Mentre si osserva la complessa e drammatica situazione attuale di Cuba, la grande stampa internazionale si esibisce nel suo sport preferito: il tiro al bersaglio ideologico, liquidando tutto sotto la comoda etichetta del “fallimento interno”. Certo, fa comodo. Ma per onestà intellettuale, e per non cadere nel ridicolo, bisogna dirci le cose come stanno: la sofferenza dell’isola è, prima di tutto, il capolavoro criminale del soffocante *bloqueo* economico imposto dagli Stati Uniti da oltre sessant’anni. Una morsa che punta deliberatamente a strangolare un intero popolo, una tortura geopolitica programmata che pesa infinitamente di più di qualsiasi errore di gestione locale.
Eppure, di fronte alle inevitabili ferite dell’assedio, c’è chi, travolto dal bombardamento mediatico, comincia a guardare al modello capitalista come a una sorta di Eldorado, una Terra Promessa fatta di luci al neon e scaffali pieni. Ma ai fratelli cubani, e a chiunque subisca il fascino di questa sirena, c’è solo da dire una cosa: attenzione a ciò che desiderate.
Il capitalismo spiegato a chi pensa sia un pranzo di gala
Cosa significa davvero, al di là degli spot pubblicitari, l’abbraccio del mercato selvaggio? Significa che i diritti umani fondamentali – la salute, il sapere, la dignità – smettono di essere tali per essere degradati a beni di consumo. Se si demolisce il sistema attuale in nome della “libertà di mercato”, la sanità pubblica gratuita e l’istruzione accessibile a tutti finiscono direttamente nel reparto liquidazioni.
Prendiamo come esempio proprio i ricchi e declinanti Stati Uniti, il faro dei neoliberisti nostrani:
La salute come lusso:
La sanità privata statunitense è una spietata roulette russa. Se non hai un’assicurazione dai costi proibitivi – o se la tua polizza decide di non coprire la tua specifica patologia con qualche cavillo burocratico – una diagnosi non è solo una sfortuna medica, è la bancarotta immediata della tua famiglia o, nel peggiore dei casi, una condanna a morte anticipata.
L’istruzione come condanna:
Studiare nelle università che contano non è un diritto basato sul merito, ma un debito monumentale che i giovani si trascinano dietro per tutta la vita. Il capitalismo ti vende il futuro a tassi d’interesse da usura, escludendo chi non ha le spalle coperte.
La legge della giungla: Nei sistemi capitalisti puri, se resti indietro e il tuo conto in banca è in rosso, la società ti processa. Rischi concretamente di morire di fame, di malattie perfettamente curabili e di ignoranza. Nel paradiso del mercato la povertà viene trattata come una colpa morale da espiare, non come una vulnerabilità da proteggere.
Il declino a domicilio: il caso Italia.
Non serve nemmeno attraversare l’Oceano Atlantico per capire la deriva di questa fede cieca nel privato. Pensate forse che nella vecchia Europa, o qui in Italia, la nave del liberismo navighi in acque calme? Tutt’altro. Stiamo imboccando, con il pilota automatico, la stessa identica strada delle privatizzazioni selvagge d’oltreoceano.
Il funerale del Welfare:
Il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN), un tempo indicato come un modello di civiltà a livello mondiale, viene sistematicamente definanziato dai governi di turno per favorire i grandi gruppi privati. Oggi, se hai una patologia grave e non hai i soldi per pagarti una visita intramoenia o un intervento in una clinica privata, la realtà è brutale: rischi di morire in una lista d’attesa infinita prima ancora che lo Stato si accorga della tua esistenza.
Dalla padella alla brace
Il collasso economico di Cuba ha un colpevole principale e ben visibile, posizionato strategicamente dall’altra parte del mare. Ma nel cercare il necessario cambiamento, pensare di distruggere i pilastri della solidarietà sociale, della medicina universale e dell’istruzione di massa per gettarsi tra le braccia del mercato selvaggio non è evoluzione: è un suicidio collettivo. Significa passare, con un entusiasmo tanto ingenuo quanto tragico, dalla padella alla brace.
Non barattate la dignità sovrana e la tutela collettiva della vita con il miraggio di un consumismo sfrenato che, alla fine dei conti, protegge solo chi ha il portafoglio gonfio e condanna gli altri all’invisibilità.
