Oltre il realismo egemonico: la tessitura tricontinentale delle reti solidali femminili come alternativa sistemica all’ordine bellicista globale.
Riflessioni estese a margine del Convegno Internazionale “Donne Ambasciatrici per la Pace”, indetto in occasione della Giornata Internazionale delle Donne in Diplomazia. Sabato 6 giugno 2026, ore 17:00, Presso l’Aula Consiliare del Municipio di Trevignano Romano. Sotto l’alto patrocinio del Comune di Trevignano Romano e della Lega degli Stati Arabi in Italia; promosso dall’Associazione “Il Cedro per la Pace” e da Assadakah.
Il valore specificamente politico del simposio di Trevignano Romano risiede nella costruzione di una fitta infrastruttura cooperativa in cui gli enti locali, le rappresentanze diplomatiche ufficiali e i corpi intermedi dell’attivismo transnazionale agiscono all’unisono. Dal punto di vista simbolico e istituzionale, la coesione visiva sul manifesto tra lo stemma araldico del Comune di Trevignano Romano e il sigillo verde e oro della Lega degli Stati Arabi esplicita una precisa volontà dell’Amministrazione Comunale — guidata dal Sindaco Claudia Maciucchi, dal Vicesindaco Luca Galloni e dall’Assessore Viola Catena — di internazionalizzare l’azione politica del territorio, trasformando l’Aula Consiliare in uno spazio qualificato per l’elaborazione di dottrine di pace alternative.
I singoli contributi programmatici delle associazioni promotrici si configurano come veri e propri atti di diplomazia parallela e dal basso: se l’Associazione Italo-Libanese “Il Cedro per la Pace” (presieduta da Hassane Abou Harbouche) e Assadakah (guidata da Talal Khrais) operano storicamente per mantenere aperti i canali del dialogo euro-mediterraneo, gli interventi collaterali inseriscono nel dibattito categorie di rottura epistemologica.
La lettura drammaturgica della Lisistrata di Aristofane a cura di Marcella Formenti (Nuova Società Futura) non costituisce solo un intermezzo estetico, ma assume anche il valore di una rivendicazione geopolitica contro la cecità bellicista attraverso la categoria dello sciopero trans-statale femminile; parallelamente, l’intervento di Maria Antinori (Accademia Flora) sul legame tra popoli e natura introduce i temi dell’ecologia politica e della giustizia climatica, identificando nella gestione ecosostenibile delle risorse il cardine primario per la prevenzione dei conflitti futuri.
Insieme al supporto di realtà come “Welcome Association Italy”, questa sinergia multilivello dimostra che la pace e la mediazione non possono essere l’esito di accordi di vertice slegati dalle comunità, ma richiedono reti solidali, militanti e culturalmente articolate.

La crisi strutturale dell’architettura di sicurezza collettiva contemporanea, asfissiata dalle derive del neorealismo egemonico e dal riarmo unilaterale, impone un’archeologia critica delle relazioni internazionali. Non è più sufficiente analizzare la transizione verso il multipolarismo attraverso le lenti classiche dello scontro tra potenze; occorre decolonizzare e demistificare lo spazio diplomatico. Il convegno internazionale “Donne Ambasciatrici per la Pace”, che si terrà a Trevignano Romano, si configura non solo come un simposio istituzionale, ma anche come un’interruzione epistemologica del discorso patriarcale bellicista. Riunendo le massime rappresentanti del mondo arabo e dell’America Latina, l’evento dischiude una prospettiva teorico-pratica fondamentale: il futuro della diplomazia non risiede nella sofisticazione tecnologica della deterrenza, bensì nella prassi transoceanica e comunitaria delle reti solidali femminili, storicamente capaci di convertire la vulnerabilità geopolitica in un’avanguardia di resistenza ed equilibrio globale.
L’asse transoceanico del Sud Globale: sinergie geopolitiche e rifiuto dell’egemonia
La convergenza strategica tra le delegazioni del Medio Oriente e dell’America Latina risponde a precise dinamiche macro-storiche di lungo periodo. L’asse tricontinentale non è un’astrazione ideologica, ma una realtà geo-economica e diplomatica che si oppone alla logica dei blocchi contrapposti e dei decreti sanzionatori unilaterali. Le figure di spicco presenti all’evento — da S.E. Inas Mekkawi (Lega degli Stati Arabi) a S.E. Monica Robelo Raffone (Nicaragua), affiancate dalle Ambasciatrici di Libano e Yemen, S.E. Carla Jazzar e S.E. Asmahan Abdulhameed Al Toqi, e dal Console Generale d’Algeria S.E. Mariam Zaidi — incarnano una diplomazia di frontiera. Queste macro-regioni condividono una memoria storica segnata dal trauma coloniale, dalla frammentazione territoriale imposta e dallo sfruttamento delle risorse endogene.
Laddove la diplomazia eurocentrica ha storicamente operato tramite la proiezione di potenza e la dottrina della stabilità imposta (spesso coincidente con l’instabilità delle periferie), la diplomazia al femminile di queste aree introduce il principio della sovranità relazionale. La cooperazione Sud-Sud si emancipa così dalle dinamiche della dipendenza economica, trasformandosi in una piattaforma di mutuo riconoscimento. La dottrina sandinista dell’autodeterminazione, difesa storicamente dalle diplomatiche nicaraguensi, trova un punto di contatto organico con il panarabismo inclusivo e antimperialista, offrendo risposte multilaterali alle crisi sistemiche che i tradizionali centri decisionali occidentali non sanno o non vogliono risolvere.
