Roberto Roggero – Da tempo (oltre 60 anni) le intenzioni americane su Cuba sono evidenti, e con la politica neocolonialista del “biondo” Donald, la nuova versione della Dottrina Monroe, e gli avvenimenti in Venezuela, hanno subito un nuovo impulso. Di contro, Cuba continua a dimostrare di non essere assolutamente disposta a diventare la nuova aiuola del giardino dei “gueros” americani.
Donald “the blond” Trump ha ormai gettato la maschera e parla senza metafore o giri di parole; “Finito con l’Iran prenderò il controllo di Cuba”, anche se è resta da vedere se e come finirà con l’Iran, e se e come intenderà prendersi l’isola caraibica. A questo punto le opzioni sono diverse, da un intervento stile Caracas a una vera e propria aggressione militare. Cuba era il principale acquirente di greggio venezuelano, e il sequestro di Nicolas Maduro aveva è certamente servito anche e soprattutto a colpire L’Havana. La comunità internazionale rimarrà ancora una volta in silenzio?
Intanto, sono state inasprite le sanzioni contro L’Havana, in una sorta di “punizione collettiva” con ritorsioni illegali e abusive: con un ordine esecutivo firmato dal fulvo presidente, il Dipartimento del Tesoro ha imposto rigide sanzioni contro la direzione della DGI (Dirección General de Inteligencia), la principale agenzia di informazioni del governo cubano, fondata nel 1961 da Fidel Castro e Manuel Redbeard Piñeiro, che ne fu il primo direttore, e attualmente alle dipendenze del ministro dell’Interno, Julio César Gandarilla Bermejo.
In una comunicazione dell’Ufficio Controllo dei beni esteri del Tesoro, Washington ha inserito nella lista delle sanzioni l’agenzia di intelligence, insieme a nove cittadini cubani, tra cui i ministri di Comunicazioni, Energia e Giustizia.Il blocco si intensifica, Cuba resiste ma in condizioni estreme, perché non ha certo le potenzialità della Repubblica Islamica, e gli aiuti provenienti da Messico, Russia e Cina non sono sufficienti. L’energia elettrica è elargita con il contagocce, le riserve di petrolio sono allo stremo, lo stesso per quanto riguarda il carburante per i trasporti, e la popolazione è stremata, perché anche la disponibilità di acqua e cibo comincia ad avere serie difficoltà. D’altra parte è uno dei principali obiettivi della Casa Bianca, quello di fare in modo che il governo cubano imploda e crolli su sé stesso, per mano della stessa gente di Cuba.
La crisi dell’area caraibica è oltremodo evidente, soprattutto dopo i fatti di Caracas e, a tale scopo, Cuba cerca di prepararsi al peggio, dotandosi di 300 droni con apparati militari (pare acquistati da Russia e Iran già nel 2023), che potrebbero essere impiegati contro obiettivi estremamente sensibili per gli Stati Uniti, come la base di Guantanamo, le unità della US-Navy e Key West, in Florida. Nel frattempo, parte della popolazione scende per le strade per manifestare, e molte sono le segnalazioni di infiltrati sobillatori, e di agenti in borghese incaricati di identificarli.
Ad aggravare la situazione, anche l’emergenza sanitaria, con circa 12mila bambini in lista d’attesa per interventi chirurgici a causa dell’embargo energetico statunitense. Ancora da capire quali conseguenze avrà la recente visita a L’Havana di John Ratcliffe, direttore della CIA, e come si svilupperà il procedimento contro il 94enne Raul Castro, per la faccenda dell’abbattimento dei due aerei Cessna della associazione anticastrista Hermanos al Rescate (al soldo della CIA) e la morte di tre cittadini americani e un residente in USA, nel 1996.
Nel frattempo, fra le possibili opzioni, il fulvo presidente americano considera anche una scelta drastica: una azione militare in piena regola, stile Venezuela, dal momento che il blocco economico pare andare per le lunghe, con costi sempre crescenti per il bilancio a stelle e strisce, a cui si deve aggiungere la frustrazione per la delusione del narcisismo smisurato del “super biondo” per i mancati risultati che si aspettava dall’assedio economico, specchio del mal calcolato programma che considerava debole la leadership cubana, che pare non essersi spaventata di fronte alle iniziative prese con il Venezuela, che avrebbe dovuto spingere Cuba ad accettare le pretenziose proposte di riforma, stabilite unilateralmente nello Studio Ovale.
A fare spazientire il fulvo presidente ha poi contribuito il mancato raggiungimento degli obiettivi in Iran, oltre alla inaspettata resilienza che i cubani hanno dimostrato, e che per altro dimostrano da oltre mezzo secolo. Questo ha portato Donald “the blond” ha considerare una opzione militare, in modi e termini prima non compresi nella strategia, e ora invece presi in considerazione e affidati alla Sezione Operazioni del Pentagono: da un’operazione aerea preliminare fino a una vera e propria invasione con sbarchi aerotrasportati e anfibi.
Un funzionario della Casa Bianca ha rivelato che “è compito del Pentagono mettere a punto preparativi per dare al comandante in capo tutte le scelte possibili”, tenendo a chiarire che “ciò non significa che il presidente abbia preso una decisione”.
Nel frattempo, si sta muovendo la macchina della propaganda, con il segretario di Stato, Marco Rubio, che è anche Consigliere per la Sicurezza Nazionale, il quale ha dichiarato che è intenzione del presidente offrire la più vasta gamma di possibilità, anche se è improbabile che le proposte americane vengano accettate “finché Cuba sarà governata da quei personaggi che sono al potere attualmente”… Mettere le mani avanti e costruire il pretesto è ormai comprovata tattica americana, la storia è un lungo elenco di esempi, di cui Venezuela e Iran sono solo gli ultimi episodi.Intanto, lunedi 18 maggio, il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, ha dichiarato che un’aggressione militare americana provocherebbe un bagno di sangue di conseguenze incalcolabili. Torna chiaramente alla memoria ciò che è avvenuto alla Bahia de los Ciochinos nel 1961, quando la CIA fallì clamorosamente il tentativo di rovesciare il governo di Fidel Castro, con un gruppo di esuli cubani anticastristi, fatti sbarcare nella parte sud-ovest dell’isola. A tale scopo, gli analisti escludono a priori che in una eventuale operazione militare vengano utilizzati esuli anticastristi, se non come infiltrati fomentatori di manifestazioni di protesta popolare.
A Washington intanto la macchina è in movimento anche dal punto di vista politico, con il Senato che, lo scorso 29 aprile, ha respinto con 51 voti contro 47, la proposta portata dal Partito Democratico, di limitare i poteri del presidente nell’incarico di comandante in capo, ovvero di disporre operazioni militari contro Cuba senza autorizzazione del Congresso, mantenendo la consueta libertà d’azione secondo quanto previsto dalla Legge sui Poteri in caso di conflitto armato…
