LA CAMPAGNA PASS E LA VOCE DELLA RESISTENZA
INTERVISTA AD AMIR SHABAN JOOLA
Questo testo si inserisce nel contesto della campagna globale «People Against Sanctions and Siege» (PASS) — Popoli contro le sanzioni e l’assedio —, un’importante mobilitazione internazionale pianificata per i Giorni di Azione dal 1° al 10 ottobre 2026, che vede la ferma solidarietà al fianco di Iran, Yemen, Cuba e Gaza.
Oltre il blocco e l’assedio: La mobilitazione internazionale contro le sanzioni imperialiste
Le sanzioni economiche, commerciali e finanziarie unilaterali imposte dagli Stati Uniti e dalle potenze occidentali non costituiscono un mero strumento di pressione diplomatica, bensì veri e propri strumenti di guerra asimmetrica. Distribuite sistematicamente contro i paesi della Maggioranza Globale (BRICS e paesi non allineati), queste misure coercitive mirano a strangolare le economie nazionali, isolare le nazioni e limitare l’accesso a risorse vitali quali tecnologia, medicina, carburante e beni essenziali. Il prezzo più alto viene inevitabilmente pagato dalle popolazioni più vulnerabili all’interno di nazioni sovrane che scelgono la via della resistenza e dell’emancipazione, come l’Iran, lo Yemen, Cuba, il Venezuela e l’indomita resilienza di Gaza.
In questo scenario di crescenti tensioni geopolitiche e di riallineamento multipolare degli affari mondiali, la campagna internazionale PASS (People Against Sanction & Siege – 1-10 ottobre 2026), promossa dalla Coalizione Globale per Resistere all’Imperialismo Statunitense, assume un’importanza cruciale. Dieci giorni di mobilitazione globale che uniscono attivisti per la pace, movimenti sindacali, ricercatori, giuristi, accademici e giornalisti per esigere l’immediata cessazione di questa politica genocidaria di assedio e sanzioni.
Attraverso la voce di BRICS and Friends, sosteniamo con orgoglio questo appello internazionale. Per fare luce sui motivi alla base di questa mobilitazione, sulle forme di azione coordinata richieste e sull’imperativo di costruire una solida alleanza tra i popoli contro l’egemonia economica imperiale, presentiamo un’intervista esclusiva con uno degli organizzatori della campagna.
È in questo scenario che si colloca la testimonianza e l’analisi di Amir Shaban Joola. Amir Shaban Joola (noto in persiano come حجتالاسلام امیر شعبان جولا) è un religioso, ricercatore, intellettuale e attivista politico iraniano impegnato nella promozione della cooperazione internazionale, dei diritti dei popoli e della resistenza contro le sanzioni economiche e l’egemonia imperialista. Con la sua riflessione, Shaban Joola offre una chiave di lettura profonda e radicale sulle dinamiche del potere globale, sul ruolo mistificatorio dei media occidentali, sulla natura brutale dell’arma dei blocchi e sulle prospettive aperte dalla cooperazione multipolare verso un ordine internazionale fondato sul rispetto reciproco, sull’indipendenza e sull’autodeterminazione dei popoli.
Quali sono le motivazioni di fondo e gli obiettivi primari della campagna PASS (People Against Sanction & Siege) in vista dell’imminente mobilitazione dal 1 al 10 ottobre 2026? In che modo l’alleanza tra movimenti popolari, attivisti e intellettuali può contrastare efficacemente l’impatto devastante delle sanzioni unilaterali degli Stati Uniti?
La realtà è che un blocco economico non è un’alternativa a basso costo alla guerra; piuttosto, è un’arma di distruzione di massa e un genocidio su larga scala. Questo perché in una guerra militare le armi convenzionali di solito colpiscono poche decine o poche centinaia di persone, e persino le armi nucleari colpiscono probabilmente decine di migliaia o diverse centinaia di migliaia di persone. Un blocco, tuttavia, è un’arma che colpisce l’intera popolazione di una nazione. Oggi assistiamo all’impiego di quest’arma contro 90 milioni di persone in Iran, 30 milioni in Yemen, 11 milioni a Cuba e 2 milioni a Gaza. Il problema è che quando avviene un bombardamento, il mondo intero vede il crimine e reagisce; ma quando si verifica un blocco, purtroppo, questo crimine non viene visto e di conseguenza non provoca reazioni globali, il che rende quest’arma ancora più pericolosa.
La Campagna PASS è un movimento di lotta civile contro quest’arma di distruzione di massa. Con la campagna PASS cerchiamo, sollevando la consapevolezza globale sulle conseguenze devastanti di quest’arma, di invitare tutte le persone ad agire contro questo crimine e, esercitando pressioni sul governo degli Stati Uniti, a prevenirne l’uso.
