Ro. Ro. – Un tempo determinare il vincitore di una guerra era semplice, ma oggi, alla luce degli accordi di pace firmati dal fulvo Trump con l’Iran, risulta complesso individuare con certezza chi sia il vittorioso e chi lo sconfitto.
Chi appoggia la tesi della vittoria iraniana fa riferimento all’accordo di pace a 14 punti firmato il 17 giugno da SuperTrump, che, oggettivamente, è pieno di concessioni da parte degli Stati Uniti.
In cambio della rinuncia alla bomba atomica, all’Iran viene concesso di sviluppare progetti nucleari civili. Inoltre, vengono restituiti i beni congelati e promesso un fondo di 300 miliardi di dollari per la ricostruzione. Se queste sono state le condizioni di sconfitta per l’Iran, altri paesi in guerra le accoglierebbero certamente con favore.
La stampa iraniana è chiara su questo punto: ci sono copie di giornali con il titolo “Via col vento” e un’illustrazione piuttosto esplicita di chi sia lo sconfitto.
Esiste un’altra variabile, ben più dura, per coloro che in Iran lottavano per un cambio di regime: gli Ayatollah sembrano essere usciti rafforzati da questa situazione.
Durante il conflitto con gli Stati Uniti, le autorità iraniane hanno ricevuto una risposta di sempre maggiore coesione dalla popolazione, e non vi è più alcuna possibilità che possa avvenire un “regime change” come si augurava il “biondo” Donald, che per altro, di fronte all’evidenza dei fatti, è anche stato capace di negare di aver progettato quanto sopra. Inoltre, la resistenza dell’Iran e la fretta di Donaldone Trump di porre fine a una guerra impopolare e di difficile conclusione sembrano aver causato tensioni senza precedenti tra il fulvo presidente e il suo omologo israeliano.
Mentre SuperTrump si adoperava per negoziare un accordo di pace, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ordinava attacchi aerei contro il Libano, suscitando la rabbia di Teheran. La tensione ha raggiunto il culmine durante una telefonata storica in cui il “biondo” Trump, visibilmente alterato, ha esclamato a Netanyahu: “Sei pazzo?”
Un altro successo per gli iraniani è aver dimostrato al mondo che possono causare il caos economico globale bloccando lo Stretto di Hormuz.
In linea di principio, l’accordo firmato dagli Stati Uniti e dall’Iran prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, gli iraniani stanno ancora valutando se imporre una sorta di pedaggio alle navi che lo attraversano.Sulla stampa americana si stanno pubblicando analisi che vedono molti vantaggi per l’Iran in questo accordo volto a porre fine alla guerra.
Un articolo di David Sanger, pubblicato sul New York Times, riassume l’esito di questo conflitto: “Sebbene gli iraniani abbiano subito perdite considerevoli nella guerra, sono usciti dallo scontro con l’esercito più potente del mondo avendo dimostrato di poter usare il caos economico come arma”.
Sanger cita un articolo del senatore repubblicano Bill Cassidy apparso su X: “Reagan si starà rivoltando nella tomba”. Una buona parte della destra americana non ha particolarmente gradito questa guerra, ma ha gradito ancor meno il modo in cui è finita.
La CNN ritiene che, se l’accordo porterà a una pace duratura, si sarà comunque ottenuto un risultato positivo. Tuttavia, uno dei loro titoli chiarisce chi abbia fatto le concessioni: “Importanti compromessi da Washington, non da Teheran”.
Per minimizzare le concessioni fatte dagli Stati Uniti all’Iran, l’amministrazione del fulvo Trump (ad esempio, il sempre invasato pseudo-religioso e “istrionico” Pete Hegseth, Segretario alla Guerra) minaccia terribili rappresaglie se il piano non verrà attuato.
Per ora, l’Iran attende la ricomparsa in pubblico della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ferito durante un attentato. Per dirla in parole semplici, la questione fondamentale è se il sacrificio di vite umane e le sofferenze economiche per gran parte del pianeta ne siano valsa la pena.
La situazione non è migliorata: l’Iran rimane una potenza di livello mondiale, Israele continua ad espandere la sua influenza militare, lo Stretto di Hormuz è ora un luogo più insicuro e ci vorrà del tempo prima che i prezzi si stabilizzino a livello globale.
In ogni caso, l’accordo in 14 punti è solo il punto di partenza di un processo che potrebbe durare mesi, con continui scambi di opinioni tra Stati Uniti e Iran.
