PREMESSA TEORICA: L’IMPOSTURA D’INSEGNA E IL DISSOLVIMENTO DELLA COERENZA POLITICA
Comprendere la reale architettura finanziaria e le alleanze internazionali del MEK (Mujaheddin-e Khalq / NCRI) è un’operazione d’igiene analitica imprescindibile per smantellare una delle più sofisticate e pericolose mistificazioni della politica contemporanea.
In un’epoca in cui la percezione pubblica viene saturata da slogan liberamente manipolabili, molte organizzazioni autoritarie e settarie hanno imparato ad appropriarsi delle categorie fondamentali del progresso umano: “diritti umani”, “democrazia” e, soprattutto, “femminismo”. Presentandosi in Occidente con la maschera patinata dell’emancipazione femminile — incarnata dal culto della personalità di Maryam Rajavi — il MEK si è accreditato per anni presso cancellerie, università e organi di stampa.
Tuttavia, quando si analizza dove vanno a finire le sue enormi risorse e chi sono i suoi alleati reali, l’impostura crolla. Si scopre così che un’organizzazione che proclama la liberazione delle donne in Iran si comporta, nei fatti, come un’incubatrice finanziaria e politica delle forze più reazionarie, misogine, islamofobe e neomaschiliste del pianeta.
È un paradosso devastante che impone una presa di coscienza immediata: le donne e i movimenti progressisti non possono permettersi il lusso di cadere in questo inganno. Com’è possibile che un’organizzazione che dichiara di voler “liberare le donne iraniane” sostenga ed eroghi milioni di euro alla frangia più estremista del Partito Repubblicano statunitense? Parliamo di quegli stessi ambienti che finanziano apertamente la manosfera, i movimenti neomaschilisti, le correnti che minimizzano la violenza di genere, che combattono i centri antiviolenza e che teorizzano lo smantellamento delle leggi sullo stupro per riportare la condizione femminile indietro di due secoli.
La domanda da porsi è radicale: se dicono di volere la democrazia in Iran, perché contribuiscono a distruggere e militarizzare le democrazie occidentali? Perché finanziano partiti che vogliono smantellare i diritti civili, cancellare l’autonomia delle donne sui propri corpi e sostituire le garanzie democratiche con governi gerarchici, patriarcali e autoritari? La risposta è spietata: non esiste alcuna agenda di liberazione. Esiste solo una spinta all’accumulo di potere e alla reazione globale, dove il “femminismo” è un mero marchio pubblicitario da vendere nei salotti europei per coprire il finanziamento all’oscurantismo nazional-identitario, militarista ed imperialista.
IL MEK COME AGENZIA DI PROPAGANDA: DALL’ISLAMOFOBIA STRUMENTALE ALL’EROSIONE DEMOCRATICA
Rimosso ogni alibi ideologico, emerge la vera natura funzionale del MEK nel contesto odierno: esso cessa di essere un movimento di liberazione per configurarsi come una vera e propria agenzia d’influenza e propaganda al servizio delle correnti più autoritarie dell’atlantismo e dello schieramento neoconservatore.
L’organizzazione non possiede più una reale ragione d’essere socio-politica se non quella di produrre una narrazione fortemente orientata all’islamofobia sistemica e al nazionalismo identitario più esasperato. Questa macchina di disinformazione opera secondo linee precise:
- Satanizzazione e reificazione geopolitica: Sotto la copertura di una finta “opposizione democratica” in Iran, il MEK diffonde un discorso che dipinge l’intero contesto mediorientale attraverso categorie islamofobe e orientaliste, funzionali a giustificare sanzioni economiche devastanti, pressioni militari ed eventuali interventi armati.
- Standard atlantisti ed erosione istituzionale: Infiltrando i canali di rappresentanza europei e nordamericani, il MEK opera come una forza erosiva all’interno delle democrazie occidentali. Promuovendo l’alleanza con movimenti sovranisti ed estremisti, favorisce la deriva verso un Occidente militarizzato, neo-imperialista e autoritario, dove i diritti fondamentali vengono progressivamente subordinati alle esigenze della sicurezza e del controllo geopolitico.
- L’ipocrisia dell’alleanza teocratica: Il dubbio analitico sulle reali finalità del MEK trova conferma nelle sue pratiche finanziarie. L’apparente rigetto dell’autoritarismo in Iran e la difesa dei diritti civili cadono di fronte al sodalizio con le monarchie assolute del Golfo Persico. Il MEK dimostra così che l’appello alla democrazia in Iran e ai diritti femminili costituisce soltanto un paravento per coprire reti d’intelligence, convergenze d’affari e un profondo asservimento agli apparati di potere atlantico-sionisti.
IL BANCOMAT DEL GOLFO E IL RICICLAGGIO DEI PETROLDOLLARI
La sproporzionata capacità di spesa del MEK trova spiegazione nella sua graduale metamorfosi in un proxy geopolitico al servizio delle monarchie teocratiche e assolute del Golfo Persico.
Dopo la caduta del regime iracheno di Saddam Hussein nel 2003 (che per un ventennio era stato il loro principale finanziatore e protettore militare), il MEK ha cercato e trovato nuovi sponsor statali desiderosi di usare una struttura d’intelligence per destabilizzare Teheran.
L’asse finanziario con Riyadh
Il canale saudita è emerso pubblicamente con la presenza del principe Turki al-Faisal — ex capo dei servizi segreti sauditi (General Intelligence Directorate) — al raduno del MEK a Parigi nel luglio 2016. In quell’occasione, al-Faisal ha formalizzato una partnership strategica che andava avanti da anni nell’ombra.
