


Roma, 20 ottobre 2026 — Questo 20 ottobre, dalle ore 13:00 alle 16:30, si è tenuto un incontro di alto livello istituzionale e scientifico presso la sede della Rappresentanza Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, in via Maria Pezzè Pascolato. L’evento si è aperto con i saluti di benvenuto, l’introduzione e la moderazione del Dott. Mohsen Yazdani, collaboratore e traduttore senior della Rappresentanza Culturale, ed è proseguito con l’intervento ufficiale del Dott. Seyed Majid Emami, Consigliere Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, il quale ha introdotto il programma dei lavori e ribadito il valore strategico e culturale del simposio.
Questo evento ha offerto l’opportunità per una riflessione profonda e un’analisi articolata su tematiche quali la gestione delle risorse idriche, la transizione ecologica e, in modo particolare, il ruolo centrale, trasformativo e imprescindible delle donne nei processi decisionali, nella governance e nell’ambito della ricerca scientifica.
Le principali relatrici di questo simposio, interamente al femminile, sono state la Professoressa Narges Zohrabi e la Dott.ssa Shima Kabiri, docenti e ricercatrice iraniane di fama internazionale. I loro rispettivi percorsi scientifici e gestionali testimoniano l’eccellenza della leadership scientifica femminile che oggi guida i processi di cambiamento in Iran.

PRESENTAZIONE DELLE RELATRICI: PROFILI ACCADEMICI E ISTITUZIONALI
PROFESSORESSA NARGES ZOHRABI
La Professoressa Narges Zohrabi è una figura scientifica di spicco a livello internazionale. È Professoressa Associata presso il Dipartimento di Scienze e Ingegneria dell’Acqua dell’Università Islamica Azad (sede di Ahvaz, Khuzestan) e vanta oltre 24 anni di esperienza accademica e gestionale nell’applicazione di approcci e tecnologie innovative per il settore idrico, nello sviluppo delle competenze per la gestione integrata delle risorse idriche e nella governance dell’acqua basata sull’approccio intersettoriale Nexus Acqua-Energia-Cibo-Ecosistemi (WEFE Nexus). È inoltre la fondatrice dell’unità tecnologica “Taraz Energy Novin Sanat” presso l’incubatore dell’Università Islamica Azad di Ahvaz, nella provincia del Khuzestan, in Iran.
Il suo ruolo sul piano internazionale è di primaria importanza: attualmente ricopre la carica di Vicepresidente della Commissione Internazionale per l’Irrigazione e il Drenaggio (ICID), presiede la Task Force per l’Empowerment delle Donne nella Gestione dell’Acqua (ICID TF-WEWM) all’interno della stessa Commissione ed è responsabile del nodo regionale iraniano per il Programma Internazionale di Ricerca su Irrigazione e Drenaggio (IRPID). Per conto dell’ICID, ha contribuito alla redazione di rapporti e documenti globali delle Nazioni Unite e di UN-Water, tra cui il Rapporto Mondiale delle Nazioni Unite sullo Sviluppo delle Risorse Idriche 2026, operando attivamente per promuovere la presenza e la partecipazione delle donne nei processi decisionali nei settori dell’acqua, dell’energia e dell’alimentazione.

DOTT.SSA SHIMA KABIRI
La Dott.ssa Shima Kabiri, addottorata in Ingegneria delle Risorse Idriche, è una ricercatrice ed esperta nei settori dell’acqua, dell’ambiente e del patrimonio idraulico storico. Lavora presso la Società Regionale delle Acque di Qazvin, ente afferente al Ministero dell’Energia, e presiede il Comitato Regionale per l’Irrigazione e il Drenaggio di Qazvin. Il campo delle sue attività di ricerca comprende la gestione delle risorse idriche, la tutela ambientale, il patrimonio culturale legato all’acqua e le strutture idrauliche storiche. Ha condotto numerose ricerche in questi ambiti e, attraverso la presentazione di articoli scientifici e interventi in congressi ed eventi internazionali, ha contribuito a far conoscere le competenze scientifiche, culturali e storiche dell’Iran nel settore idrico.
