Crescono le tensioni tra Asmara e Addis Abeba tra accuse di complotti, accesso al Mar Rosso e conseguenze della guerra del Tigray
di Chiara Cavalieri
ADDIS ABEBA – Nuove tensioni stanno scuotendo il Corno d’Africa, una delle regioni più strategiche e instabili del continente, mentre Eritrea ed Etiopia si scambiano accuse sempre più pesanti riguardo a presunti preparativi militari e piani segreti che potrebbero sfociare in un nuovo conflitto regionale.
Lo scontro verbale è esploso dopo la pubblicazione di articoli e dichiarazioni incrociate tra alti funzionari dei due Paesi, riaprendo ferite mai completamente rimarginate dopo la devastante guerra del Tigray che tra il 2020 e il 2022 ha provocato centinaia di migliaia di vittime e una delle peggiori crisi umanitarie degli ultimi anni.
Le accuse etiopi contro il presidente Afwerki
La polemica è stata alimentata da un articolo congiunto firmato da Getachew Reda, consigliere del partito al governo etiope, e da Redwan Hussein, direttore del Servizio nazionale di sicurezza e intelligence dell’Etiopia ed ex ambasciatore ad Asmara.
Nel documento i due funzionari accusano direttamente il presidente eritreo Isaias Afwerki di perseguire una strategia finalizzata a destabilizzare l’Etiopia.
Secondo la versione etiope, Asmara considererebbe la stabilità interna dell’Etiopia una minaccia ai propri interessi strategici e sarebbe impegnata nel tentativo di sabotare il processo di pace seguito alla guerra del Tigray.
I funzionari di Addis Abeba sostengono inoltre che Afwerki stia cercando di dividere l’Etiopia e di favorire l’emergere di nuove tensioni interne attraverso il sostegno a gruppi estremisti e reti politiche clandestine.
Particolarmente grave è l’accusa secondo cui l’Eritrea avrebbe sostenuto una presunta alleanza segreta denominata “Tsemdo”, con l’obiettivo di alimentare instabilità e conflitti all’interno del territorio etiope.
La dura replica dell’Eritrea
La risposta di Asmara non si è fatta attendere.
Il ministro dell’Informazione eritreo Yemane Meskel ha respinto categoricamente tutte le accuse, sostenendo invece che sarebbe l’Etiopia a preparare una nuova fase di confronto con il vicino.

Secondo Meskel, esisterebbe una vera e propria “cospirazione segreta” elaborata da esponenti del governo etiope contro l’Eritrea.
Il ministro ha affermato che le ambizioni di Addis Abeba di ottenere uno sbocco diretto sul mare rappresentano il principale fattore di destabilizzazione della regione.
La questione dell’accesso al mare costituisce infatti uno dei dossier geopolitici più delicati del Corno d’Africa. Dopo l’indipendenza dell’Eritrea nel 1993, l’Etiopia ha perso il proprio accesso diretto al Mar Rosso e da allora dipende principalmente dai porti di Gibuti per il commercio internazionale.
Negli ultimi anni il premier etiope Abiy Ahmed ha più volte sottolineato l’importanza strategica di ottenere un accesso marittimo permanente, dichiarazioni che hanno generato forti preoccupazioni nei Paesi vicini.
Il memorandum con il Somaliland e le paure regionali
Le tensioni si sono aggravate ulteriormente dopo la firma del controverso memorandum d’intesa tra Etiopia e Somaliland, la regione separatista della Somalia che si è autoproclamata indipendente ma che non è riconosciuta dalla comunità internazionale.
L’accordo prevede la concessione all’Etiopia di un corridoio costiero e di strutture portuali sul Golfo di Aden in cambio di possibili riconoscimenti politici.
L’intesa ha provocato una dura reazione da parte della Somalia e ha alimentato timori in tutta la regione circa un possibile ridisegno degli equilibri geopolitici del Corno d’Africa.
Secondo il governo eritreo, tale iniziativa dimostrerebbe l’esistenza di una strategia espansionistica etiope destinata ad aumentare le tensioni regionali.
La guerra del Tigray torna al centro dello scontro
Un altro elemento di forte attrito riguarda l’interpretazione della guerra del Tigray.
I funzionari etiopi sostengono che l’Eritrea abbia avuto un ruolo centrale nell’alimentare il conflitto e che continui a utilizzare le conseguenze della guerra per influenzare la politica interna etiope.