Inchieste e testimonianze di defettori del gruppo descrivono una rete di finanziamenti basata su:
- Consegne di oro e merci convertibili: Flussi finanziari miliardari fatti scorrere non solo tramite bonifici, ma attraverso trasferimenti di lingotti d’oro e beni veicolati nei circuiti informali dell’hawala.
- ONLUS e finte donazioni: L’immensa liquidità proveniente dagli apparati del Golfo viene fatta fluire attraverso una miriade di finte fondazioni benefiche e associazioni d’involucro in Europa (Spagna, Francia, Germania). Il denaro entra nei conti come “generose donazioni della diaspora” per poi essere riallocato in operazioni d’influenza politica.
Si consuma qui una grottesca contraddizione: un’organizzazione che sostiene di battersi per la libertà delle donne viene sostentata direttamente da una monarchia teocratica, tra i regimi più restrittivi e patriarcali al mondo.
IL LABORATORIO SPAGNOLO: QUASI UN MILIONE DI EURO PER CREARE VOX
Il caso più emblematico dell’ingerenza finanziaria del MEK nella politica europea riguarda la nascita e la strutturazione di Vox, il partito dell’estrema destra spagnola guidato da Santiago Abascal.
Inchieste documentate (tra cui i report del quotidiano El País) hanno ricostruito con precisione la mappa di questi fondi:
Anatomia dell’operazione: 146 bonifici dall’ombra
Tra il dicembre 2013 e la primavera del 2014, nei primi mesi di vita di Vox, il partito ha ricevuto ben 939.007 euro direttamente dalle casse riconducibili al MEK e al NCRI.
- I canali: Il denaro è arrivato frazionato in 146 distinti bonifici bancari internazionali provenienti da conti e sostenitori del MEK distribuiti in vari Paesi europei e nordamericani.
- Il regista: L’operazione è stata mediata da Alejo Vidal-Quadras, eurodeputato spagnolo, co-fondatore di Vox ed esponente di punta dell’associazione Friends of a Free Iran al Parlamento Europeo, da anni principale lobbista del MEK a Bruxelles.
A cosa sono serviti quei soldi?
Quel milione di euro ha rappresentato oltre l’80% del budget complessivo con cui Vox ha affrontato la sua prima campagna elettorale europea nel 2014. Con quei fondi sono stati pagati gli stipendi d’esordio della dirigenza (compreso quello di Santiago Abascal), l’affitto della sede centrale a Madrid, l’infrastruttura informatica e la propaganda elettorale.
La saldatura ideologica contro la democrazia spagnola
Finanziando Vox, il MEK ha fatto da balia ad una forza politica che fa dell’antifemminismo viscerale il suo tratto identitario: abrogarne le tutele contro la violenza di genere, cancellare i programmi di prevenzione, demonizzare i diritti civili e restaurare un modello identitario d’ispirazione franchista. Il MEK ha così sostenuto la forza che tenta di abbattere il governo progressista e femminista di Pedro Sánchez, schierandosi dalla parte dell’oscurantismo.
L’ASSE CON L’ESTREMA DESTRA USA: I REPUBBLICANI E LA MANOSFERA
Oltre all’Europa, il terreno preferenziale su cui il MEK investe le sue risorse sono gli Stati Uniti, attraverso la saldatura con la frangia più intransigente, reazionaria e misogina del Partito Repubblicano.
La strategia americana si basa sul pagamento sistematico di lauti compensi per conferenze (speaking fees), versando dai 20.000 ai 50.000 dollari a discorso a figure chiave della destra statunitense:
- John Bolton: L’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale, tra i “falchi” più aggressivi dell’amministrazione Trump, habitué dei congressi del MEK.
- Rudy Giuliani: L’ex avvocato di Trump, da anni oratore retribuito e sostenitore della leadership di Maryam Rajavi.
- Mike Pompeo: L’ex Segretario di Stato ed ex direttore della CIA, spintosi fino a visitare il campo blindato del MEK a Manëz, in Albania.
- Mike Pence e Newt Gingrich: Esponenti del fondamentalismo religioso e politico repubblicano, regolarmente compensati dal gruppo.
La minaccia alla democrazia e ai diritti femminili
Questa convergenza non è neutra. I settori più estremi del repubblicanesimo americano finanziati e corteggiati dal MEK sono gli stessi che coordinano l’attacco frontale ai diritti democratici negli Stati Uniti: dal ribaltamento delle tutele sull’aborto al sostegno verso gli ambienti neomaschilisti e della manosfera, fino alla riduzione dei fondi per le strutture di supporto alle vittime di violenza domestica.
Se un’organizzazione investe i propri capitali per rafforzare chi negli Stati Uniti ed in Europa militarizza la società, erode lo stato di diritto e teorizza la sottomissione femminile, appare evidente come la promessa di portare la “democrazia” altrove sia solo un paravento per alimentare l’autoritarismo e la reazione globale.
La traiettoria finanziaria e politica del MEK dimostra il pericolo di un’impostura ideologica non più tollerabile.
Dietro la vetrina di una presunta opposizione “democratica e femminista”, agisce un’infrastruttura opaca che canalizza petrodollari per alimentare i movimenti neofascisti di Vox in Spagna, l’estremismo misogino dei repubblicani negli Stati Uniti e le forze che minano dall’interno le democrazie occidentali. Decodificare queste trame è un atto di difesa fondamentale per la ricerca scientifica, per i diritti civili e per la tenuta di qualsiasi prospettiva di reale liberazione.