La Dott.ssa Kabiri è membro attivo dei gruppi di lavoro specialistici sulla storia dell’acqua e sulla gestione delle piene, nonché della Task Force per l’Empowerment delle Donne nella Gestione dell’Acqua nell’ambito dell’ICID. Tra i filoni principali della sua attività figura la documentazione dei saperi indigeni e del patrimonio culturale dell’acqua, al fine di integrarli nella moderna governance idrica. È stata inoltre ideatrice e organizzatrice della mostra sui riti tradizionali iraniani per invocare la pioggia, presentata in occasione del Congresso Mondiale dell’Irrigazione e del Drenaggio a Marsiglia, in Francia, con l’obiettivo di far conoscere il patrimonio immateriale iraniano legato all’acqua.

STORIA DEL RAPPORTO TRA SVILUPPO E RISORSE IDRICHE NEL MONDO E IN IRAN: DALLE INFRASTRUTTURE ALLA GOVERNANCE PARTECIPATIVA E INCLUSIVA FEMMINILE
Prima parte dell’incontro: nel corso del simposio, le relatrici hanno illustrato un’accurata ed esaustiva ricostruzione storica dell’evoluzione delle politiche idriche e industriali nel mondo e in Iran negli ultimi decenni, evidenziando come la trasformazione socio-ambientale sia andata di pari passo con la valorizzazione del ruolo delle donne.
LA FASE DELLO SVILUPPO “DURO”: SFRUTTAMENTO INTENSIVO E INDUSTRIA PESANTE
Prima di affrontare l’analisi della figura femminile, è stata ripercorsa l’evoluzione storica della governance e della gestione dell’acqua dagli anni ’90 a oggi secondo una prospettiva globale. È stato sottolineato come, a livello mondiale, lo sviluppo sia iniziato prevalentemente attraverso opere infrastrutturali — canali, condotte, dighe e reti — con le quali l’umanità ha avviato il prelievo delle risorse idriche a supporto della crescita economica e, in particolare, industriale. L’Iran non ha fatto eccezione: a partire dagli anni ’90, il Paese ha dovuto estendere l’approvvigionamento idrico a città e villaggi e potenziare le reti di irrigazione e drenaggio per garantire la sicurezza alimentare nazionale.
L’INSORGERE DELLA CRISI ECOLOGICA E LA PRESA DI COSCIENZA DELLE ISTITUZIONI
Con il passare del tempo, il prelievo sempre più intenso di risorse naturali ha scatenato la reazione degli ecosistemi. Tra gli esempi emblematici citati figurano il Lago Ciad in Africa, il Lago di Urmia nell’Iran nord-occidentale, il prosciugamento degli ecosistemi acquatici e i fenomeni di salinizzazione e inquinamento dei bacini idrici. Questo processo, comune a molte regioni del mondo, ha progressivamente aggravato gli impatti ambientali e i conflitti sociali. Tali fattori hanno reso urgente un cambio di paradigma nella governance e nella gestione dell’acqua, ponendo al centro del dibattito la necessità del coinvolgimento attivo della società e dei diversi portatori di interesse per ricomporre i conflitti e modificare i comportamenti collettivi legati all’uso dell’acqua, sia a livello globale sia in Iran.
LA TRANSIZIONE CONTEMPORANEA VERSO LE ENERGIE RINNOVABILI, LA TUTELA AMBIENTALE E LA VALORIZZAZIONE DEL RUOLO DELLE DONNE
Negli ultimi decenni, molti Paesi hanno cambiato rotta orientandosi con decisione verso la transizione ecologica, le energie rinnovabili, la bioeconomia e modelli di sviluppo fondati sulla conservazione degli ecosistemi. Questo percorso è stato avviato, sebbene con ritmi più graduali, anche in Iran. Proprio in questo contesto di trasformazione ambientale, le istituzioni hanno intrapreso il rafforzamento strutturale della partecipazione femminile, ponendo una crescente attenzione sul loro ruolo chiave nella nuova governance idrica.
