La grande menzogna su Cuba: quando il disfattismo atlantista maschera l’aggressione imperialista
Il dibattito geopolitico mainstream continua a produrre narrazioni tossiche e preconcette nei confronti di Cuba, trovando nei recenti dossier di stampa — come il numero monografico della rivista Limes dal titolo emblematico “Cuba, patria e morte” — l’ennesimo manifesto di un cinismo disfattista. Attraverso le analisi di redattori come Federico Petroni, l’establishment mediatico insiste sul logoro leitmotiv della “rivoluzione tradita”, avallando il teorema spietato secondo cui gli Stati Uniti mirerebbero a «prendere l’isola per fame» e riducendo un popolo in lotta a una massa divisa tra rassegnazione e rabbia. È lo sguardo del predatore imperialista, che rovescia le responsabilità storiche e spaccia la sofferenza materiale dei cubani non per il risultato di un blocco genocida, ma per un fallimento intrinseco del socialismo.
La complicità del “campo progressista” europeo
A rendere questa operazione ideologica ancora più viscida è il ruolo complice svolto da ampi settori del campo progressista in Europa e in Italia. Eredi di un riformismo borghese e subalterno all’egemonia eurocentrica, questi opinionisti si ergono a censori permanenti della via cubana. Pretendono da una nazione sotto assedio standard da socialdemocrazia occidentale, rimuovendo scientemente il fattore scatenante di ogni crisi sull’isola: il bloqueo. Usando i “diritti umani” come clava retorica, questo pseudo-progressismo salottiero fa il gioco di Washington, negando a un popolo sovrano il diritto inalienabile all’autodeterminazione.
La ferocia dell’era Trump: l’esasperazione scientifica del blocco
Chi frequenta Cuba e ne osserva la realtà sa bene che i cambiamenti sociali e le difficoltà economiche non nascono da un collasso ideologico, ma dalle ferite profonde inferte da una guerra asimmetrica e totale. Per comprendere la gravità della situazione odierna è imperativo denunciare l’esasperazione del blocco operata dall’amministrazione Trump, le cui sanzioni draconiane non solo sono state mantenute, ma costituiscono l’architettura di un vero e proprio strangolamento economico premeditato.
Trump ha smantellato ogni canale di barlume diplomatico per calibrare un attacco chirurgico contro la sopravvivenza quotidiana dei cubani:
- L’attivazione del Titolo III della Legge Helms-Burton, che ha scatenato la persecuzione giudiziaria extraterritoriale contro le aziende internazionali che investono o commerciano con l’isola, bloccando credito e investimenti esteri.
- Il soffocamento dei flussi finanziari e turistici, attraverso il bando delle crociere, delle rotte aeree e delle rimesse familiari (remesas), colpendone direttamente il sostentamento.
- La guerra petrolifera, con la persecuzione spietata delle navi cisterna per privare Cuba dei carburanti necessari alla produzione energetica, ai trasporti e all’agricoltura.
- L’infame inclusione nella lista dei paesi sponsor del terrorismo, un atto di pirateria burocratica firmato agli sgoccioli del mandato trumpiano nel gennaio 2021, che isola finanziariamente l’isola e impedisce transazioni bancarie persino per l’acquisto di farmaci salvavita o generi alimentari di base.
La resistenza popolare e la dignità di un popolo in lotta
Nonostante questo piano criminale volto allo sfinimento psicologico e materiale della popolazione, la favola mediatica di un popolo pronto a svendersi a Miami si scontra con la realtà incrollabile delle strade, dei comitati di quartiere e dei posti di lavoro. Il grosso della popolazione cubana difende con orgoglio il progetto politico della Rivoluzione.
La coscienza antimperialista del popolo è solida: i cittadini sanno perfettamente che il responsabile della fatica quotidiana è l’imperialismo statunitense, non il socialismo. La fuga di intelligenze e le difficoltà giovanili non sono prove di disaffezione ideologica, ma il risultato calcolato della pressione asfissiante dell’Impero.
A Cuba non si ripone alcuna fiducia nelle istituzioni della “comunità internazionale” liberale, complici silenziose del crimine del blocco. La vera speranza risiede nella solidarietà internazionalista dei popoli in lotta e dei governi del Sud globale. Cuba non elemosina clemenza: esige giustizia, sovranità e la fine incondizionata di un assedio che l’umanità progressista ha il dovere storico di abbattere.
