Ro. Ro. – Donaldone Trump torna alla carica e annuncia nuove misure economiche repressive contro l’Iran, tentando di rinsaldare l’asse anti-occidentale con Pechino e Mosca. Di contro, Teheran si prepara alle contromisure, per ammortizzare gli effetti della botta di sanzioni che arriverà dalla Casa Bianca, puntando con presupposti più che buoni a intensificare la cooperazione con Russia e Cina, sia sul piano militare che soprattutto economico.
È ben noto che l’Iran ha rapporti ottimi con Mosca e Pechino, elemento che ‘ una delle principali motivazioni della vincente resilienza iraniana, e a quanto pare il sostegno cinese e russo è destinato a consolidarsi maggiormente, soprattutto dopo la roboante dichiarazione del fulvo presidente americano.
La Russia è da tempo uno dei principali contribuenti per la resistenza iraniana, sia per quanto riguarda le dotazioni (droni e attrezzature per la difesa) che per l’assistenza a livello intelligence. È stato grazie all’utilizzo della rete satellitare russa che Teheran ha potuto centrare importanti obiettivi strategici americani in Medio Oriente. Allo stesso modo la Cina, fondamentale per le forniture di diverso genere all’Iran, sia militari che civili, e con la stessa assistenza a livello di monitoraggio satellitare, Dalla Cina arrivano in Iran anche particolari sostanze come il perclorato di sodio, essenziale per produrre propellente solido per missili balistici. Ancora più importante, anzi, fondamentale, è il supporto economico che la Cina offre all’Iran, essendo il principale acquirente di petrolio, settore altrettanto importante oltre la sfera esclusivamente militare.
Qual è quindi l’obiettivo di Teheran in questa fase della situazione? Di certo una maggiore e ancor più solida integrazione degli scambi commerciali con Mosca e Pechino che, da parte loro, hanno il comprensibile scopo di ridurre a livello mondiale l’influenza del dollaro, e quindi l’influenza statunitense sul mercato globale.
In questo scenario, Abdolnaser Hemmati, governatore della Banca Centrale della Repubblica Islamica dell’Iran, ha dichiarato che Teheran entrerà presto a far parte della Nuova Banca di Sviluppo sostenuta dai Paesi BRICS e dall’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, per formare un ordine economico e politico alternativo all’Occidente. Proprio queste due organizzazioni sono diventate strumenti chiave dopo lo scoppio della guerra, per evitare il collasso dell’Iran, che ha un ruolo essenziale sia in quello che erroneamente è definito “Asse degli aggressori”, con Russia, Cina e Nord Corea, e quello che è noto come “Asse della Resistenza”, dove confluiscono Hezbollah in Libano, Hamas nei Territori Palestinesi Occupati, gli Houthi dello Yemen, e i gruppi sciiti in Iraq e Siria.
A monte di tutto questo, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, parla senza mezzi termini: “Il tanto propagandato D-Day economico del presidente americano, è solo un diversivo per distogliere l’attenzione, soprattutto degli americani, alla crisi in cui ha portato l’economia statunitense. Insistere su politiche economiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte”.
Da Washington, il segretario del Tesoro, Scott Bessent, ha ribadito la solita solfa presidenziale: “Faremo collassare l’Iran”. In termini pratici, significa che la guerra USA-Iran è tutt’altro che terminata.