I QUATTRO PILASTRI DELLE
RISORSE IDRICHE E LA LEZIONE DELLA STORIA MILLENARIA DELL’IRAN
Durante l’incontro sono stati richiamati i 4 Principi di Dublino del 1991 per la gestione integrata delle risorse idriche:
- L’acqua è una risorsa vitale e limitata: la gestione deve essere integrata e ad ampio raggio, agendo a livello di bacino idrografico e in stretta connessione con l’ambiente.
- Approccio partecipativo: i processi decisionali e la gestione delle risorse devono avvenire con la reale partecipazione di utenti, pianificatori e decisori politici a tutti i livelli della società.
- Ruolo centrale delle donne: le donne svolgono una funzione fondamentale nell’approvvigionamento, nella gestione e nella tutela quotidiana dell’acqua, e questo ruolo deve trovar spazio formale nelle politiche generali.
- Valore economico e sociale: l’acqua possiede un valore economico e deve essere gestita finanziariamente, ma tale valore non deve compromettere il diritto umano fondamentale di accesso ad acqua sicura e a costi accessibili.
È stato ricordato come la necessità di una gestione partecipativa e del coinvolgimento attivo delle comunità locali, in particolare delle donne, fosse già stata sancita nei documenti internazionali di circa quattro decenni fa. Questi principi, intimamente legati alla sostenibilità, affondano le proprie radici nella millenaria storia iraniana. In una terra dove le precipitazioni medie sono pari a circa un terzo della media globale, l’antica saggezza persiana è riuscita a realizzare capolavori di ingegneria ecologica: i qanat (canali sotterranei che filtrano naturalmente l’acqua) e le cisterne tradizionali (ab-anbar). Tali opere erano gestite in modo partecipativo da istituzioni locali sotto la guida del mirab (il custode e distributore dell’acqua) e protette da un’etica che considerava l’acqua un bene sacro e comune.
OLTRE LA FORMAZIONE: UN CONTESTO FAVOREVOLE E IL RUOLO ESSENZIALE DELLE RETI FEMMINILI
Un punto cruciale emerso durante l’incontro riguarda le modalità con cui agevolare l’ingresso delle donne nei settori strategici. Garantire loro un’adeguata formazione e incoraggiarle con bandi ufficiali non è sufficiente: occorre creare un ambiente favorevole in cui le capacità partecipative e la leadership femminile siano riconosciute e accolte, affinché le donne possano contribuire senza ostacoli alla risoluzione dei complessi problemi del settore idrico.
Assume quindi fondamentale importanza lo sviluppo di piattaforme istituzionali e spazi di confronto, sia in ambito pubblico sia nel terzo settore. In tale prospettiva, un compito di primo piano spetta alle donne stesse, in particolare alle professioniste con maggiore esperienza. Attraverso la creazione di gruppi specialistici e reti di dialogo tra donne e uomini, si offre una spinta motivazionale a chi intende intraprendere percorsi tecnici, gestionali o scientifici, trovando interlocutrici esperte con cui confrontarsi e condividere competenze. Negli ultimi anni, in Iran si è lavorato per edificare tali spazi istituzionali di partecipazione negli ambita accademici, associativi e governativi, ottenendo significativi progressi.
DALLE STATISTICHE ALLA PARTECIPAZIONE SIGNIFICATIVA
In risposta a un quesito relativo all’effettivo impiego delle donne nei vari ambiti occupazionali, è stato evidenziato che la presenza femminile è ampiamente consolidata in molteplici settori della società: dalle università agli istituti di ricerca, dai comparti operativi al mondo dell’impresa. Oltre la metà degli studenti universitari è costituita da donne e, in base ai dati del settore idrico iraniano citati nel corso dell’incontro, circa il 25% del personale del comparto è femminile.
Tuttavia, il dato numerico non rappresenta l’aspetto centrale: il punto non è la quantità della presenza, ma la qualità della partecipazione, ossia la misura in cui le donne siedono ai tavoli in cui si elaborano le decisioni, si definiscono i bilanci e si pianificano le strategie. Sebbene vi siano leggi e programmi di sviluppo che contemplano questa dimensione, e non manchino donne in ruoli di amministratrice delegata, direttrice o membro di consigli di amministrazione, la loro sfera d’influenza nei livelli decisionali apicali resta ancora limitata. Per rafforzarla, sono necessari strumenti di sostegno e risorse economico-formative dedicati all’empowerment e allo sviluppo delle competenze. Si tratta di una responsabilità condivisa: da un lato, l’impegno delle donne nel creare le condizioni affinché le proprie capacità emergano; dall’altro, il compito delle strutture di governance nel riconoscere e valorizzare tali professionalità.
È stato inoltre evidenziato come numerose ricerche a livello internazionale, nazionale e locale dimostrino che, quando le competenze delle donne vengono valorizzate — in particolare nella gestione di progetti infrastrutturali idrici e irrigui al fianco degli uomini —, l’intera comunità e l’ambiente traggono maggiori benefici dalla gestione delle risorse idriche.
IL RUOLO DELLE DONNE: CAPACITÀ “SOFT” A TUTTI I LIVELLI
Attualmente, in Iran, la presenza di esperte qualificate nelle università, nelle istituzioni di governance di acqua, energia e cibo e nella società civile è ampiamente strutturata: è giunto il momento di attivare appieno questo potenziale per affrontare le crisi ambientali e sociali. Ai livelli di base, le donne svolgono un ruolo decisivo nella cura dell’acqua e nell’orientare i comportamenti della collettività; ai livelli più alti, le specialiste possono contribuire alla risoluzione dei conflitti intersettoriali e sovrasettoriali, allo sviluppo di approcci partecipativi e al miglioramento dei processi gestionali. Si tratta di competenze “soft” fondamentali per una migliore amministrazione delle risorse idriche e per costruire una visione condivisa del valore attribuito all’acqua.
Con approccio realistico, le relatrici hanno comunque riconosciuto che la strada da percorrere è ancora lunga. In determinati ambiti, quali l’alta dirigenza dell’industria pesante o alcune mansioni operative tradizionali, persistono ostacoli all’avanzamento professionale delle donne. Il governo e la società iraniana sono impegnati nel colmare questi divari attraverso politiche di supporto mirate, nelle quali il protagonismo attivo delle donne rimane l’elemento propulsore.
DAI SAPERI TRADIZIONALI SULLA GESTIONE DELL’ACQUA AI RITI PER LA PIOGGIA E ALLE ARTI TRADIZIONALI IRANIANE
La seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla storia e alla cultura dell’Iran, focalizzandosi sul ruolo dei saperi indigeni nell’adattamento alle condizioni climatiche, nella gestione delle risorse idriche e nella nascita di tradizioni e riti legati alla natura. Ricordando che le precipitazioni medie in Iran sono pari a circa un terzo della media globale, è stato sottolineato come la scarsità d’acqua non sia un fenomeno esclusivamente contemporaneo: gli iraniani hanno affrontato condizioni analoghe nel passato e continueranno a farlo in futuro. Nel corso dei secoli, facendo leva sui saperi tradizionali, sull’ingegneria idraulica, sulla cultura locale e sull’adattamento al clima delle singole regioni, la popolazione ha saputo sviluppare metodologie efficaci per gestire l’acqua e contrastare la siccità.
Uno degli esempi più rilevanti di tale sapere indigeno è il qanat, una straordinaria opera d’ingegneria scavata nelle regioni aride dell’Iran per convogliare l’acqua dalle falde ai piedi delle montagne verso le pianure, destinandola all’agricoltura e all’approvvigionamento idrico di città e villaggi. In alcune zone, oltre a canalizzare le acque sotterranee, i qanat venivano impiegati anche per raccogliere e sfruttare le acque di superficie.
Nel corso della presentazione è stato evidenziato che la gestione dei qanat non si esauriva negli aspetti tecnici e ingegneristici, ma possedeva una profonda dimensione culturale e sociale. La partecipazione collettiva, la gestione diretta e la ripartizione dell’acqua da parte della comunità, la collaborazione nello scavo, nella pulizia e nella manutenzione, unitamente a un uso equo delle risorse, erano parte integrante di una consolidata cultura di cooperazione e solidarietà locale.
Il valore attribuito all’acqua dei qanat nella vita quotidiana era tale che, in taluni casi, una quota del diritto d’acqua (hagh-e ab) veniva inclusa nella dote (mahr) delle donne. Lo scavo di un qanat poteva richiedere il lavoro di diverse generazioni, ma la popolazione si dedicava con sacrificio alla realizzazione e alla cura di queste opere affinché anche i posteri potessero fruire della risorsa idrica. Ciò dimostra la visione a lungo termine e il senso di responsabilità verso le generazioni future che hanno storicamente caratterizzato la cultura iraniana.
Tra le altre strutture fondamentali per la gestione idrica figuravano le cisterne tradizionali (ab-anbar), utilizzate per conservare l’acqua e fruirne nei mesi più caldi, in particolare quando la portata dei qanat diminuiva e i fiumi si prosciugavano. Anche nella gestione delle cisterne, la figura del mirab risultava centrale per garantire una distribuzione equa dell’acqua, effettuata con il pieno consenso e il sostegno della comunità.
Un altro tema trattato ha riguardato la pratica del waqf (il lascito pio o donazione fiduciaria) applicato all’acqua in Iran, una delle modalità storiche di partecipazione sociale alla gestione delle risorse idriche. A questo proposito, è stato citato un caso relativo alla città di Qazvin, in cui il primo waqf documentato fu compiuto da una donna che destinò l’acqua di un qanat all’uso pubblico. È stato inoltre spiegato che, ancora oggi a Qazvin, la donazione di terreni effettuata da una donna ha consentito il finanziamento di un importante progetto per l’adduzione di acqua potabile, attualmente in fase di realizzazione. Questo esempio dimostra come la tradizione del waqf possa tuttora contribuire in modo efficace al soddisfacimento dei bisogni collettivi e alla realizzazione di infrastrutture idriche.
I RITI PER INVOCARE LA PIOGGIA: UN LEGAME TRA CULTURA, NATURA E CREDENZE COLLETTIVE
L’incontro si è successivamente focalizzato sull’analisi dei riti e delle usanze legati all’acqua e alle precipitazioni, pratiche radicate nella storia e nella cultura iraniana che in parte continuano a essere officiate in diverse aree del Paese.
I riti per invocare la pioggia figurano tra le più antiche cerimonie collettive dell’altopiano iranico — dal Khorasan al Kurdistan, dal Gilan al Kerman. Pur assumendo denominazioni e forme differenti a seconda della regione, condividono una struttura comune. Elemento centrale di questi rituali sono le bambole, confezionate prevalentemente da donne e bambini, che vengono portate in processione lungo i vicoli e i quartieri per propiziare l’arrivo della pioggia.
Nella tradizione popolare, queste bambole sono considerate il simbolo terreno di Anahita, l’antica divinità persiana dell’acqua e della fertilità. Gli studi confermano che tali riti non sono semplici manifestazioni folcloristiche, ma affondano le radici nel patrimonio mitologico dell’Iran, esprimendo attraverso gesti simbolici il sacro legame tra l’uomo e la natura.
Nelle varie regioni dell’Iran queste cerimonie assumono nomi locali differenti. A Qazvin, ad esempio, il rito è noto come “Chamche Khatun”: nelle annate di siccità veniva realizzata una bambola e una donna, accompagnata dai bambini (simbolo di purezza), si recava di casa in casa recitando versi. I capifamiglia offrivano doni per propiziare le precipitazioni e successivamente veniva preparata una zuppa votiva (ash-e nazri). I bambini, in particolare le bambine, battevano un mestolo di legno (chamche) contro un recipiente intonando canti d’invocazione.