Meskel ha invece ribaltato completamente questa ricostruzione, affermando che il conflitto è stato causato principalmente dalle profonde divisioni etniche e politiche interne all’Etiopia.
Secondo la versione eritrea, il governo federale etiope avrebbe coinvolto Asmara nella guerra nell’ambito di un piano militare già esistente e, al termine delle ostilità, gli stessi leader etiopi avrebbero pubblicamente ringraziato l’Eritrea per il sostegno fornito.
Per questo motivo il ministro eritreo considera contraddittorie le attuali accuse mosse contro il suo Paese.
I presunti incontri segreti con Stati Uniti ed Europa
Uno dei passaggi più delicati delle dichiarazioni eritree riguarda la presunta esistenza di incontri riservati organizzati nel 2022 a Gibuti e alle Seychelles sotto l’egida di Stati Uniti e Unione Europea.
Secondo Meskel, durante tali riunioni alcuni esponenti politici etiopi avrebbero discusso contemporaneamente una riconciliazione interna e possibili scenari di confronto con l’Eritrea.
Tali affermazioni non sono state confermate da fonti indipendenti ma contribuiscono ad aumentare il clima di sospetto reciproco che caratterizza i rapporti tra i due Paesi.
Il ruolo dell’Egitto e la sicurezza del Mar Rosso
L’evoluzione della crisi viene osservata con particolare attenzione dall’Egitto.
Negli ultimi anni Il Cairo ha rafforzato sensibilmente i rapporti con l’Eritrea, soprattutto nel quadro delle crescenti preoccupazioni relative alla sicurezza del Mar Rosso, alla crisi sudanese e alla controversia sulla Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD).

La recente visita del presidente eritreo Isaias Afwerki in Egitto è stata interpretata da molti osservatori come un segnale dell’importanza strategica che Il Cairo attribuisce alla stabilità del Corno d’Africa e delle rotte marittime che collegano il Mar Rosso al Canale di Suez.
Qualsiasi escalation tra Eritrea ed Etiopia rischierebbe infatti di avere conseguenze che andrebbero ben oltre i confini dei due Paesi, influenzando la sicurezza regionale, il commercio internazionale e gli equilibri geopolitici di una delle aree più sensibili del continente africano.
Secondo l’ex diplomatico egiziano Salah Halima, vicepresidente del Consiglio Egiziano per gli Affari Africani, il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha ribadito durante i colloqui il pieno sostegno dell’Egitto alla sicurezza, alla stabilità e all’integrità territoriale dell’Eritrea, sottolineando come la sicurezza del Corno d’Africa e quella del Mar Rosso siano strettamente collegate alla sicurezza nazionale egiziana.
Halima ha inoltre evidenziato che gli Stati rivieraschi del Mar Rosso considerano inaccettabili interferenze esterne nella gestione di una delle più importanti arterie commerciali mondiali, attraverso la quale transita circa il 12% del commercio globale e oltre il 30% del traffico mondiale di container.
Le dichiarazioni assumono particolare rilevanza alla luce delle ambizioni etiopi di ottenere un accesso diretto al mare e delle recenti aperture del Somaliland verso Addis Abeba, elementi che alimentano le preoccupazioni di Egitto ed Eritrea riguardo al mantenimento degli attuali equilibri geopolitici nella regione.
Inoltre, Il Cairo e Asmara condividono la posizione secondo cui qualsiasi accordo che possa compromettere la sovranità e l’unità territoriale della Somalia rappresenterebbe una violazione dei principi fondamentali dell’Unione Africana e un potenziale fattore di destabilizzazione per l’intero Corno d’Africa.
Una regione nuovamente sull’orlo della crisi?
Sebbene al momento non vi siano segnali concreti di un’imminente operazione militare, il livello dello scontro politico e mediatico tra Asmara e Addis Abeba continua ad aumentare.
Le accuse reciproche, le dispute sull’accesso al mare, le conseguenze irrisolte della guerra del Tigray e la competizione per l’influenza regionale rappresentano fattori che mantengono alta la tensione.
Per il Corno d’Africa, una regione già segnata da conflitti, instabilità e rivalità geopolitiche, il rischio di una nuova crisi resta una prospettiva che preoccupa la comunità internazionale.
© Associazione Eridanus – Tutti i diritti riservati
