Roberto Roggero – Fanno più salti, piroette e giravolte dei ballerini della Scala…sono i due baluardi del Trumpismo, forse uno un po’ meno dell’altro. Il vice-presidente J.D. Vance era infatti molto scettico sulle intenzioni di scatenare una guerra di aggressione all’Iran per sostenere lo stato nazi-sionista israeliano, tanto che nemmeno il “biondo” Donald lo ha nascosto, come si solito fa se conviene, ma alla fine anche Vance sembrava essersi adeguato. Ma di fronte al rischio di incorrere nel malcontento popolare, quando è in odore di potersi sedere alla scrivania dello Studio Ovale nelle elezioni del 2028, ha riportato le sue opinioni sulle posizioni precedenti, per non incorrere nel calo di sostegno deludendo le promesse elettorali, cosa che il suo principale ha già fatto e sta continuando a fare.
In questo quadro, secondo rivelazioni trapelate dagli ambienti che contano, a Washington, Vance avrebbe ripetutamente messo in discussione il quadro della guerra presentato al fulvo presidente Trump dal segretario alla Difesa, l’invasato pseudo-religioso Pete Hegseth, baluardo della “crociata americana contro gli infedeli perché Dio lo vuole”.
J.D, avrebbe contestato con decisione le informazioni che Hegseth ha riferito a Donaldone, definite poco accurate e superficiali, specialmente riguardo le “inesauribili” scorte di armamenti a disposizione, con particolare riferimento alle dotazioni di missili, e avrebbe evidenziato il rischio che gli Stati Uniti potrebbero rimanere a corto, in caso di eventuali ripercussioni in altri teatri, Estremo Orient in primis, ovvero nel casi fosse necessaria la difesa degli avamposti a stelle e strisce come Taiwan contro il colosso Cina, oppure con la Corea del Nord per difendere la Corea del Sud oppure contro la cattiva Russia che trama per invadere l’Europa. Per altro tutti scenari non tanto estremamente improbabili, quanto decisamente impossibili. Fantapolitica.Il vice J.D. si è quindi scontrato sia con l’invasato Pete Hegseth che contro il generale Dan Caine (capo del Joint Chief of Staff), i quali sono assolutamente convinti di poter contare su una infinita potenza.
Osservazioni più obiettive degli analisti e dell’intelligence, affermano che le valutazioni di Hegseth e Caine sono quanto meno “incompleti”, perché, nel caso dell’Iran, gli Stati Uniti sono ancora di fronte a più di 2/3 del potenziale difensivo dell’avversario, e solo per quanto riguarda l’arma aerea, per non parlare dell’arsenale missilistico e delle unità veloci della marina della Guardia della Rivoluzione Islamica. Di contro, gli Stati Uniti soffrirebbero una grave carenza di missili intercettori e armi offensive.
La realtà sul campo è indubbiamente dalla parte di Vance, ma la questione non è tanto chi ha ragione e chi ha torto, o quanto uno abbia ragione rispetto all’altro, ma la spaccatura all’interno dell’amministrazione Trump, l’esito del conflitto e, do conseguenza, il prestigio e la credibilità dello Zio Sam.
