ROMA, 30 aprile 2026 – In un’epoca segnata da crescenti tensioni geopolitiche e dal sistematico ricorso a misure coercitive unilaterali, il Monte Sacro di Roma è tornato a essere ieri, 30 aprile, l’altare laico della libertà dei popoli. In occasione della Giornata Internazionale del Multilateralismo e della Diplomazia per la Pace, la Missione Permanente della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la FAO ha organizzato un conversatorio di altissimo spessore teorico e politico: “Vigencia del pensamiento de Simón Bolívar en la garantía del derecho a la alimentación y la soberanía alimentaria”.
L’evento non solo come atto commemorativo, ma anche come dichiarazione di resistenza. Nel luogo esatto in cui, oltre due secoli fa, il giovane Simón Bolívar giurò di spezzare le catene del dominio coloniale, la diplomazia bolivariana ha oggi ribadito che quelle catene si manifestano oggi sotto forma di sanzioni economiche e blocchi alimentari, strumenti utilizzati per piegare la volontà dei popoli sovrani.
La diplomazia bolivariana: Una delegazione di primo piano
La solennità dell’incontro è stata garantita dalla presenza di una delegazione di altissimo profilo, guidata da S.E. Marilyn Di Luca, Ambasciatrice della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la FAO. L’Ambasciatrice Di Luca ha saputo declinare con lucidità il pensiero del Libertador nella prassi politica attuale, evidenziando come la produzione e il controllo del cibo siano oggi il vero campo di battaglia per l’indipendenza nazionale.
A sostenere questa linea politica e tecnica, si è distinta la partecipazione di Magdalena Coromoto Saturno, figura centrale nel coordinamento strategico della missione, e della diplomatica Esta lina Baez, la cui presenza testimonia la solidità e la preparazione dei quadri che rappresentano Caracas nelle sedi internazionali romane. All’evento ha partecipato inoltre S.E. Franklin Mauricio Zeltzer Malpica, Ambasciatore presso la Santa Sede della Repubblica Bolivariana del Venezuela, sottolineando il legame etico e morale della lotta venezuelana.
L’unità dei popoli: da Cuba a Haiti
Il multilateralismo invocato non è rimasto un concetto astratto, ma si è concretizzato nella presenza compatta degli alleati storici del Venezuela. S.E. Jorge Luis Cepero Aguilar, Ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia, accompagnato dal suo Consigliere Politico Damián Delgado Vázquez, ha portato la testimonianza di un’isola che da decenni trasforma la resistenza in dignità.
Di particolare rilievo è stata la partecipazione di Sherlo Antoine, Ministro Consigliere dell’Ambasciata di Haiti. In un momento drammatico per la regione caraibica, la sua presenza ha ribadito che solo attraverso l’integrazione regionale e la solidarietà “Sud-Sud” è possibile costruire un’alternativa reale alle ingerenze esterne.
Geraldina Colotti: la voce del processo rivoluzionario
Il dibattito è stato arricchito da un momento di profonda commozione e analisi politica quando Geraldina Colotti, giornalista e storica militante della causa internazionalista, ha preso la parola. Colotti non si è limitata a una riflessione teorica, ma ha dato voce alla realtà del campo leggendo un contributo fondamentale giunto direttamente dai compagni e dalle compagne del Venezuela.
Questo messaggio ha offerto ai presenti un quadro vivido della resilienza popolare, spiegando come le comuni, le organizzazioni contadine e il governo bolivariano stiano vincendo la “guerra del pane” imposta dai centri di potere finanziario. Il contributo letto da Colotti ha ribadito che la “Seconda Indipendenza” sognata da Bolívar e guidata da Chávez è oggi, più che mai, una necessità storica.
La sfida del mondo multipolare
L’incontro si è concluso con l’impegno solenne di proseguire sulla strada tracciata dal Libertador. Il messaggio uscito ieri dal Monte Sacro è chiaro: non può esserci pace senza giustizia sociale, e non può esserci giustizia sociale senza la garanzia inalienabile del diritto all’alimentazione.
La Repubblica Bolivariana del Venezuela, attraverso l’azione instancabile dell’Ambasciatrice Marilyn Di Luca e dei suoi delegati, continua a porsi come avanguardia di un multilateralismo inclusivo, dove la dignità dell’essere umano prevale sul profitto e dove la sovranità dei popoli è il solo limite invalicabile al potere dei grandi imperi.

