Eyal Zamir ha incontrato in Germania i vertici militari di Egitto, Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Kuwait, Bahrein e Giordania. A convocare la riunione il comandante del CENTCOM, ammiraglio Brad Cooper. Sul tavolo la guerra con l’Iran, la minaccia Houthi e una più ampia cooperazione regionale in materia di sicurezza.
Chiara Cavalieri
BERLINO- Un incontro militare riservato di particolare rilevanza geopolitica si è svolto la scorsa settimana in Germania, riunendo allo stesso tavolo gli Stati Uniti, Israele e sette Paesi arabi.
Secondo quanto rivelato da Axios, sulla base delle dichiarazioni di due funzionari israeliani, il capo di Stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, Eyal Zamir, ha partecipato a una riunione organizzata dal comandante dello US Central Command (CENTCOM), ammiraglio Brad Cooper, insieme ai vertici militari di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar e Giordania.

La notizia assume un peso particolare perché tra Israele e alcuni dei Paesi rappresentati – in particolare Arabia Saudita, Qatar e Kuwait – non esistono relazioni diplomatiche formali.
Non si tratterebbe, inoltre, del primo contatto di questo genere. Secondo le fonti citate dai media israeliani, riunioni tra vertici militari israeliani e arabi si sarebbero già verificate in passato. L’ultima, tuttavia, sarebbe stata eccezionale per dimensioni, composizione e soprattutto per il contesto regionale nel quale è avvenuta.
La conferma del CENTCOM
Il CENTCOM ha confermato ad Axios di aver ospitato in Germania, la scorsa settimana, alti responsabili militari di otto Paesi nell’ambito di una conferenza programmata.
Secondo la dichiarazione del portavoce del CENTCOM, capitano Tim Hawkins, i partecipanti hanno discusso delle possibilità di approfondire la cooperazione in materia di sicurezza in Medio Oriente.

Il comando americano, tuttavia, non ha pubblicamente fornito l’elenco completo dei partecipanti né reso noti tutti i contenuti delle conversazioni. I dettagli sull’identità dei Paesi presenti e sugli argomenti affrontati provengono quindi principalmente da Axios e da fonti israeliane.
Zamir davanti ai comandanti arabi
Uno degli aspetti più significativi riportati dalle fonti riguarda direttamente il capo di Stato maggiore israeliano.
Durante la riunione, Eyal Zamir ha illustrato ai comandanti presenti le operazioni condotte dall’esercito israeliano sui diversi fronti.
Si tratta di un elemento politicamente sensibile: attorno allo stesso tavolo si sarebbero infatti trovati rappresentanti militari israeliani e quelli di Stati che non hanno normalizzato le proprie relazioni diplomatiche con Israele.
La cornice fornita dagli Stati Uniti consente tuttavia di leggere l’incontro non come una normalizzazione diplomatica, ma come un coordinamento militare multilaterale sotto l’ombrello del CENTCOM.
Secondo quanto riferito dalle fonti israeliane, durante la riunione Brad Cooper avrebbe trasmesso ai vertici militari presenti un messaggio particolarmente importante: Washington non avrebbe intenzione di ritirare le proprie forze dal Medio Oriente, nonostante gli attacchi subiti dalle installazioni americane nel quadro dello scontro con l’Iran.
Il comandante del CENTCOM ha inoltre illustrato i piani americani relativi all’aumento del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati per il commercio energetico mondiale.
La sicurezza marittima è diventata ancora più centrale nelle ultime settimane a causa della contemporanea instabilità che interessa Hormuz e il Mar Rosso.
Il dossier Houthi e il ruolo dell’Arabia Saudita
Accanto all’Iran, uno dei temi centrali sarebbe stato lo Yemen.
Le recenti operazioni degli Houthi, movimento yemenita sostenuto dall’Iran ma dotato anche di una propria autonomia politica e militare, hanno nuovamente trasformato il Bab el-Mandeb in uno dei principali punti di crisi del Medio Oriente.

