Roberto Roggero – Il tema del fondamentalismo religioso nell’amministrazione del “biondo” Donald, e del tentativo di unire ideologia sionista e cristianesimo, con spirito accelerazionista di molti magnati della tecnologia, e radicali conservatori, è tornato alla ribalta nel contesto dell’attuale guerra all’Iran, condotta da un lato con mezzi innovativi e potenti, e dall’altro “benedetta” da molte figure di spicco del governo americano, a partire dal capo del Pentagono, Pete Hegseth, con richiami religiosi e pseudo-messianici. Come si trattasse di fare rinascere le Crociate contro gli infedeli, che infatti avevano ben fondati motivi ispiratori commerciali ed economici. Cambiano i suonatori, ma la musica rimane la stessa…
L’elemento sionista è indubbiamente basato sull’influenza tutt’altro che trascurabile della AIPAC, che ha gran voce in capitolo sul chi mandare alla Casa Bianca e chi no, tanto quanto la potente lobby delle aziende degli armamenti, dove spesso, nei consigli di amministrazione si trovano esponenti di spicco della stessa AIPAC.
AIPAC è l’acronimo di American Israel Public Affairs Committee, gruppo di pressione noto per il forte sostegno allo stato terrorista criminale genocida di Israele, e considerato il più potente e influente gruppo d’interesse a Washington. Una vera e propria lobby di miliardari, i cui componenti comprendono democratici, repubblicani e indipendenti.
È stata fondata nel 1953 da Isaiah L. Kenen, inizialmente come AZCPA (American Zionist Committee for Public Affairs), ma la tensione fra l’amministrazione Eisenhower e i sostenitori di Israele era così forte da provocare voci su un’imminente indagine del governo sul sionismo americano di estrema destra dell’American Zionist Council (Consiglio Sionista d’America), quindi fu creata una lobby indipendente che, anni dopo, fu ribattezzata AIPAC.
La AIPAC esercita pressione sul Congresso, e più in generale sulle alte sfere del potere americano, è contro le forniture ai Paesi arabi e ferocemente ostile alla OLP e alla creazione di uno Stato di Palestina, avendo come obiettivo la creazione del Grande Israele, che è anche il sogno del criminale assassino Netanyahu. Ma, soprattutto, l’AIPAC ha sempre cercato di fare in modo che la linea politica adottata da Washington in Medio Oriente si sposasse con gli interessi del Likud, che è appunto il partito politico conservatore guidato da Benjamin Netanyahu.
Nonostante gli ammonimenti di Papa Leone XIV, primo pontefice di origine statunitense della storia, circa il rischio di sfruttare Dio per benedire le guerre, questa tendenza rimane radicata nelle stanze del potere americano.
La tendenza del movimento trumpiano MAGA rispecchia questa aspirazione, che dalla sfera politica sconfina in quella religiosa, ma ormai contaminato da elementi che ne stanno determinando la scomposizione. Un protestantesimo classico che sta scomparendo sociologicamente a favore di un neo-protestantesimo teologicamente vuoto o tecnicamente eretico, che trova appunto realizzazione della dottrina MAGA, nuova versione rivisitata della Dottrina Monroe, che però rivela profonde divisioni all’interno del mondo ebraico, opposto al sionismo, e una neo America, sempre meno europea e più latino-americana, asiatica, africana, anche dal punto di vista religioso. Sullo sfondo c’è sempre e comunque il “divin dollaro”.
Il falso carisma del “biondo” Donald Trump è una forma di maschera pseudo-messianica in versione politica, nella quale anche i non leggeri e non pochi difetti personali passano in secondo piano, rispetto alla missione che si è auto-imposta, modello non più tipo la frase stampata sul dollaro “In God we trust”, ma “In God we Trump”…Missione che inizialmente gli è stata riconosciuta anche da molti elettori americani, i quali però ora cominciano ad avere ripensamenti, viste le obiettive condizioni dell’economia interna.
Il paradosso è che, fondamentalmente, il “biondo” presidente venera il dio Dollaro, essendo praticamente ateo, e non solo nei confronti del Cristianesimo, ma anche nei confronti delle varie confessioni religiose o pseudo tali diffuse in gran parte degli Stati Uniti, né rispetta i fondamentali diritti della Costituzione americana, come democrazia e diritti umani. Nonostante tutto, il “divin biondo” è riuscito ad avere la “benedizione” per scatenare la guerra all’Iran, ed è riuscito a portare diversi fondamentalisti religiosi all’interno dall’amministrazione, per restituire il favore a chi lo ha favorito nella corsa alla Casa Bianca, come quando la mafia siciliana ha preteso la restituzione del favore per avere preparato dall’interno lo sbarco degli alleati in Sicilia, nella seconda guerra mondiale. E non solo nell’amministrazione, ma purtroppo anche nei gangli del potere della Silicon Valley, cuore dell’Hi-Tech a stelle e strisce, con una visione salvifica e religiosa della tecnologia.
Gli Stati Uniti hanno sempre cercato di legittimare le guerre che hanno scatenato e stanno scatenando in mezzo mondo, nell’inutile tentativo di colmare una profonda lacuna di senso e prospettiva a lungo termine.
Il “biondo” Donald ha chiesto agli americani di credere nell’America, dopo quello che lui ha definito “l’incidente Obama”, facendo promesse che non è stato in grado di mantenere, e cercando di fornire una risposta con le aberranti ideologie propagandate dal movimento MAGA.
Nonostante la evidente realtà dei fatti, esiste ancora una chiesa americana che ha fiducia e crede nel “divin biondo”, e guarda ideologicamente con favore a questa “seconda rivoluzione americana”, oltre a coloro che sono ormai legati, anche loro malgrado, al successo di questo nuovo pseudo-messia con ciuffo a volte arancione, a volte giallo, a volte grigio, a volte…
