di Chiara Cavalieri
DAMASCO- La Siria torna a irrigidire la propria posizione nei confronti di Israele attraverso una nuova legge doganale firmata il 19 maggio 2026 dal presidente Ahmed al-Shara’, noto anche come al-Julani. Il Decreto n.109 del 2026 introduce restrizioni severe sull’ingresso di merci nelle zone franche siriane, con particolare attenzione ai prodotti collegati a Israele o considerati in violazione delle norme di boicottaggio.

L’articolo 112 della nuova normativa vieta esplicitamente l’introduzione di merci israeliane, compresa la zona franca condivisa con la Giordania, e inserisce tali violazioni tra i reati considerati minacce alla sicurezza nazionale. Le autorità doganali potranno imporre multe fino a otto volte il valore della merce sequestrata, oltre a ricorrere a procedure giudiziarie accelerate.
Secondo fonti regionali, il provvedimento includerebbe anche restrizioni all’ingresso dei cittadini israeliani nel territorio siriano. Parallelamente, la legge attribuisce all’Autorità doganale autonomia finanziaria e personalità giuridica indipendente, nel tentativo di rafforzare il controllo sul contrabbando e rilanciare l’economia dopo anni di guerra e instabilità.
Dietro questa scelta emerge però una strategia politica più complessa. Da un lato, al-Julani cerca di consolidare il consenso interno e arabo mantenendo una linea dura contro Israele; dall’altro continua a inviare segnali pragmatici verso l’Occidente, dichiarando che la Siria non sarà utilizzata come piattaforma per attacchi contro lo Stato ebraico.
Negli ultimi mesi sarebbero inoltre proseguiti contatti indiretti, e secondo alcune indiscrezioni anche diretti, tra Siria e Israele per questioni legate alla sicurezza del confine. Un atteggiamento che evidenzia il doppio binario seguito da Damasco: fermezza pubblica sul piano ideologico e apertura riservata sul piano strategico.
Anche il rapporto con l’Iran rimane centrale. Pur cercando di ridurre l’influenza militare delle milizie filo-iraniane per ottenere maggiore legittimità internazionale, il governo siriano continua a mantenere solidi rapporti economici con Teheran, considerati essenziali per la ricostruzione del Paese.
La prospettiva di una futura normalizzazione con Israele resta quindi lontana. Damasco continua infatti a subordinare qualsiasi possibile accordo al ritiro israeliano dalle aree occupate dopo dicembre 2024, comprese la zona cuscinetto e il Monte Hermon.
Più che chiudere definitivamente la porta ai negoziati, la nuova legge sembra dunque rappresentare un tentativo di al-Julani di preservare l’immagine di una “nuova Siria” ancora legata al nazionalismo arabo, mentre prosegue parallelamente un dialogo discreto con Stati Uniti e Israele per consolidare il proprio potere regionale.
© 𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗘𝗿𝗶𝗱𝗮𝗻𝘂𝘀 – 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗶
