno infrastrutturale dei Paesi emergenti e la disponibilità effettiva di risorse a lungo termine.
La proposta russa si inserisce così in una strategia più ampia: costruire un ecosistema economico nel quale commercio, finanza, energia, tecnologia e infrastrutture siano meno vulnerabili alle decisioni dei centri finanziari occidentali.
Xi Jinping e il progetto di un “Greater BRICS”

La presenza di Xi Jinping ha aggiunto al vertice una dimensione strategica di particolare rilievo. Il Presidente cinese è tornato in India dopo sette anni, in un momento nel quale i rapporti tra Pechino e Nuova Delhi mostrano segnali di dialogo, ma restano segnati da rivalità territoriali, economiche e geopolitiche.
L’incontro con Modi ha rappresentato un tentativo di stabilizzare il rapporto bilaterale e di evitare che la competizione tra le due maggiori potenze asiatiche si trasformi in un ostacolo permanente all’interno dei BRICS. Il disgelo, tuttavia, non cancella le divergenze: India e Cina continuano a competere per influenza regionale, investimenti, tecnologia e accesso ai mercati.
Nel suo intervento, Xi Jinping ha insistito sulla necessità di superare la mentalità a somma zero e le logiche di blocco, sostenendo che «Dobbiamo costruire insieme un BRICS guidato dall’innovazione e farsi garanti di uno sviluppo di alta qualità; il Global South sorge per la cooperazione e cresce attraverso la solidarietà».
Sul fronte tecnologico, il Presidente cinese ha annunciato la creazione di una Zona Open Source per l’IA dei BRICS, accompagnando la proposta con un principio destinato a diventare uno dei riferimenti della cooperazione digitale: «L’intelligenza artificiale non deve diventare un privilegio per pochi né uno strumento di segregazione tecnologica, ma un bene pubblico globale al servizio dell’umanità».
Xi ha inoltre proposto un forum permanente BRICS per il commercio dei servizi e l’industria verde, sottolineando che «la modernizzazione e il progresso sostenibile non possono essere monopolio di singole economie avanzate». Sul piano finanziario, ha sollecitato un’accelerazione nell’integrazione delle monete nazionali e nella riforma del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, affermando che «La riforma dell’architettura finanziaria globale deve riflettere con urgenza e giustizia il peso reale delle economie emergenti e del Global South».
Il bilaterale Modi-Xi e il difficile riavvicinamento tra India e Cina

Particolare rilievo ha avuto il colloquio bilaterale tra Narendra Modi e Xi Jinping, uno degli incontri politicamente più significativi del vertice. Xi è tornato in India dopo sette anni, in un momento nel quale Nuova Delhi e Pechino stanno tentando di stabilizzare una relazione ancora segnata dalle tensioni territoriali e dalla competizione strategica.
Il confronto ha offerto ai due leader l’occasione per discutere del futuro delle relazioni bilaterali, della cooperazione economica e della necessità di mantenere la pace e la stabilità nelle aree di confine. Il riavvicinamento tra le due potenze asiatiche assume un’importanza particolare anche per i BRICS: una rivalità troppo accentuata tra India e Cina rischierebbe infatti di limitare la capacità del gruppo di presentarsi come piattaforma coesa del Global South.
Per Nuova Delhi, il rapporto con Pechino rimane però profondamente ambivalente. Da un lato, esiste un interesse comune ad ampliare il commercio, mantenere aperti i canali diplomatici e rafforzare la cooperazione nei forum multilaterali; dall’altro, persistono competizione regionale, divergenze territoriali e squilibri commerciali. Il bilaterale di New Delhi rappresenta quindi non tanto la conclusione delle divergenze, quanto un tentativo di gestirle attraverso un dialogo politico diretto.
L’intelligenza artificiale come nuova frontiera

Uno dei temi più significativi è stato quello dell’intelligenza artificiale. Xi ha proposto una Zona Open Source per l’IA dei BRICS, con l’obiettivo di favorire la condivisione di tecnologie, competenze e strumenti digitali.
L’iniziativa risponde a una preoccupazione sempre più evidente nei Paesi emergenti: il rischio che l’IA diventi un nuovo fattore di dipendenza economica e tecnologica. Se pochi Stati e poche imprese controllano i modelli più avanzati, i dati, i semiconduttori e le infrastrutture di calcolo, il divario tra Nord e Sud del mondo potrebbe ampliarsi ulteriormente.
La proposta cinese punta dunque a collegare innovazione e sovranità tecnologica. L’open source viene presentato come uno strumento per ridurre le barriere di accesso, sviluppare capacità locali e favorire una maggiore autonomia dei Paesi membri.
Ma anche in questo campo emergono interrogativi concreti: quali tecnologie verrebbero condivise? Con quali livelli di accesso? Come sarebbero gestiti i dati sensibili? E soprattutto, quanto sarebbe realmente aperta una piattaforma sviluppata in un contesto nel quale la Cina possiede un peso tecnologico e industriale superiore a quello della maggior parte degli altri membri?
Commercio verde e servizi integrati