Le strutture e i meccanismi politici e giuridici si formano sulla scia dei movimenti popolari e delle lotte civili. Se oggi ha inizio una diffusa lotta civile contro quest’arma, essa potrà creare strutture e meccanismi nel nuovo mondo tali da non assistere più a simili crimini da parte di un governo autoritario.
I media occidentali descrivono spesso le sanzioni economiche come un’alternativa pacifica al conflitto militare. In che misura queste misure coercitive funzionano invece come una forma di guerra ibrida e un attacco diretto ai diritti umani delle popolazioni colpite, da Cuba e Iran allo Yemen e al Venezuela?
Purtroppo, i media occidentali operano in linea con il servizio degli interessi dei governi occidentali e, presentando un’immagine pacifica di un’arma di distruzione di massa, spianano la strada al suo utilizzo. Questa storia si ripete.
Le sanzioni unilaterali e le misure coercitive imposte dagli Stati Uniti e dai loro alleati contro i paesi della Maggioranza Globale (BRICS e non allineati) rappresentano oggi uno dei principali strumenti di pressione economica, militare e politica. Attraverso restrizioni commerciali, finanziarie e blocchi navali o aerei, si mira sistematicamente a impoverire le società, isolare le nazioni e ostacolare lo sviluppo, limitando l’accesso a risorse vitali quali tecnologia, medicine, cibo, carburante e beni di prima necessità, colpendo in modo sproporzionato le popolazioni più vulnerabili.
Le esperienze del Venezuela, il prolungato assedio di Gaza e dello Yemen, il blocco contro Cuba e le recenti aggressioni nei confronti dell’Iran non sono episodi isolati, ma tasselli di un più ampio disegno di imperialismo e coercizione. Di fronte a questa strategia, movimenti antimilitaristi, anti-imperialisti e le coscienze civili di tutto il mondo sono chiamati a organizzarsi e a opporsi fermamente a tali politiche.
IL RUOLO DEI MEDIA OCCIDENTALI: MANIPOLAZIONE E FABBRICAZIONE DEL CONSENSO
Il governo di Aden copre 10 milioni della popolazione dello Yemen (stiamo parlando di seguaci), e un governo di Sana’a ne copre 30 milioni (stiamo sempre parlando di seguaci). Dichiarando che il governo di Sana’a sia composto solo da ribelli, i media occidentali preparano il terreno per imporre qualsiasi tipo di pressione contro i 30 milioni di abitanti dello Yemen; se qualcuno protesta, rispondono che tali pressioni non sono rivolte al popolo yemenita, bensì ai ribelli. Eppure, non affrontano nemmeno la questione di come sia possibile che 30 milioni di persone, in un paese di 40 milioni di abitanti, siano considerati ribelli. E come osano questi media decidere per conto di altre nazioni?
Certamente, se consideriamo il blocco economico un’arma di distruzione di massa, il grilletto di quest’arma sono proprio i media, che plasmano l’opinione pubblica per legittimare l’uso di questo strumento orribile e distruttivo.
Un’altra funzione dei media occidentali è l’inversione della verità. Ad esempio, quando si parla di libertà di navigazione, apparentemente si invoca la libertà, ma in realtà non è così. Piuttosto, per libertà di navigazione svela che i paesi dotati di maggiore potenza navale debbano essere liberi di sfruttare gli interessi marittimi delle altre nazioni, senza che alcuna legge ostacoli il loro predominio. Analogamente, quando si discute di non proliferazione nucleare, sembra trattarsi di un impegno per ampliare gli usi pacifici dell’energia nucleare, mentre in realtà è uno sforzo per ostacolare i paesi che acquisiscono questa conoscenza in un secondo momento, con l’obiettivo di creare un monopolio per chi già la possiede. Come si può osservare, impianti nucleari pacifici, pur operando sotto la supervisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, vengono facilmente bombardati nel silenzio, se non con la palese cooperazione dell’agenzia stessa. Perché? Poiché il fine ultimo è che la conoscenza rimanga monopolizzata da determinate nazioni, impedendo ad altri paesi il progresso scientifico.
Proprio come uno dei primi bersagli degli Stati Uniti e di Israele in Iran, pochi anni prima in Siria e precedentemente in Iraq, è stato rappresentato dagli scienziati. Tale operazione equivale a dire a un professore universitario: «Hai il diritto di insegnare fino al quinto capitolo del libro di testo; se spieghi il sesto, devi essere ucciso!»
L’arma del blocco e delle sanzioni, limitando i bisogni primari di una nazione — come il carburante in Yemen, Cuba e Gaza, o l’accesso ai mercati finanziari e commerciali per l’Iran —, mira a indebolire e distruggere le strutture sociali di un popolo, impedendogli di acquisire potere, affinché la conoscenza e la sovranità restino monopolizzate dai detentori di questa arma mortale. Pertanto, essa non può in alcun modo essere considerata un’alternativa pacifica al conflitto militare; al contrario, va interpretata come una forma di guerra ben più violenta e brutale.
