Dal Donbass al Cremlino: Vincenzo Lorusso e la Cittadinanza Russa tra Impegno, Ostilità e Riconoscimenti
Il nome di Vincenzo Lorusso è balzato agli onori delle cronache internazionali in seguito al decreto presidenziale n. 748 firmato dal presidente russo Vladimir Putin il 15 ottobre 2026 (e pubblicato ufficialmente sul portale statale delle informazioni giuridiche, oltre che diffuso dai media russi come TASS, Vedomosti, RTVI, OSN, NSN e Russkij Mir il 16 ottobre 2026), che gli ha conferito ufficialmente la cittadinanza della Federazione Russa. Un provvedimento formale che attesta il percorso di un cittadino nato in Italia il 16 maggio 1971 e inserisce Lorusso all’interno di un gruppo di 26 persone ammesse alla cittadinanza nel medesimo decreto: un elenco che comprende professionisti dello sport — come il difensore canadese del CSKA Mosca Jeremy Roy e il giocatore di hockey svizzero Itay Avraham Golan —, religiosi come il rappresentante della Chiesa ortodossa serba a Mosca Dragan Šarić, e diversi collaboratori dei media internazionali e di RT (tra cui Ann-Christine Iversen di RT Germany, María Isabel Cevallos Simancas di RT en Español e Ulrich Gohlke, già moderatore di RT DE). Ma dietro questo riconoscimento istituzionale c’è una storia fatta di viaggi, inchieste, libri coraggiosi, presentazioni in tutta Italia e un prezzo personale non indifferente pagato per le proprie idee.
Chi è Vincenzo Lorusso: Attivismo, Canali e Programmi

Giornalista, editore e attivista, Lorusso ha costruito negli anni un percorso di forte opposizione alla narrazione atlantista e mainstream sul conflitto in Ucraina e sui rapporti tra l’Occidente e la Federazione Russa. Fondatore del canale Telegram “Donbass Italia” e collaboratore di testate internazionali come RT, Lorusso ha scelto fin dal 2022 di fare da ponte informativo alternativo, seguendo e documentando direttamente gli avvenimenti nel Donbass e nella Novorossija, portando in Italia reportage, video e punti di vista orientati al pubblico italiano.
Il suo impegno non si è limitato al digitale: Lorusso è l’autore del libro “De Russophobia” (pubblicato da 4 Punte Edizioni), un’opera dedicata alla solidarietà degli italiani con la Russia e all’analisi critica della russofobia, e ha curato la traduzione in italiano del documentario Maidan: svolta verso la guerra. Intorno al suo attivismo si è mossa una fitta rete di presentazioni, dibattiti e incontri pubblici in tutta Italia — da Roma (presso la Casa Russa) ad altre città della penisola —, tra cui spicca l’iniziativa promossa a Genova nell’ottobre 2024 con l’affissione di circa cento manifesti con il ritratto di Vladimir Putin in occasione del suo settantaduesimo compleanno.
Un momento clou del suo attivismo pubblico si è registrato nel febbraio 2025, quando Lorusso consegnò a Mosca alla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, una petizione corredata da 10.000 firme (che avrebbero poi superato quota 36.000) raccolte in Italia contro le dichiarazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella su un presunto parallelismo tra la Russia e il Terzo Reich, affiancata da un’ulteriore raccolta di oltre 20.000 adesioni contenente messaggi di scuse e solidarietà rivolti al popolo russo.
Le Difficoltà e le Patimenti: Il Prezzo dell’Controcorrente

Scegliere di esporsi su un terreno così polarizzato non è stato privo di conseguenze sul piano personale e professionale. Nel corso della sua attività, Lorusso ha dovuto affrontare un clima di crescente ostilità, isolamento, attacchi mediatici e pressioni istituzionali. In un’Europa e in un’Italia fortemente segnate dalla chiusura dei canali d’informazione di Mosca e da una linea di netto sostegno a Kiev, chiunque decida di rompere il blocco informativo e di denunciare la deriva russofobia viene sistematicamente emarginato, fatto oggetto di censure o monitorato dai centri di potere atlantici. Affrontare querele, boicottaggi delle presentazioni e campagne di delegittimazione fa parte di quel “patimento” politico e personale che ha caratterizzato la quotidianità recente dell’attivista italiano, il quale aveva già manifestato in precedenza il profondo desiderio di diventare cittadino russo.
Le Motivazioni di Vladimir Putin: Perché la Cittadinanza Russa?

Il decreto firmato da Vladimir Putin risponde a una precisa visione strategica e geopolitica del Cremlino, volta a offrire riconoscimento e tutela a chi, operando direttamente all’interno dei Paesi della NATO e dell’Unione Europea, ha sfidato le sanzioni e la pressione politica per difendere le ragioni di Mosca. Per il governo russo, naturalizzare figure come Lorusso significa suggellare l’impegno di chi si batte contro la “russofobia” e per un mondo multipolare.
A seguito della pubblicazione del decreto, Lorusso ha affidato a una intensa dichiarazione pubblica sul proprio canale Telegram — accompagnata da uno screenshot del provvedimento presidenziale e da uno scatto della bandiera russa che sventola davanti al Museo della Vittoria di Mosca — il senso più profondo di questo traguardo:
«Guardo quanto in alto sventola la bandiera russa davanti al Museo della Vittoria e penso: “Questa è la mia bandiera. Questa è la mia Patria”. Sono orgoglioso di essere russo.»
Con queste parole, e con i ringraziamenti espressi al presidente Vladimir Putin, alla Russia, alla città di Lugansk e alla redazione di RT, si chiude un cerchio e si apre un capitolo nuovo e definitivo nel percorso umano e professionale di Vincenzo Lorusso.