Lo stretto collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e rappresenta una delle arterie essenziali della navigazione internazionale.
Le recenti avanzate Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen e nell’area dello stretto hanno quindi conseguenze che vanno molto oltre il conflitto yemenita, interessando direttamente Arabia Saudita, Egitto, Israele, gli Stati del Golfo e il traffico diretto verso il Canale di Suez.
Ed è proprio su questo fronte che emergerebbe un altro sviluppo significativo.
Secondo una fonte citata da Axios, Israele e Arabia Saudita starebbero discutendo, con la mediazione del CENTCOM, possibili forme di assistenza israeliana a Riyadh contro la minaccia Houthi.
Intelligence israeliana per Riyadh?
Le ipotesi allo studio riguarderebbero soprattutto intelligence, sorveglianza, ricognizione e identificazione degli obiettivi.
Il modello potrebbe essere simile alla cooperazione che, secondo le fonti israeliane citate da Axios, Israele avrebbe già sviluppato con gli Emirati Arabi Uniti.
Non risulta invece, sulla base delle informazioni disponibili, che sia stata concordata una partecipazione offensiva diretta israeliana alle operazioni saudite contro gli Houthi. Le indiscrezioni riguardano principalmente capacità informative e di sorveglianza.
Se confermata e sviluppata, una simile cooperazione sarebbe politicamente significativa proprio perché Arabia Saudita e Israele non hanno relazioni diplomatiche formali.
Egitto al tavolo
Particolarmente significativa è anche la presenza attribuita all’Egitto.
Il Cairo ha una posizione geografica unica nella sicurezza del Mar Rosso: il controllo e la stabilità della rotta che dal Bab el-Mandeb arriva al Canale di Suez costituiscono una questione strategica ed economica diretta per lo Stato egiziano.
L’eventuale destabilizzazione del Bab el-Mandeb non rappresenta dunque per l’Egitto una crisi periferica, ma coinvolge una delle principali arterie economiche del Paese.
La presenza del vertice militare egiziano in un formato coordinato dagli Stati Uniti deve tuttavia essere distinta dalla posizione diplomatica del Cairo nei confronti dell’Iran e dalle sue posizioni sulle altre crisi regionali: la partecipazione a un meccanismo multilaterale di sicurezza non implica necessariamente identità di vedute politiche tra tutti i partecipanti.
Una rete regionale che supera gli Accordi di Abramo
L’incontro mostra inoltre quanto l’architettura militare mediorientale sia diventata più articolata rispetto alla semplice divisione tra Paesi che hanno aderito agli Accordi di Abramo e Paesi che non hanno normalizzato le relazioni con Israele.
Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno relazioni diplomatiche con Israele dal 2020.
Arabia Saudita, Qatar e Kuwait, invece, non hanno rapporti diplomatici formali con lo Stato israeliano.
Eppure i rispettivi vertici militari, secondo le fonti citate, si sarebbero trovati nello stesso formato multilaterale insieme al capo di Stato maggiore israeliano.
Questo non significa che sia avvenuta una normalizzazione politica. Dimostra però l’esistenza di canali di sicurezza nei quali Washington può riunire attori che sul piano diplomatico mantengono posizioni profondamente differenti.
Iran, Hormuz e Bab el-Mandeb: due strettoie decisive
La riunione va infine letta nel quadro geografico più ampio.
La crisi regionale interessa contemporaneamente due dei più importanti choke point marittimi del pianeta: lo Stretto di Hormuz e il Bab el-Mandeb.
Sul primo pesa direttamente il confronto con l’Iran; sul secondo l’avanzata degli Houthi e la ripresa delle ostilità nello Yemen.
In mezzo si trovano il Golfo, il Mar Arabico e il Mar Rosso, con conseguenze immediate per le esportazioni energetiche dei Paesi del Golfo e per la navigazione internazionale diretta verso Suez.
Le recenti operazioni Houthi hanno ulteriormente aumentato l’allarme regionale, mentre l’Arabia Saudita è tornata a essere direttamente coinvolta nella crisi yemenita.
L’elemento forse più interessante dell’incontro tedesco è proprio questo: Paesi che continuano ad avere divergenze molto profonde su Gaza, Israele, Iran e sulla futura architettura politica del Medio Oriente possono contemporaneamente condividere interessi specifici di sicurezza.
È quindi più preciso parlare di convergenza su determinati dossier militari piuttosto che di una vera e propria alleanza politica regionale.
Il CENTCOM continua a svolgere il ruolo di piattaforma attraverso la quale gli Stati Uniti cercano di mettere in comunicazione apparati militari che, in alcuni casi, non potrebbero incontrarsi altrettanto facilmente in un formato bilaterale pubblico.
Il vertice in Germania rivela così una dimensione spesso meno visibile della geopolitica mediorientale: dietro le profonde divisioni diplomatiche esistono canali militari e di sicurezza nei quali Iran, Houthi, difesa aerea, intelligence e libertà di navigazione producono interessi convergenti tra Israele e diversi Stati arabi.
La cautela resta però indispensabile. Il CENTCOM ha confermato l’esistenza della conferenza e il tema generale della cooperazione regionale; molte delle informazioni più sensibili – dalla composizione precisa delle delegazioni ai colloqui israelo-sauditi sull’assistenza contro gli Houthi – derivano invece da funzionari israeliani e fonti citate dalla stampa e non risultano, al momento, confermate pubblicamente da tutti i governi arabi indicati come partecipanti.
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