Si è tenuto questo lunedì 25 maggio 2026, presso l’Ambasciata di Cuba a Roma, un eccezionale incontro culturale dedicato alla celebrazione dei 60 anni di Biografía de un Cimarrón, capolavoro assoluto della letteratura testimoniale e dell’antropologia caraibica. L’evento ha visto la straordinaria partecipazione del suo autore, l’illustre intellettuale e antropologo cubano Miguel Barnet, offrendo al pubblico presente un’importante occasione di riflessione sulle radici identitarie della cultura afrocubana, sulla sociologia della resistenza e sui legami transatlantici che uniscono l’isola al vecchio continente.

Dalla Cuba profonda alla prestigiosa vetrina di Gallimard
Nel corso del suo intervento, Barnet ha ripercorso la genesi di quest’opera fondamentale, nata dall’ascolto e dalla trascrizione delle memorie di Esteban Montejo, un ex schiavo fuggitivo (cimarrón) che visse sulla propria pelle la piaga della schiavitù nei campi di canna da zucchero, la vita clandestina nei boschi (il cimarronaje) e le successive lotte d’indipendenza cubane. L’antropologo ha condiviso aneddoti legati ai suoi storici viaggi in Francia e alla consacrazione internazionale del volume, entrato nel catalogo della leggendaria casa editrice parigina Gallimard.
La pubblicazione per i tipi di Gallimard – la medesima casa editrice che ha dato voce ai pilastri dell’esistenzialismo e del pensiero critico europeo come Jean-Paul Sartre – non rappresenta soltanto un traguardo editoriale, ma sancisce il definitivo riconoscimento della memoria degli oppressi all’interno del canone della grande letteratura mondiale. Il racconto del *cimarrón*, da documento locale, si è elevato a manifesto universale di libertà.
La Rumba come codice di resistenza: oltre il folklore
L’iniziativa ha offerto un perfetto parallelismo tra la parola scritta di Barnet e la tradizione coreutica e musicale dell’isola. Durante l’incontro, arricchito dalla proiezione di un documentario d’archivio, sono stati sviscerati i complessi significati storici e sociologici della Rumba.
Lungi dall’essere un semplice intrattenimento, la Rumba nasce storicamente nel XIX secolo nei complessi residenziali urbani (solares) e nei porti di Matanzas e L’Avana, configurandosi fin da subito come uno straordinario strumento di resistenza culturale. In una società coloniale e schiavista che tentava di annientare l’identità dei neri deportati dall’Africa, la Rumba divenne un codice di comunicazione clandestino e un’area di libertà sottratta al controllo dei dominatori.
Attraverso i suoi tre stili principali – il Yambú (più antico e cerimoniale), la Columbia (danza acrobatica maschile di origine rurale) e il Guaguancó (caratterizzato dal gioco di seduzione e dal celebre vacunao) – le comunità afrocubane hanno preservato e risemantizzato la loro memoria ancestrale. La Rumba si è sviluppata come una forma di controcultura espressa attraverso l’uso di strumenti improvvisati (cassette di legno per il baccalà, cucchiai, padelle) prima ancora dell’uso dei tamburi industriali, dimostrando che la creatività subalterna sa farsi argine contro l’oppressione sistolica. Non è un caso che oggi sia riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Vent’anni di Timbalaye in Italia: un ponte transnazionale
Questo immenso patrimonio immateriale non sarebbe fruibile nella nostra penisola senza il lavoro politico e culturale del progetto Timbalaye (Promotori della Ruta de la Rumba), guidato dal coreografo e ballerino Ulysses Mora e dalla sua inseparabile compagna, moglie e collega Irma Castillo.
L’evento odierno ha infatti un sapore speciale: Timbalaye festeggia i suoi 20 anni di attività in Italia. Nato due decenni fa dall’esigenza di sradicare la mercificazione turistica della danza cubana in Europa, il movimento ha operato per restituire alla Rumba la sua dignità scientifica, storica e antropologica.
In questi vent’anni, Mora e Castillo hanno costruito un vero e proprio “ponte transnazionale” tra l’Italia e Cuba, portando lo studio dei tamburi batá e delle danze afrocubane nelle università, nei teatri e nelle piazze italiane, dimostrando che i linguaggi di liberazione nati nel Terzo Mondo possiedono una portata universale capace di dialogare con le periferie e i contesti sociali di tutto il pianeta. La Ruta de la Rumba, che ogni anno attraversa le province cubane per mappare la memoria viva dei quartieri, trova nel presidio italiano di Timbalaye un alleato strategico fondamentale per la cooperazione culturale internazionale.
Un presidio di memoria e solidarietà
L’incontro tra l’antropologia letteraria di Miguel Barnet e l’attivismo artistico ventennale di Timbalaye dimostra che la memoria del cimarronaje – l’istinto insorgente contro ogni forma di catena – non appartiene al passato. Resta, al contrario, uno strumento interpretativo fondamentale per leggere le dinamiche geopolitiche contemporanee, la difesa della sovranità culturale e il valore inestimabile dell’autodeterminazione dei popoli.
La necessità della solidarietà militante: difendere Cuba oggi
In questo preciso momento storico, sostenere e difendere l’isola non è un semplice atto di solidarietà formale, ma un dovere politico e umano imprescindibile. Cuba continua a essere il bersaglio di una guerra asimmetrica, economica e mediatica permanente, orchestrata dalle forze imperialiste che non tollerano l’esempio della sua sovranità. Oggi più che mai, l’isola rischia di subire attacchi destabilizzanti, sanzioni strangolanti e persino minacce concrete di aggressioni e attentati dinamitardi volti a spezzare la resistenza del suo popolo. In un simile contesto di costante assedio, salvaguardare la cultura afrocubana, l’antropologia del cimarronaje e la memoria viva della Rumba significa proteggere lo scudo identitario di una nazione che ha fatto della dignità la sua prima linea di difesa. Aiutare Cuba, sostenendo progetti di cooperazione internazionale e sradicando la propaganda mistificatoria occidentale, significa difendere un avamposto di libertà e un faro di speranza per tutti i popoli del Terzo Mondo che lottano contro l’oppressione e per la propria autodeterminazione.