Xi ha inoltre sostenuto la necessità di rafforzare la cooperazione nel commercio dei servizi e nell’industria verde. La transizione energetica, la digitalizzazione e la modernizzazione industriale rappresentano infatti settori nei quali i Paesi BRICS possono sviluppare nuove forme di complementarità.
La Cina dispone di una vasta capacità manifatturiera e tecnologica; l’India ha un importante settore digitale e una crescente base industriale; il Brasile e il Sudafrica possiedono risorse naturali e potenzialità nel campo energetico; altri membri dispongono di materie prime strategiche e mercati in espansione.
L’integrazione di queste competenze potrebbe favorire nuove catene del valore. Ma la transizione verde è anche un terreno di competizione: accesso ai minerali critici, controllo delle tecnologie, standard industriali e finanziamenti possono diventare strumenti di influenza geopolitica.
La riforma della governance finanziaria

Un altro pilastro dell’intervento cinese è stato il richiamo alla riforma del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Pechino sostiene da tempo che il peso decisionale delle economie emergenti non rifletta adeguatamente la loro importanza economica e demografica.
La richiesta di maggiore rappresentanza si accompagna alla promozione di un sistema finanziario internazionale più articolato, nel quale le valute nazionali, le banche multilaterali regionali e gli strumenti di pagamento alternativi possano avere un ruolo maggiore.
La Cina non propone necessariamente l’abolizione dell’ordine finanziario esistente, ma una sua trasformazione. L’obiettivo è spostare il baricentro del sistema verso una pluralità di istituzioni e centri decisionali, riducendo il predominio storico delle economie occidentali.
I bilaterali: la diplomazia oltre le dichiarazioni

Al di là delle sessioni plenarie, il vertice ha confermato che la vera direzione dei BRICS continua a essere definita anche attraverso i rapporti bilaterali tra i suoi protagonisti.
Putin e Modi: energia, difesa e interscambio
Il colloquio tra Putin e Modi ha riaffermato la “Partnership Strategica Speciale e Privilegiata” tra Russia e India. I due Paesi hanno discusso di cooperazione economica, energia, difesa e infrastrutture, con l’obiettivo di ampliare l’interscambio bilaterale e dare continuità al Programma di Cooperazione Economica 2030. Putin ha inoltre invitato Modi a recarsi in Russia l’anno prossimo per una visita ufficiale in occasione del 24° vertice annuale Russia-India, offrendo così un ulteriore appuntamento istituzionale per consolidare il partenariato bilaterale.
Il rapporto russo-indiano rimane uno dei pilastri della politica estera di Nuova Delhi. L’India considera Mosca un partner importante nel settore della difesa e dell’energia, mentre la Russia vede nell’India un mercato strategico e un interlocutore essenziale in Asia.
Il legame, tuttavia, deve confrontarsi con un contesto internazionale mutato. Le sanzioni occidentali, la crescente dipendenza russa dai mercati asiatici e l’intensificazione dei rapporti dell’India con Stati Uniti, Europa e partner dell’Indo-Pacifico impongono a entrambi una gestione sempre più sofisticata delle proprie relazioni esterne.
Russia e Iran: il Corridoio Nord-Sud

Nel colloquio con il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian, Putin ha posto l’accento sull’accelerazione della cooperazione strategica e sul completamento del Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud, noto come INSTC.
Il corridoio mira a collegare la Russia ai mercati dell’Oceano Indiano attraverso l’Iran, riducendo tempi e costi di trasporto e offrendo un’alternativa alle tradizionali rotte commerciali. Il suo sviluppo avrebbe implicazioni rilevanti per energia, logistica, commercio e connettività regionale.
Il progetto è però condizionato da investimenti infrastrutturali, problemi logistici, sanzioni e instabilità geopolitica. La sua importanza non è soltanto economica: rappresenta anche un tentativo di costruire una rete di collegamenti meno dipendente dai circuiti controllati dalle potenze occidentali.
Russia ed Egitto: energia e sicurezza alimentare