Il giuramento rinnovato: sovranità e libertà nel XXI Secolo
Questo 30 aprile 2026, in questo luogo dal profondo valore simbolico come il Monte Sacro a Roma — testimone millenario delle lotte per la dignità dei popoli — la sottoscritta Maddalena Celano ha avuto l’onore di intervenire davanti alle rappresentanze diplomatiche di Venezuela, Cuba e Haiti. In questa cornice, ho voluto riaffermare l’attualità del pensiero bolivariano, non solo come ricordo del passato, ma anche come progetto politico e sociale per il futuro. Il discorso che segue è l’appello che ho rivolto agli Ambasciatori e ai presenti per una nuova emancipazione globale.
Perché Bolívar è l’urgenza del presente
Parlare di Simón Bolívar oggi non significa fare solo archeologia storiografica, ma anche affrontare il cuore pulsante delle contraddizioni del nostro secolo. La lotta del Libertador è una forza viva, un’eredità ininterrotta necessaria per chiunque rifiuti di vedere il Sud Globale come un semplice serbatoio di materie prime. Bolívar è attuale perché comprese che l’indipendenza formale è un’illusione se non è sostenuta dalla giustizia sociale e dall’unione geopolitica. Abolire la schiavitù non fu per lui solo un atto di pietà, ma l’unico modo per trasformare una massa di oppressi in una nazione di cittadini. Senza l’abolizione, la Repubblica sarebbe stata un guscio vuoto, facile preda dei nuovi imperi. La sua lotta è la bussola per la rivendicazione della Libertà Positiva: il diritto non solo di “non essere oppressi”, ma di “essere capaci di” costruire il proprio destino sovrano.
Il fuoco sacro: il giuramento del Monte Sacro (15 agosto 1805)
Tutto nasce da un atto di volontà assoluta. A Roma, sul Monte Sacro — luogo simbolo della secessione della plebe contro i patrizi — un giovane Bolívar pronunciò parole che ancora oggi vibrano di una potenza profetica. Davanti al suo maestro Simón Rodríguez, giurò:
“Giuro davanti a voi, giuro per il Dio dei miei padri, giuro per loro, giuro per il mio onore e giuro per la mia Patria, che non darò riposo al mio braccio, né pace all’anima mia, finché non avrò spezzato le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo!”
Questo giuramento non era solo contro una corona straniera, ma contro il concetto stesso di oppressione. È l’impegno solenne a rompere ogni forma di catena, fisica o mentale, che impedisce ai popoli di camminare eretti. Quel “non darò riposo al mio braccio” è il seme di quello che oggi chiamiamo multilateralismo sovrano.
Il Patto di Haiti e il Debito d’Onore (1816)
Il percorso abolizionista di Bolívar trovò la sua attuazione pratica nel 1816. Esiliato e senza risorse, Bolívar trovò asilo ad Haiti. Il presidente Alexandre Pétion gli fornì un supporto monumentale (4.000 fucili, 15.000 libbre di polvere da sparo, navi e truppe) a una condizione: l’abolizione della schiavitù. Bolívar onorò il debito il 2 giugno 1816 con il Decreto di Ocumare, proclamando la libertà assoluta. Al Congresso di Angostura (15 febbraio 1819), egli definì la schiavitù con una lucidità spietata:
“La schiavitù è la figlia delle tenebre; un popolo ignorante è lo strumento cieco della propria distruzione.”
Bolívar capì che non basta liberare il corpo se non si libera la mente e non si garantisce l’uguaglianza, perché “l’uguaglianza è la base di tutto; senza di essa, ogni diritto perisce, ogni libertà è un’illusione”.
Dalle catene di ferro alle catene alimentari: la sovranità oggi
Oggi, la “nuova schiavitù” si manifesta come dipendenza alimentare e finanziaria. La Sovranità Alimentare è il fronte moderno della lotta bolivariana. Non è solo “sicurezza alimentare”, ma il diritto dei popoli di produrre il proprio cibo e controllare le proprie sementi contro il monopolio delle multinazionali. Nell’ALBA-TCP (14 dicembre 2004), la sovranità alimentare è un pilastro della sicurezza nazionale, la risposta radicale alle sanzioni che cercano di piegare i popoli per fame. Bolívar avvertiva già: “Un popolo che ama l’istruzione e il lavoro non sarà mai schiavo”, e oggi aggiungiamo: un popolo che controlla la propria terra non sarà mai sottomesso.
