Ro. Ro. – La prima, ma specialmente la seconda tornata del fulvo Donald alla Casa Bianca, è stata caratterizzata da epidosi che fanno continuamente ipotizzare seriamente, chiari segni di squilibrio che, se affliggessero un comune cittadino della strada, non costituirebbero problemi se non per il soggetto, ma siccome riguardano il presidente degli Stati Uniti, di riflesso coinvolgono il mondo. E di prove ce ne sono a non finire.

La stessa madre, Mary Anne MacLeod Trump, lo avrebbe definito “un idiota senza buon senso e assoluta mancanza di empatia” e avrebbe espresso la speranza che non si desse mai alla politica perché sarebbe stato un completo disastro. Affermazione che sarebbe poi stata smentita con grande vigore, eppure veritiera stando a tutti i guai che il “biondo” è riuscito a combinare.
A parte l’economia nazionale americana, messa a durissima prova, con il mancato mantenimento delle promesse elettorali (e il repentino calo di consenso ne è prova evidente), sul piano internazionale, una continua catena di disgrazie, fra Groenlandia, Ucraina, sostegno alle criminali politiche del governo nazi-sionista israeliano, Epstein Files, Venezuela, Iran, Cuba, Estremo Oriente e molto altro, compresa la crisi che proprio l’aggressione all’Iran generato in ambito Europa-NATO.
Non pochi analisti, e non solo di ambito politico, ma specialmente medico-psichiatrico, hanno dichiarato che il 45°/47° presidente degli Stati Uniti è affetto irrimediabilmente da una forma di inguaribile narcisismo, con altre caratteristiche estremamente negative, che si è circondato di persone scelte appositamente per nutrire costantemente il proprio smisurato ego. È inoltre completamente refrattario a ogni forma di dubbio, convinto di avere ragione ed essere nel giusto su ogni questione, ostile a ogni forma di confronto per un recondito e inconscio complesso di inferiorità che mai ammetterebbe.

Tali note caratteriali, già tipiche dell’attività imprenditoriale, che ha iniziato seduto sulla montagna di dollari accumulata da papà Fred, le riversa nell’attività politica, spargendo proposte indecenti, dall’arco di trionfo, alla sala da ballo, alle statue dorate, alla propria effigie sul Monte Rushmore, su monete, banconote e passaporti (e altro ancora), e per questo refrattario a ogni forma di collaborazione fra pari, adottata a punto di vista attraverso il quale vengono elabora e attua decisioni dense di conseguenze sulla politica internazionale.
Il problema non è tanto la verità o la credibilità di notizie e voci provenienti dai corridoi della Casa Bianca, come la crisi di collera quando alcuni Paesi europei si sono permessi di rifiutare il sostegno all’aggressione all’Iran (una delle poche sagge decisioni in ambito europeo, a parte il caso Ucraina) o riguardo la possibile uscita degli Stati Uniti dalla NATO. Qui siamo nel campo del paradosso, considerando i legami decennali dell’Alleanza Atlantica (sempre meno Atlantica), nella quale Washington è di fatto azionista di maggioranza.

Non pochi statisti hanno evidenziato la totale mancanza di strategia nell’azione contro la Repubblica Islamica (a buona ragione, visti i risultati), e hanno insistito sulla personalità impulsiva del fulvo presidente in relazione a una operazione militare risultata completamente inefficace, o meglio ancora, fallimentare.
Il problema è il potere decisionale nelle mani di una persona del genere, sostenuta da una cerchia di cortigiani (nazionali e internazionali) che chinano il capo e si uniformano a prescindere, con il rischio, per chiunque metta in discussione una opinione o peggio, una decisione, di essere defenestrati o di incorrere in sanzioni o provvedimenti economico-finanziari o provvedimenti commerciali (tipo dazi), dettati dalla delusione, dalla brama di ripicca e vendetta.
Un approccio basato sulla assoluta convinzione che gli altri, siano collaboratori, generali o leader politici di altri Paesi, debbano comportarsi come una estensione della sua indiscutibile volontà, tanto che ogni opposizione possa essere letta come affronto personale, prima ancora che politico.
Per una personalità di questo tipo, è evidente che un atto di slealtà nei riguardi del portatore del dogma dell’infallibilità, debba essere ripagato con minacce, ritorsioni e delegittimazione.

Un quadro di questo tipo suggerisce che molte delle dichiarazioni o motivazioni ufficiali all’origine di certe decisioni (come la ultratrentennale minaccia del nucleare iraniano, o la difesa dei presunti valori occidentali, accantonati per interessi superiori) perdano ogni credibilità, non soltanto agli occhi degli analisti più esperti.
Se lo stesso European Council on Foreign Relations, ha parlato di una postura riguardo all’Iran caratterizzata da imprevedibilità, escalation impulsiva e assenza di un piano strategico chiaro ci sarà una ragione, che probabilmente va oltre l’opposizione al nuovo corso trumpiano.
In sostanza, il “super-biondo” ha abituato il mondo a continue oscillazioni e mutamenti di umore, contraddizioni e figuracce, condite da enormi bufale alle quali ci si domanda se lui creda per primo…e probabilmente si, ci crede…
Considerare il tutto come incoerenza, però, non è abbastanza. Cercando di immedesimarsi nel suo punto vo vista (impresa tutt’altro che agevole), si può tentare di spiegare come la volontà di preservare l’immagine di un leader trionfante, che fa e dice sempre la cosa giusta, allora ogni cosa torna. Se una dichiarazione ultima viene smentita dai fatti, il problema si risolve riscrivendo la dichiarazione e adattandola ai fatti stessi. Nessun errore.
Il vero problema non è quello che crede il fulvo Trump, e coloro che per convinzione o per opportunismo alimentano il suo ego, ma le conseguenze della sua condotta, per gli Stati Uniti e per il mondo.
Se una crisi della NATO viene letta da qualcuno come un’opportunità per una difesa europea autonoma (contro chi è un altro discorso), specie qualora venisse meno chi ci ha sempre indicato il nemico di turno, resterebbero molti problemi fondamentali da risolvere.
Ammesso e non concesso che una simile prospettiva di concretizzasse, rimarrebbero aperte questioni basilari come la gestione dello Stretto di Hormuz, il commercio mondiale delle materie energetiche, gli interessi nel continente africano, la rotta artica, Israele-Palestina, che non possono essere ostaggio dei mutamenti di umore e dei chiari di luna di una sola persona.
Il pianeta è già in condizioni abbastanza instabili per poter sopportare ancora a lungo un “biondo” Donald o un suo emulo…