Il colloquio con il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha riguardato la cooperazione energetica, la centrale nucleare di El-Dabaa, il commercio di grano e le questioni regionali.
Il rapporto russo-egiziano si inserisce in una più ampia strategia di Mosca volta a rafforzare la propria presenza in Medio Oriente e Nord Africa. Energia, forniture alimentari, infrastrutture e cooperazione militare costituiscono strumenti attraverso i quali la Russia cerca di consolidare la propria influenza in una regione decisiva per i traffici internazionali.
Xi e Ramaphosa: industrializzazione e risorse

Nel colloquio con il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, Xi Jinping ha riaffermato l’interesse cinese per l’industrializzazione africana e per l’ampliamento degli scambi agricoli e minerari.
Il Sudafrica rappresenta per Pechino un interlocutore centrale nel continente africano e all’interno dei BRICS. La cooperazione riguarda infrastrutture, industria, energia, risorse naturali e accesso ai mercati.
Il rapporto evidenzia una delle principali caratteristiche del blocco: la possibilità di mettere in relazione grandi economie industriali con Paesi dotati di importanti risorse naturali e potenzialità di crescita. Ma solleva anche il tema della qualità degli investimenti, della sostenibilità del debito e della capacità dei Paesi africani di trasformare le esportazioni di materie prime in sviluppo industriale duraturo.
Xi e Prabowo: Indonesia e catene di approvvigionamento

L’incontro con il Presidente indonesiano Prabowo Subianto ha posto al centro i minerali strategici, in particolare il nichel, e le catene di approvvigionamento legate alla transizione energetica.
L’Indonesia è uno dei Paesi più importanti per la disponibilità di risorse necessarie alla produzione di batterie e tecnologie verdi. La cooperazione con la Cina si inserisce in una competizione globale per il controllo delle materie prime critiche e delle fasi industriali a maggiore valore aggiunto.
Per Pechino, l’Indonesia è anche un nodo strategico del Sud-est asiatico. Per Giacarta, il rapporto con la Cina deve essere bilanciato dalla necessità di mantenere margini di autonomia e di attrarre investimenti da una pluralità di partner.
Le questioni internazionali e il limite del consenso

La dichiarazione finale ha affrontato anche le principali crisi internazionali, con richiami alla stabilità del Medio Oriente, alla protezione delle rotte commerciali, al multilateralismo e alla riforma della governance globale.
La capacità di includere nella stessa dichiarazione Paesi con posizioni differenti su numerose questioni rappresenta un risultato diplomatico. Ma il consenso raggiunto non deve essere confuso con una piena convergenza strategica.
I BRICS sono infatti un’organizzazione eterogenea. India e Cina competono per influenza e sicurezza regionale; Russia e Cina hanno interessi convergenti ma non identici; Iran ed Emirati Arabi Uniti appartengono a un contesto mediorientale attraversato da rivalità; Brasile e Sudafrica mantengono una tradizione diplomatica spesso più orientata al multilateralismo che alla contrapposizione tra blocchi.
Questa eterogeneità è al tempo stesso una forza e una debolezza. È una forza perché consente ai BRICS di rappresentare un numero crescente di interessi e aree geografiche. È una debolezza perché rende difficile trasformare il gruppo in un’organizzazione dotata di una politica estera comune.
Il vertice ha mostrato dunque una forma di unità selettiva: i membri possono convergere sulla richiesta di riformare le istituzioni internazionali, sulla difesa del commercio e sulla necessità di maggiore autonomia economica, ma divergono quando si tratta di definire priorità, strumenti e posizioni operative.
Dalla dedollarizzazione alla costruzione di un sistema finanziario alternativo