“L’intersezione tra la diplomazia latino-americana della resistenza e l’instancabile prassi negoziale delle donne arabe ridefinisce lo spazio interstatale: la mediazione cessa di essere tecnica di contenimento e diviene architettura costituente di giustizia globale.”
Genealogie di resistenza: dalle grandi diplomatiche del Nicaragua alle madri della politica palestinese e araba
Per comprendere appieno la profondità scientifica della relazione introduttiva che aprirà i lavori, è indispensabile tracciare una genealogia storica comparata delle donne che hanno scardinato l’esclusivismo maschile nelle cancellerie internazionali. L’America Latina e il mondo arabo vantano tradizioni gloriose e parallele di militanza diplomatica. Si pensi, nel contesto centroamericano, all’eredità delle grandi diplomatiche del Nicaragua, capaci di difendere la sovranità nazionale nei tribunali internazionali e nelle assemblee dell’ONU contro le pressioni della dottrina Monroe, ridefinendo il diritto internazionale di transizione e i concetti di non-ingerenza.
Questa straordinaria postura di fermezza e lucidità giuridica trova un riscontro speculare e di pari intensità nelle grandi figure della politica e della diplomazia palestinese e araba. Donne che hanno dovuto strutturare una diplomazia dell’esistenza stessa, operando in condizioni di apolidia de facto o sotto regimi di occupazione militare permanente, portando la causa dell’autodeterminazione dei popoli al centro dei consessi mondiali. Il parallelismo storico è folgorante: sia la diplomatica latino-americana che la leader politica araba o palestinese non concepiscono la diplomazia come una carriera burocratica asettica, bensì come il prolungamento istituzionale di una lotta di liberazione. La loro prassi negoziale è strutturalmente orientata al superamento delle asimmetrie di potere, combinando il rigore del diritto internazionale con la difesa intransigente della dignità umana e comunitaria.
La destrutturazione del patriarcato bellicista: il ruolo della mediazione femminile nelle crisi asimmetriche
Nei teatri operativi del Medio Oriente contemporaneo — dallo Yemen martoriato da anni di oblio bellico, al Libano perennemente in bilico sul baratro delle tensioni regionali, fino all’Algeria, storico faro delle lotte di liberazione e della diplomazia di mediazione — il ruolo delle donne assume una valenza strutturale. Le crisi asimmetriche che caratterizzano il panorama geopolitico attuale dimostrano che i conflitti non si risolvono più tramite l’annichilimento militare dell’avversario, ma richiedono la ricostruzione del tessuto sociale ed economico profondo.
È in questo specifico interstizio che la leadership diplomatica femminile eccelle, introducendo una metodologia di negoziazione che non esclude l’elemento della sicurezza umana (accesso ai beni primari, tutela dei civili, giustizia di transizione). La mediazione femminile disinnesca la retorica dell’escalation permanente propria del patriarcato militarista, il quale concepisce la trattativa solo come un segno di debolezza. Le ambasciatrici del Sud Globale dimostrano invece che il negoziato è il massimo esercizio della forza dello Stato, l’unico strumento in grado di garantire una stabilità duratura poiché non fondata sulla sopraffazione, ma sull’equilibrio degli interessi e sulla legalità internazionale.
L’interconnessione tra arte, natura e scienza: verso un realismo politico decoloniale
Il valore epistemico del convegno di Trevignano Romano risiede anche nella sua capacità di rifiutare la compartimentazione del sapere. Il coordinamento dei lavori affidato a Talal Khrais assicura un radicamento profondo nella realtà dell’informazione indipendente e della geopolitica del campo, mentre gli interventi speciali e culturali di Nuova Società Futura e dell’Accademia Flora offrono un’integrazione teorica fondamentale. La lettura della Lisistrata di Aristofane da parte di Marcella Formenti non è un mero intermezzo estetico, ma un atto di accusa geopolitico contro l’irrazionalità della guerra. Lisistrata teorizza la prima forma di sciopero politico trans-statale, svelando come il potere bellicista dipenda in ultima istanza dal consenso e dal lavoro riproduttivo delle donne. Allo stesso modo, la riflessione di Maria Antinori sull’armonia tra i popoli attraverso la natura introduce i temi caldi dell’ecologia politica e della giustizia climatica, oggi inscindibili dalle agende diplomatiche più avanzate. Il degrado ambientale e la scarsità di risorse sono moltiplicatori di conflitti; pertanto, una diplomazia che non includa la cura del territorio e la sostenibilità è una diplomazia cieca. Questa visione integrata rappresenta il cuore di un nuovo realismo politico decoloniale, dove la pace si costruisce attraverso la rigenerazione delle relazioni umane, ambientali e internazionali.
In definitiva, il simposio di Trevignano Romano del 6 giugno 2026 traccia la rotta per il superamento dell’impasse globale. Il futuro delle relazioni internazionali non appartiene all’unilateralismo crepuscolare delle vecchie potenze egemoniche, ma al multilateralismo multipolare e policentrico, di cui le donne ambasciatrici del mondo arabo e latino-americano sono le più lucide interpreti. Attraverso il recupero delle memorie storiche di resistenza, il rigore del diritto internazionale e la capacità di tessere reti di solidarietà transoceanica, la diplomazia al femminile si impone come l’unica alternativa sistemica globale in grado di traghettare l’umanità fuori dalla notte dei conflitti permanenti, verso un’era di convivenza pacifica, giustizia sociale e autentica fratellanza tra i popoli.

