
MENTRE WASHINGTON MINACCIA L’INTERVENTO MILITARE, A ROMA SI RIAFFERMA IL RUOLO DELLA DIPLOMAZIA DEI POPOLI. LE STRATEGIE PER UN’AUTOSUFFICIENZA RADICALE:
DALLE ALLEANZE MILITARI CON IL FRONTE MULTIPOLARE ALLA CREAZIONE DI BRIGATE INTERNAZIONALI PER LA SOLIDARIETÀ, IL LAVORO MANUALE E L’EDUCAZIONE.
Roma, 20 Aprile 2026 – Il destino di Cuba si gioca oggi su un doppio binario: quello della minaccia bellica più esplicita e quello di una resistenza diplomatica e pratica che non ha eguali nel mondo moderno. Con il Presidente Donald Trump che ventila apertamente l’ipotesi di un’azione militare — definita con l’inquietante linguaggio finanziario come una “acquisizione amichevole” — l’obiettivo della Casa Bianca è chiaro: imporre un regime change forzato entro la fine del 2026 sfruttando il blackout totale e l’asfissia economica causata dal blocco petrolifero.
Il protagonismo di Rigoberto Zarza e la rete globale dell’ICAP
In questo scenario di accerchiamento, l’incontro tenutosi oggi, lunedì 20 aprile alle ore 18:00 presso l’Ambasciata di Cuba a Roma, assume una valenza storica. L’attenzione si è concentrata sulla figura di Rigoberto Zarza Talavera, Direttore per l’Europa dell’ICAP (Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli), ospite d’onore accolto dal nuovo Ambasciatore cubano S.E. Jorge Luis Cepero Aguilar, dal consigliere politico Damian Delgado e dal responsabili della comunicazione Carlos Javier.
Zarza ha offerto una testimonianza cruda e vibrante sulla realtà dell’isola. Ha spiegato come il bloqueo sia diventato oggi un’arma di distruzione di massa energetica, sanzionando ogni singola nave o fornitore che cerchi di rifornire Cuba, costringendo la popolazione a vivere ben al di sotto del minimo fabbisogno energetico. Tuttavia, Zarza ha posto l’accento sulla forza inesauribile dell’ICAP. Fondato nel 1960 per rompere l’isolamento, l’Istituto coordina oggi una rete formidabile di oltre 150 associazioni di solidarietà in tutto il mondo. Queste realtà non svolgono solo un ruolo politico, ma sono protagoniste di costanti progetti di lavoro volontario e supporto materiale che permettono alla Rivoluzione di respirare nonostante l’assedio. Il messaggio di Zarza è stato un tributo alla “Diplomazia dei Popoli”: un ringraziamento accorato alla solidarietà italiana, pilastro insostituibile per impedire il collasso.
POSSIBILI IDEE DI RESILIENZA
L’Evoluzione delle Brigate: Lavoro manuale e pedagogia della resistenza
Per rispondere all’emergenza, un’idea di resilienza potrebbe risiedere nel potenziare radicalmente il modello delle Brigate di Solidarietà, trasformandole in unità operative permanenti:
Carpenteria e Restauro: Brigate dedicate alla riparazione delle infrastrutture abitative e storiche, utilizzando materiali locali e tecniche di restauro manuale per sopperire alla mancanza di macchinari industriali.
Agricoltura e Rimboschimento: Volontari impegnati nella piantumazione di alberi da frutto e nella creazione di orti urbani e rurali, garantendo la sovranità alimentare attraverso la coltivazione diretta.
Brigate Educative e Campi Estivi: Creazione di campi estivi per i bambini cubani, gestiti da educatori internazionali, offrendo sollievo psicologico e rafforzando i legami tra i popoli attraverso attività creative e formative.
Autarchia Energetica: L’ipotesi dei micro-power bank solari.
Data la situazione di estrema minaccia, una soluzione opportuna potrebbe derivare dalla collaborazione con gli alleati storici.
La Cina e il Vietnam, leader mondiali nella creazione di tecnologie energetiche su piccola scala, producono oggi piccoli Power Bank integrati con micro-pannelli solari estremamente economici.
Sarebbe dunque strategico ipotizzare una fornitura massiccia di questi dispositivi tascabili o pieghevoli da distribuire capillarmente a ogni cittadino. In caso di un drammatico collasso totale o di un conflitto aperto, ogni famiglia dotata di un micro-pannello solare portatile, potrebbe garantire a se stessa un minimo di illuminazione e la possibilità di mantenere attive le comunicazioni. Per gli ospedali e le istituzioni, si potrebbe pensare a sistemi analoghi ma di dimensioni maggiori, garantendo la sopravvivenza dei servizi essenziali anche sotto assedio.
Resilienza Radicale: Il recupero degli Ipogei contro la fame.
Poiché il rischio di una crisi alimentare estrema è concreto, un’ulteriore strada percorribile sarebbe quella di “saccheggiare” le conoscenze tecniche di civiltà antiche come i Romani e i Greci:
Ipogei e frigoriferi naturali:
Sarebbe opportuno valutare la creazione di magazzini sotterranei (ipogei) che, sfruttando l’inerzia termica del suolo e l’uso di contenitori in argilla, potrebbero permettere la conservazione di cibo fresco e granaglie senza dipendere dai frigoriferi elettrici, oggi paralizzati e fortemente in disuso.
Salagione e Manifattura:
L’utilizzo del sale ricavato dall’acqua marina per la conservazione naturale delle proteine e il rilancio di micro-fabbriche di cuoio e stoffa che ridurrebbero drasticamente la dipendenza dell’isola verso l’esterno.
Difesa militare e geopolitica
Sul piano della sicurezza, il consolidamento di un’alleanza militare strategica con il fronte multipolare (Corea del Nord, Iran, Russia) rappresenterebbe una deterrenza necessaria. In un contesto in cui la popolazione è già allo stremo, la capacità di decentralizzare le risorse energetiche attraverso i pannelli solari tascabili e di proteggere le scorte alimentari negli ipogei diventerebbe la chiave per una resistenza di lunga durata.
L’incontro tra Rigoberto Zarza e la solidarietà italiana conferma che la sfida del 2026 si vince unendo la fermezza politica all’ingegno pratico. Tra la storia dell’ICAP e l’applicazione dei saperi antichi, Cuba dimostra che nessuna “acquisizione amichevole” potrà mai piegare un popolo che sa difendere la propria dignità.