IL FILO CONDUTTORE DELLA RESISTENZA CONTRO L’EGEMONIA IMPERIALE
La campagna si schiera esplicitamente con Iran, Yemen, Cuba e Gaza. Qual è il filo conduttore che unisce queste diverse esperienze di resistenza contro l’egemonia imperiale?
La prima esperienza comune a tutti questi paesi è la volontà di decidere autonomamente del proprio destino, mentre in ciascuno di questi casi l’America e i suoi alleati cercano di dettare ciò che essi hanno o non hanno il diritto di possedere.
Un secondo elemento unificante che lega queste nazioni è la ferma opposizione a tale prepotenza, il rifiuto di arrendersi e l’assenza di timore di fronte alle minacce dei nemici.
Il terzo fattore comune è l’aggressione subita da parte dell’America e dei suoi alleati attraverso la micidiale arma del blocco e delle sanzioni.
Tuttavia, sorge spontanea una domanda cruciale: perché l’America è coinvolta ovunque si parli dell’arma letale del blocco? Vuole forse l’America, in qualità di unico utilizzatore dell’arma atomica contro gli esseri umani, fregiarsi anche dell’onore di essere l’unico fautore dell’arma letale del blocco? Perché il mondo e l’umanità dovrebbero essere le cavie da laboratorio del governo di un paese la cui storia dimostra inequivocabilmente di aver sempre causato gravissimi crimini contro l’umanità attraverso le proprie azioni?
PROSPETTIVE GEOPOLITICHE: IL MONDO MULTIPOLARE E LE ALTERNATIVE AI BLOCCHI FINANZIARI OCCIDENTALI
Da una prospettiva geopolitica, come può la crescente cooperazione all’interno del mondo multipolare offrire alternative concrete ed efficaci per aggirare i blocchi e l’isolamento finanziario occidentale?
La realtà è che auspichiamo un mondo in cui le nazioni possano impiegare i propri beni — in particolare le risorse geopolitiche — per il proprio futuro. Un mondo fondato sul rispetto reciproco e sulla cooperazione tra i paesi, e non un mondo in cui una o più superpotenze cerchino di imporre i propri valori al resto del pianeta. Ogni nazione, con la propria cultura, le proprie tradizioni, i propri beni geopolitici e il proprio capitale sociale, deve essere riconosciuta e rispettata.
Di conseguenza, se iniziative come i BRICS sapranno offrire al mondo questo modello di cooperazione e rispetto reciproco, potranno aprire la strada al collasso del mondo unipolare. Proprio come, prima dell’affermazione del mondo unipolare, le strutture presero progressivamente forma alla Conferenza di Bretton Woods, alla Conferenza di San Francisco e così via; e quelle stesse strutture, essendo nate in modo fazioso a favore dell’America, sono diventate il pilastro fondamentale della costruzione unipolare.
Naturalmente, è opportuno sottolineare che la transizione da un mondo unipolare a un mondo multipolare non deve condurre alla creazione di un assetto in cui, anziché un’unica superpotenza prepotente, se ne manifestino diverse. Al contrario, dobbiamo avanzare verso un contesto in cui ogni paese e ogni nazione possieda la propria quota, la propria posizione e il proprio rispetto nel mondo, potendo sfruttare in modo indipendente i propri beni senza dover pagare tributi ad altre potenze per poter beneficiare delle proprie risorse.
FORME DI AZIONE, MOBILITAZIONE GLOBALE E PARTECIPAZIONE DELLA SOCIETÀ CIVILE
Quali forme specifiche di azione e impegno caratterizzeranno questi dieci giorni di mobilitazione globale, e in che modo le organizzazioni della società civile e le reti internazionali possono aderire e contribuire attivamente a questa cornice di solidarietà?
Qualsiasi azione contro il blocco e le sanzioni rappresenta una partecipazione a questa mobilitazione globale. Ad esempio, nei giorni scorsi abbiamo assistito a raduni popolari in Iraq per rompere il blocco aereo contro l’Iran e ripristinare i voli tra i due paesi. O ancora, allo svolgimento di dibattiti nei media per illuminare e informare la cittadinanza sulla brutale guerra dei blocchi.
Organizzare assemblee, marce, sit-in e qualsiasi forma di protesta che, mentre informa i popoli del mondo su questa tipologia di conflitto, eserciti pressioni sull’America e sui suoi alleati affinché spezzino i blocchi imposti contro Yemen, Cuba, Gaza e Iran. Ne fanno parte anche i movimenti civili orientati a infrangere tali blocchi, come l’esperienza alla quale abbiamo assistito con il convoglio Sumud.
Gli attivisti civili di tutto il mondo possono dichiarare la propria cooperazione e solidarietà a questa campagna registrandosi su bit.ly/pass-endorse, affinché gli organizzatori possano comunicare con loro, promuovendo e valorizzando le loro attività all’interno delle iniziative della campagna.

