Ro. Ro. – Essendo visceralmente ateo, dopo oltre trent’anni di corrispondenza di guerra, non riesco a credere in un qualsivoglia essere superiore e soprattutto creatore, per questo analizzo il fenomeno dal punto di vista della “Dio SpA”, come si potrebbe definire l’accumulo intensivo e compulsivo di qualunque cosa possa tornare utile, sia dal punto di vista politico che soprattutto personale. Prendere tutto, possedere tutto, esercitare potere su tutto, sia materialmente che spiritualmente.
Mai come ai giorni nostri la ricchezza è concentrata in poche mani, fino a vertici come Elon Musk, diventato il primo trilionario della storia per avere sfondato il tetto dei mille miliardi di dollari di patrimonio accumulato, e con tale montagna di soldi, una montagna di potere, che comprende anche e soprattutto la manipolazione delle coscienze, per imporre il dominio di pochi su molti, ad esempio con la massa di satelliti per le comunicazioni, messi in orbita nella bassa fascia atmosferica terrestre, che va di pari passo con il possesso dell’intelligenza artificiale.
Un’immagine che ricorda Elliot Carver, antagonista di James Bond nel film “Agente 007 – Il domani non muore mai”, magistralmente interpretato da Jonathan Pryce. Un magnate delle comunicazioni di fama mondiale, che con i suoi satelliti fornisce un’ampia copertura mondiale di notizie, da lui meticolosamente rielaborate, per causare una guerra tra la Cina e Gran Bretagna e, di conseguenza, un conflitto mondiale, ovviamente per possedere l’informazione a livello planetario. Con un senso di umorismo sarcastico e spietato, non è un uomo di parola, ricattando chiunque attraversa il suo percorso, per poi tradire coloro che si inchinano al suo ricatto.
C’è una intima e inquietante corrispondenza fra Elon Musk, Elliot Carver, e la guerra che viene sempre scatenata per profitto, manipolando perfino lo stesso Creatore, a dimostrazione della tesi di Arthur Schopenhauer (“Non è Dio ad avere creato il mondo, ma il mondo ad avere creato Dio”).
Il concetto di Dio non è più l’essere supremo assoluto, ma un valore da utilizzare, e il termine “assoluto” (etimologicamente dal latino “absolutus”, cioè “slegato da ogni da vincolo”) si trasferisce nella figura del dominatore in Terra perché subordinato all’utilizzo che i nuovi padroni hanno intenzione di farne.Sempre citando Schopenauer, l’idea del divino come entità trascendente, nasce nella mente umana, in conseguenza del “Thàuma” (la “meraviglia” degli antichi greci), lo “stupore” angoscioso provocato dalla consapevolezza della mortalità. Non a caso la mitologia greca assegnava caratteristiche prettamente umane alle divinità: invidia, gelosia, vendetta, volontà di potere, inganno, e via di seguito…
Dal Pantheon al Dio Unico non c’è molta differenza, a parte la fondamentale caratteristica di non interferire nelle umane vicende, concedendo la comodità del libero arbitrio, escamotage che consente di scatenare guerre, povertà, e ogni qualsivoglia nota negativa, salvo poi fare atto di pentimento per garantirsi la salvezza. E’ sempre meno efficace l’immaginazione del Dio onnipotente, che crea il mondo e nel mondo mette la creatura umana, con la certezza, più che la speranza, della salvezza dopo la morte.
Certo, la privatizzazione, l’utilizzo e la manipolazione della figura divina non è una trovata dei nostri tempi, ma una costante fin dagli albori della storia, e di esempi ce ne sono a non finire, come le Crociate, la colonizzazione delle Americhe, i missionari in Estremo Oriente, tutti allineati al concetto “Dio lo vuole”, o “Gott mit Uns” che sia, anche se oggi tale tecnica ha raggiunto particolati vette di qualità.
Lo stesso segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, è etichettato come invasato pseudo-religioso (oltre che come semi-alcolizzato), con il motto “Dio lo vuole” tatuato sul braccio, motivo con il quale sta conducendo la guerra contro gli “infedeli” iraniani e arabi palestinesi.

Anche Dio quindi, è diventato propaganda politica e sostegno alle guerre di aggressione, come lo è stato per l’Afghanistan o l’Iraq. E che dire poi delle foto che ritraggono il “Deus ex Machina” in persona, il “biondo” presidente Donald, seduto in tronfio atteggiamento e circondato da esagitati cortigiani osannanti, che gli impongono le mani come a garantirgli la protezione del Creatore? Non è forse più che evidente per quanto riguarda il caso dello Stato ebraico, ormai diventato una teocrazia ancora più estremista di quella iraniana?
Il concetto di Dio ha poi subìto varie modifiche utilitaristiche a partire dall11 settembre e poi attraverso Gaza. La contesa prolungata col fondamentalismo islamico ha alimentato l’ascesa del fondamentalismo sionista, e viceversa. Ma un Dio nazionale e nazionalista è quanto di più blasfemo, pagano e idolatrico possa esistere. Ed è proprio questo alla base della “crociata” sionista che vuole arrivare a realizzare “Eretz Israel” (“Grande Israele”) obiettivo strategico derivante dall’affermazione biblica di Dio che vuole la terra promessa ad esclusivo uso del popolo ebraico, che di ebraico ha sempre meno, fino a legittimare lo sterminio di massa della popolazione palestinese.
Oltre l’idea di Dio, Yahweh o Allah che sia, il Creatore è appannaggio dei più forti, non dei più deboli, perché vuole ciò che vogliono i più forti e non il contrario.
Una contraddizione in termini, un rinnegamento diventato realtà, perché nega il concetto secondo il quale la divinità è per definizione equanime. Ne deriva che la tanto osannata onnipotenza è resa priva di significato dalla stessa potenza dell’uomo forte.
In questi termini, il concetto di divinità cessa di essere dottrina religiosa e diventa in tutto e per tutto ideologia, sostenuta dalla tecnologia in continuo sviluppo e dalle intenzioni umane, che determinano l’immanenza di Dio ridotta alle proprie scelte e azioni.
Quindi, oltre la teoria di Arthur Schopenhauer, si sfocia in quella di Friedrich Nietzsche, secondo cui “Dio è morto”, se mai è esistito, o semmai sopravvive nella trasposizione della privatizzazione, secondo la volontà dei più potenti e più forti. In questa chiave di lettura, risulta perfino inutile parlare di “superuomo”, perché basta considerare semplicemente l’uomo.