Uno dei temi più discussi riguarda l’uso delle valute nazionali negli scambi e la possibilità di ridurre la dipendenza dal dollaro.
La questione non coincide necessariamente con l’abbandono del dollaro. Per molti Paesi BRICS, l’obiettivo più realistico è diversificare i sistemi di pagamento, ridurre i costi delle transazioni e diminuire l’esposizione alle sanzioni o alle oscillazioni dei mercati finanziari internazionali.
La costruzione di una vera valuta comune, invece, resta un progetto molto più complesso. Richiederebbe un livello di coordinamento macroeconomico, fiscale e monetario che i BRICS, allo stato attuale, non possiedono.
Più plausibile appare lo sviluppo graduale di:
- accordi bilaterali in valute nazionali;
- sistemi di pagamento interoperabili;
- strumenti di compensazione tra banche;
- piattaforme digitali per il commercio;
- maggiore utilizzo delle banche multilaterali di sviluppo;
- meccanismi di assicurazione e riassicurazione condivisi.
Il successo di queste iniziative dipenderà dalla fiducia reciproca, dalla stabilità finanziaria e dalla capacità di evitare che una nuova infrastruttura diventi semplicemente dipendente da uno dei maggiori membri del blocco.
Il vero banco di prova: trasformare le dichiarazioni in strumenti operativi
Il valore politico del vertice non si misura soltanto nella capacità dei suoi protagonisti di esibire unità, ma nella possibilità di tradurre gli impegni assunti in meccanismi permanenti.
La discussione su pagamenti, investimenti, commercio, tecnologia e sicurezza alimentare indica una direzione precisa: rendere la cooperazione tra i Paesi BRICS meno dipendente dalle infrastrutture economiche e finanziarie occidentali.
Tuttavia, tra l’annuncio di una nuova architettura e la sua effettiva realizzazione esiste una distanza significativa. Differenze valutarie, interessi nazionali divergenti, livelli di sviluppo disomogenei e rivalità geopolitiche potrebbero rallentare o ridimensionare molti dei progetti evocati.
Il successo del vertice dipenderà quindi dalla capacità di passare dalla diplomazia delle dichiarazioni alla costruzione di strumenti condivisi, finanziariamente sostenibili e realmente utilizzabili.
In questo senso, la proposta indiana di rafforzare la continuità e l’attuazione delle iniziative BRICS assume un significato particolare. Una presidenza può imprimere una direzione politica, ma senza strutture permanenti e meccanismi di verifica molte iniziative rischiano di rimanere legate alla durata di un singolo mandato.
Un ordine multipolare, ma non ancora un blocco compatto

Il 18° Vertice di Nuova Delhi ha confermato la crescente importanza dei BRICS nel sistema internazionale. La presenza congiunta di Modi, Putin e Xi Jinping, l’ampliamento del gruppo e il peso delle proposte economiche e tecnologiche hanno mostrato che l’organizzazione non può più essere considerata soltanto un foro simbolico.
I BRICS rappresentano oggi una piattaforma attraverso la quale diversi Paesi cercano di ottenere maggiore voce nelle istituzioni globali, diversificare i propri rapporti economici e ridurre le vulnerabilità derivanti dalla concentrazione del potere finanziario e tecnologico.
Ma il loro futuro non è già scritto. Il gruppo non è un’alleanza militare, non dispone di una politica estera comune e non può essere interpretato automaticamente come un fronte unitario contro l’Occidente. La sua evoluzione dipenderà dalla capacità di conciliare ambizioni globali e interessi nazionali.
L’India ha cercato di dimostrare che il Global South può essere un soggetto attivo della governance mondiale. La Russia ha insistito sulla necessità di un ordine multipolare e di strumenti economici alternativi. La Cina ha proposto una visione fondata su innovazione, cooperazione e riforma delle istituzioni internazionali.
Il punto d’incontro tra queste tre prospettive è evidente: un sistema mondiale nel quale il potere non sia concentrato in pochi centri. Ma resta aperta la questione più importante: se i BRICS riusciranno a costruire un modello realmente condiviso oppure se diventeranno soprattutto il terreno di competizione tra le diverse potenze che ne fanno parte.
Per ora, Nuova Delhi ha mostrato che il gruppo possiede una crescente capacità di attrazione diplomatica. Il prossimo passaggio sarà dimostrare che quella capacità può tradursi in risultati economici, tecnologici e istituzionali duraturi.
La presidenza passerà ora alla Cina, che ospiterà il 19° Vertice BRICS nel 2027. Sarà un passaggio significativo: se l’India ha cercato di rafforzare il ruolo del gruppo come piattaforma inclusiva del Global South, Pechino potrebbe imprimere maggiore impulso all’integrazione economica, digitale e finanziaria.
Il futuro dei BRICS si giocherà proprio su questa linea di confine: tra la rappresentazione politica di un mondo multipolare e la concreta costruzione degli strumenti che potrebbero renderlo possibile.
FONTI: http://en.kremlin.ru/events/president/news/80754