Il multilateralismo della solidarietà contro l’unipolarismo
L’ALBA incarna la visione del multilateralismo di Bolívar: una confederazione di nazioni che si proteggono a vicenda. È la messa in pratica della Libertà Positiva: fornire ai popoli le infrastrutture, la salute e l’istruzione necessarie per essere realmente sovrani. Bolívar scrisse:
“L’unione è ciò che ci serve per completare l’opera della nostra rigenerazione.”
Questo multilateralismo non è basato sulla competizione selvaggia, ma sulla complementarità e sulla solidarietà. È lo scudo contro la schiavitù del debito imposta dalle istituzioni finanziarie internazionali.
Un flusso che continua
La lotta di Bolívar è attuale perché il colonialismo non è morto, ha solo cambiato abito. Parlare oggi di anti-schiavismo significa lottare per un mondo multipolare dove nessuna nazione possa imporre la propria volontà attraverso il ricatto del pane. La sovranità alimentare e il multilateralismo dell’ALBA sono la continuazione necessaria del giuramento del Monte Sacro. Essere bolivariani oggi significa difendere la vita contro la logica del capitale, ricordando sempre l’ammonimento del Libertador: “Per l’uomo libero, non c’è patria che non sia degna di essere difesa con il sangue, se è oppressa dal tiranno”.

About The Author
Sono una saggista, docente e ricercatrice italiana con una formazione multidisciplinare d’eccellenza che spazia dalla filosofia agli studi geopolitici e ambientali. Il mio percorso è guidato da un costante impegno nell’analisi critica delle dinamiche di potere e dei processi di emancipazione sociale.
Il mio percorso accademico è caratterizzato da una continua ricerca di specializzazioni:
Abilitazione all’Insegnamento di Storia e Filosofia (A019): Conseguita nel 2024 presso l’Università eCampus.
Dottorato in Filosofia (indirizzo storico-teoretico): Attualmente in corso presso la PUA – Pontificia Università Antonianum.
Ho già portato a termine un Dottorato di Ricerca in “Studi Comparati: Lingue, Letteratura e Formazione” nel 2018, presso l’Università di Roma Tor Vergata.
Laurea in Filosofia: Conseguita nel 2003 presso l’Università degli Studi di Roma Tre.
Ho approfondito le mie competenze interdisciplinari attraverso percorsi magistrali e specialistici:
Un Master in “Formazione e Media” conseguito nel lontano 2005 e un Master in “Studi del territorio – Environmental Humanities” conseguito nel 2020 (Università Roma Tre) e
Specializzazione per il Sostegno Didattico agli alunni con disabilità (UNINT, 2020).
La mia produzione letteraria e di ricerca si concentra sulla storia dell’America Latina, il femminismo rivoluzionario e l’analisi geopolitica contemporanea. Tra le mie opere principali:
Tra i diversi Saggi e Curatele:
L’eredità di Simón Bolívar, il cuore ribelle dell’America Latina (Mario Pascale Editore): Un’analisi sull’attualità del pensiero bolivariano nel contesto delle sfide geopolitiche odierne.
Manuela Sáenz e Simón Bolívar (Edito da Dei Merangoli): Studio approfondito sul legame politico e rivoluzionario tra queste due figure chiave.
Manuela Sáenz Aizpuru: Il femminismo rivoluzionario oltre Simón Bolívar (Aras Edizioni, 2018; riedito Porto Seguro Editore, 2022): Include la prima traduzione italiana del loro carteggio privato.
Donne cubane: l’altra metà della Rivoluzione (CTL Edizioni-Libeccio, 2020).
Venezuela: un esempio di guerra ‘ibrida’ (Saggio scientifico su Democrazia & Sicurezza, 2019).
Collaborazioni Editoriali:
Ho curato la pubblicazione de Il Socialismo in un Paradigma Liberale di Giulio Santosuosso (2022) e contribuito con profili biografici al volume America Latina: donna forte e insorgente di Diego Battistessa (2020).
Collaboro stabilmente con testate d’informazione indipendente, unendo il rigore della ricerca storica a una partecipazione attiva nel dibattito civile e politico.
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