Il rapporto presentato al Consiglio di Sicurezza ONU riaccende lo scontro politico sul futuro della Striscia: ricostruzione, disarmo, aiuti internazionali e gestione postbellica al centro del confronto.
di Chiara Cavalieri
GAZA– Si riaccende il duro confronto internazionale sul futuro della Striscia di Gaza dopo il rapporto presentato dal cosiddetto “Consiglio per la Pace” al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel quale Hamas viene indicato come il principale ostacolo all’attuazione del piano globale di ricostruzione del territorio palestinese devastato dalla guerra.
Secondo il documento, il nodo centrale che continua a impedire il decollo del processo di ricostruzione sarebbe il rifiuto di Hamas di disarmarsi e di cedere il controllo della sicurezza e dell’amministrazione della Striscia. Una condizione che, secondo il rapporto, rappresenterebbe il prerequisito imposto dalla comunità internazionale e dai principali finanziatori per avviare investimenti concreti sul territorio.
Il rapporto evidenzia come siano stati promessi circa 17 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza, ma denuncia un enorme divario tra gli impegni annunciati e i fondi effettivamente utilizzati sul terreno. La situazione umanitaria, infatti, continua a essere drammatica.

Secondo le stime contenute nel documento, la ricostruzione richiederebbe oltre 30 miliardi di dollari, considerando che circa l’85% degli edifici e delle infrastrutture della Striscia risultano distrutti o gravemente danneggiati. A questo si aggiunge la presenza di circa 70 milioni di tonnellate di macerie da rimuovere prima ancora di poter avviare una vera fase di ricostruzione.
Il rapporto sottolinea inoltre che il cessate il fuoco si sarebbe mantenuto per circa sette mesi nonostante violazioni e tensioni continue, permettendo un aumento degli aiuti umanitari superiore al 70%. Tuttavia, i bisogni della popolazione restano enormi e la crisi umanitaria continua a pesare sull’intera Striscia.
Tra gli elementi più controversi del documento emerge anche il riferimento a una possibile “Forza internazionale di stabilizzazione”, che sarebbe pronta a intervenire nella Striscia sotto una guida unificata statunitense. Parallelamente, il Consiglio per la Pace sostiene che decine di migliaia di giovani palestinesi avrebbero presentato domanda per entrare in nuove forze di polizia previste nel quadro della futura gestione di Gaza.
Il rapporto invita apertamente il Consiglio di Sicurezza ONU a esercitare “pressioni reali” su Hamas e sulle altre fazioni palestinesi affinché accettino la tabella di marcia proposta per il dopoguerra.
La risposta di Hamas non si è fatta attendere. In una dura dichiarazione, il movimento palestinese ha respinto integralmente il rapporto, definendolo “una distorsione della verità” e accusandolo di adottare completamente le condizioni israeliane.
Secondo Hamas, il documento assolverebbe Israele dalle proprie responsabilità nelle continue violazioni del cessate il fuoco e ignorerebbe le restrizioni imposte ai valichi e all’ingresso dei materiali necessari alla ricostruzione delle infrastrutture civili.
Il movimento sostiene di non rappresentare l’ostacolo alla ricostruzione della Striscia e ribadisce di avere già espresso disponibilità a trasferire l’amministrazione di Gaza a un “comitato nazionale” o a un “governo nazionale” durante la fase transitoria, purché vengano revocati il blocco e le restrizioni israeliane.
Per Hamas, l’inserimento del tema del disarmo nel rapporto rappresenterebbe un tentativo politico di sabotare l’accordo di cessate il fuoco e di modificare le condizioni originariamente concordate.
La vicenda evidenzia ancora una volta quanto la ricostruzione di Gaza resti legata non soltanto alla disponibilità economica internazionale, ma soprattutto al delicato equilibrio politico, militare e diplomatico che coinvolge Hamas, Israele, gli Stati Uniti, i Paesi arabi e le organizzazioni internazionali.
Nel frattempo, milioni di civili palestinesi continuano a vivere tra distruzione, emergenza umanitaria e incertezza sul futuro della Striscia.
© 𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗘𝗿𝗶𝗱𝗮𝗻𝘂𝘀 – 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗶
