Roberto Roggero – E’ stato un attimo di illusione, e lo si sapeva Nessuno si aspettava che il governo italiano avesse il coraggio di fare quello che ha fatto il governo spagnolo, cioè non solo dire di “no” ai ricatti e alle pressioni del “super-biondo” Donald, ma si mantenere la linea del “no”, scegliendo quelle che sono le più convenienti alternative.
Dopo una piccola stravagante boccata di autonomia, per altro con il benestare dello Studio Ovale, di fronte all’eventualità di rimanere senza ombrello, Giorgia Meloni & C. si sono spaventati alla notizia del ritiro di oltre 5.000 militari americani dalla Germania, e hanno chiesto un incontro per ridefinire i termini del vassallaggio nei confronti di Washington. Donaldone ha acconsentito, come da copione, e ha deciso di inviare a Roma il segretario di Stato, Marco Rubio, mentre la premier Meloni, dall’Armenia, si è affrettata a “esprimere forti dubbi sul futuro dei circa 13mila militari americani di stanza in Italia”, prima di andare a elemosinare un po’ di gas dal dittatore azero Ilham Aliyev.
Resta ora da vedere quali siano le condizioni imposte per una “ripresa dei rapporti bilaterali”, che senza dubbio comporteranno il libero utilizzo delle basi statunitensi (Aviano, Ghedi, Sigonella, e tutte le altre installazioni statunitensi sul territorio nazionale) per proseguire nell’aggressione all’Iran, mascherate da tacita collaborazione. Una più. Una meno, a questo punto conta poco, visto che già il nostro governo ha acconsentito a spalleggiare il genocidio di Gaza perpetrato dal governo criminale genocida dell’assassino di massa Benjamin Netanyahu e della sua banda di farabutti impuniti.
Pezza dopo pezza, Giorgia Meloni prosegue sulla strada del figliol prodigo, con dichiarazioni di circostanza come “L’Italia ha sempre rispettato gli impegni assunti in ambito NATO, e un ridimensionamento della presenza americana non sarebbe condiviso”… ovviamente, per non andare incontro alla mancanza delle centinaia di milioni di dollari che Washington versa annualmente per l’occupazione del suolo nazionale. Di certo, però, con questo Donald “il biondone” non ha alcuna intenzione di sacrificare alcun vitello grasso.
La decisione di non ampliare l’uso della base statunitense di Sigonella ad azioni offensive contro l’Iran ha irritato Trump, ma diverse ragioni fanno ritenere che lo screzio non causerà alcuna frattura e l’Italia potrà continuare a essere un interlocutore privilegiato per la Casa Bianca, che altrimenti resterebbe senza camerieri in Europa.D’altro canto, Italia e Stati Uniti hanno rapporti solidissimi da 80 anni, cioè dalla fine della seconda guerra mondiale, quando è stata imposta la grande trappola nota come Piano Marshall, spacciato come benevolenza per la ripresa post-bellica mentre è stato un ricatto in piena regola come ormai è abitudine della supremazia americana, che aveva bisogno di fondi per la trasformazione industriale da carri armati vani e aerei da guerra in macchine agricole, automobili e frigoriferi.
Qualcosa però, il “super-biondo” dovrà pur concedere, perché è innegabile l’interesse americano per la posizione occupata dall’Italia nel Mediterraneo, in relazione alla questione Medio Oriente. Ed è perfettamente inutile seminare allarmismo per il ritiro dalla Germania di 5.000 soldati, perché l’asset strategico rimane invariato anche per Berlino.
A confermare il rinnovo contratto di vassallaggio da parte del governo italiano, è il prossimo viaggio del ministro della Difesa, Guido Crosetto, a Washington.
Come l’Europa, anche l’Italia ha sempre fatto spesa sociale e usato la difesa di altri ma certo il contesto è cambiato, con le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, che hanno portato l’UE a insistere in un inutile e dispendioso riarmo. E nel frattempo, a parte le minacce del “biondo” Trump sulla chiusura delle basi in Italia, nessuno ha mai fatto menzione delle immutate commesse a Fincantieri da parte della US-Navy e gli investimenti negli Stati Uniti di un’altra società a partecipazione pubblica come Leonardo, oltre al fatto che la dipendenza militare potrebbe aumentare ancora nel prossimo futuro.
Che va a fare Crosetto a Washington? Molto probabilmente a sottoscrivere nuovi contratti per forniture militari, come ad esempio quelli per l’aereo di addestramento M346, che potrebbe essere acquisito dalla US-Navy, velivolo biposto per addestramento, già in servizio in Italia, Polonia, Grecia, Israele, Qatar e Singapore, oppure la fornitura del C27J Spartan, anch’esso prodotto da Leonardo, aereo da trasporto tattico.
Da non dimenticare che in Italia, a Cameri (nei pressi di Novara), si trova uno dei maggiori centri di produzione dell’F35, dove è attiva una delle due linee di assemblaggio e controllo al di fuori degli Stati Uniti (l’altra è a Nagoya, in Giappone).
Marco Rubio in Italia, si diceva. Il segretario di Stato, oltre che incontrare Giorgia Meloni, Tonu Tajani e Guido Crosetto, sarà anche in Vaticano, ma non per chiedere scusa a Leone XIV, bensì per riassicurarsi il consenso dell’elettorato cattolico nei confronti dell’amministrazione Trump, in vista delle elezioni di mid-term del prossimo novembre.