È stato spiegato che questo rito viene tuttora celebrato durante la festività del Panjah-bedar a Qazvin ed è particolarmente amato dai più piccoli. Sono stati inoltre citati casi recenti di eventi organizzati per bambini a Qazvin dopo i quali, secondo quanto riferito dagli organizzatori, in entrambe le occasioni si sono verificate precipitazioni atmosferiche.
Tra gli altri appellativi locali attribuiti alle bambole della pioggia si ricordano “Chuli Qazak” e “Buke Barane”. La fattura delle bambole, la tipologia degli abiti e le modalità di svolgimento variano a seconda delle peculiarità culturali di ciascun territorio. In tutti questi rituali, le donne e i bambini hanno sempre svolto un ruolo primario nella preparazione dei manufatti e nella conduzione delle cerimonie, a testimonianza della funzione centrale della figura femminile nella conservazione e nella trasmissione del patrimonio culturale e dei saperi indigeni.





GIOIELLI VEGETALI: UN’ESPRESSIONE DELLA CREATIVITÀ FEMMINILE E DEL RAPPORTO CON LA NATURA
Un’ulteriore sezione del simposio è stata dedicata ai saperi tradizionali delle donne nella creazione di monili realizzati con materiali vegetali, in particolare con i chiodi di garofano e altre essenze aromatiche. Si tratta di un chiaro esempio di creatività popolare in cui la conoscenza della natura si fonde con l’arte, il senso estetico e gli stili di vita tradizionali.
Il chiodo di garofano, oltre a possedere una profumazione intesa e proprietà medicinali, deriva da una pianta a ridotto fabbisogno idrico. L’aspetto significativo di questo uso risiede nel fatto che le donne, partendo da una risorsa idricamente poco idro-esigente, realizzavano ornamenti dotati di funzioni specifiche. Si tratta di un esempio di utilizzo intelligente delle risorse naturali disponibili in contesti climatici aridi, volto a creare manufatti di valore.
Durante l’evento sono state esposte ed esamine opere uniche a testimonianza di questa creatività: gioielli realizzati a mano con semi e altri elementi vegetali aromatici. L’impiego dei chiodi di garofano dona a questi monili una duplice funzione: oltre ad adornare la persona, agiscono come profumo e amuleto naturale, sprigionando attorno a chi li indossa una fragranza piacevole e duratura.
È stata inoltre ricordata la conoscenza tramandata di generazione in generazione dalle donne per la conservazione delle materie prime. Per preservare al meglio la qualità dei materiali vegetali e la persistenza del loro aroma, i chiodi di garofano e i semi vengono preventivamente immersi in acqua, lavorati e successivamente conservati in ambiente refrigerato. Questo metodo tradizionale consente di mantenere intatta l’essenza naturale, evitando la dispersione del profumo ed impedendo l’essiccamento precoce della materia prima.
In conclusione, la seconda parte dell’incontro ha ribadito che la storia e la cultura dell’Iran custodiscono un prezioso patrimonio di saperi indigeni, esperienze pratiche e strategie di adattamento alle condizioni climatiche. Dai qanat e le cisterne fino ai sistemi tradizionali di ripartizione dell’acqua, al waqf idrico, ai riti della pioggia e all’arte dei gioielli botanici, emerge con chiarazza la profonda interconnessione tra competenze tecniche, cultura sociale e rispetto della natura nella storia del popolo iraniano.
Queste esperienze dimostrano che la gestione dell’acqua in Iran ha sempre superato la mera dimensione ingegneristica, legandosi alla partecipazione popolare, alla cooperazione della comunità, all’equità nell’uso delle risorse, al ruolo attivo delle donne e alla trasmissione intergenerazionale della conoscenza. La valorizzazione e la diffusione di questo patrimonio immateriale offrono importanti spunti per riscoprire il potenziale dei saperi tradizionali nella gestione delle sfide climatiche presenti e future.






