Il 15 agosto scorso, esponenti del governo giapponese, fra i quali il Ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi, si sono recati presso il santuario di Yasukuni – nel quale sono commemorati anche 14 criminali di guerra di classe A – proprio il giorno nel quale ricorreva l’81esimo anniversario della resa del Giappone militarista e nazionalista nella Seconda Guerra Mondiale.
Il Primo Ministro del Giappone Sanae Takaichi, che ha spesso visitato il santuario prima di diventare Premier, ha peraltro inviato un’offerta rituale.
Tali eventi hanno suscitato le proteste della Repubblica Popolare Cinese, espresse anche attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Lin Jian.
“Evitando di riflettere sulle lezioni della Storia nel suo discorso e minimizzando la responsabilità dell’aggressione, Sanae Takaichi ha fatto un grave passo indietro sulle questioni storiche, rivelando ancora una volta le sinistre intenzioni dell’amministrazione Takaichi di insabbiare, distorcere e ripulire la storia dell’aggressione, il che ha suscitato forti condanne e un’ampia opposizione da diverse parti”, ha dichiarato il portavoce cinese.
Egli ha stigmatizzato la commemorazione del governo giapponese, in particolare perché ha reso omaggio a figure che hanno commesso crimini di guerra. Crimini che, non va dimenticato, sono paragonabili a quelli del Terzo Reich, contro i popoli occupati e aggrediti, fra i quali quello cinese.
Lin Jian ha sottolineato come quest’anno, non solo ricorra l’81esimo anniversario della vittoria nella Guerra di Resistenza del Popolo Cinese contro l’Aggressione Giapponese e nella Guerra Antifascista Mondiale, ma anche l’80esimo anniversario dell’apertura del Processo di Tokyo.
Processo che, dal 1946 al 1948, fu chiamato a giudicare i crimini di guerra e contro l’umanità commessi dall’Impero del Giappone.
Egli ha fatto presente come occorra affrontare la Storia e trarne insegnamento, anziché ripetere gli errori del passato, dissuadendo il governo giapponese dall’imboccare la via di un nuovo militarismo.
“Esortiamo ancora una volta i responsabili politici giapponesi ad ascoltare seriamente le voci di giustizia provenienti dal Giappone e dalla comunità internazionale, a riflettere profondamente sulle proprie responsabilità, a rompere definitivamente con il militarismo e ad astenersi dal proseguire sulla strada sbagliata”, ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese.
Luca Bagatin
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