di Chiara Cavalieri
ROMA- Un confronto diretto, senza filtri e su uno dei dossier più complessi dello scenario internazionale.
Presso l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, abbiamo incontrato l’Ambasciatore Mohammad Reza Sabouri per un’intervista esclusiva che affronta i principali nodi geopolitici del momento: sicurezza regionale, nucleare, relazioni internazionali, ruolo dell’Iran e percezione globale.

Di seguito, l’intervista integrale.
1. Considerando le crescenti tensioni regionali, come risponde l’Iran alle critiche sollevate da diversi paesi arabi e alle lamentele della Lega Araba riguardo alle operazioni militari dell’Iran o dei suoi alleati nella regione?
L’Iran ha sempre sottolineato l’importanza della sicurezza collettiva, della stabilità e della pace come necessità fondamentali nel Medio Oriente. In questo contesto, ha costantemente considerato la politica di buon vicinato con i paesi della regione come una priorità della propria politica estera. Tuttavia, prima dell’inizio di questa aggressione, l’Iran aveva avvertito tutti i paesi della regione che, qualora gli Stati Uniti avessero attaccato l’Iran attraverso le basi militari presenti in questi paesi, tali basi sarebbero state considerate obiettivi legittimi. Attualmente esistono numerose prove che gli aggressori utilizzano pienamente lo spazio aereo dei paesi del Golfo Persico. Pertanto, l’azione difensiva dell’Iran contro gli Stati Uniti non deve in alcun modo essere interpretata come un attacco ai paesi della regione. L’Iran ha colpito esclusivamente le basi statunitensi in questi paesi, che dal nostro punto di vista sono considerate parte del territorio americano.
2. Alla luce degli attacchi che hanno colpito la regione di Erbil, dove è presente anche personale italiano, tali azioni espongono a rischio anche il personale europeo. L’Iran è pronto ad assumersi la responsabilità di una possibile escalation del conflitto con paesi non direttamente coinvolti?
Ogni volta che l’Iran colpisce un obiettivo in risposta all’aggressione del regime americano o israeliano, lo rende pubblico. L’Iran non ha mai attaccato la base militare italiana a Erbil. Non ha mai preso di mira aree residenziali o civili. Rispondiamo unicamente alle basi e agli interessi americani nella regione. Alcune evidenze indicano inoltre che il regime israeliano tenta di accusare l’Iran attraverso operazioni cosiddette false flag. Sono comunque certo che tutti i paesi comprendano la differenza tra aggressione e legittima difesa. In precedenti interviste avevo già avvertito che il regime israeliano utilizza questa strategia per aumentare le tensioni nella regione.
3. Alla luce dell’attuale escalation, l’Iran intende proseguire senza limiti lo sviluppo del proprio programma nucleare oppure è disposto a riprendere negoziati credibili con la comunità internazionale per prevenire la proliferazione nucleare nella regione?
Ripetere più volte una grande menzogna non la trasforma in verità. L’ironia storica è che due paesi dotati di armi nucleari hanno aggredito un paese che non le possiede. Nella dottrina militare e ideologica iraniana non è mai esistita la produzione di armi nucleari. Basta guardare alla storia: Netanyahu afferma da oltre 30 anni che l’Iran è a pochi mesi dall’ottenere l’arma nucleare. Si tratta di tentativi di inganno e di giustificazione per azioni militari. L’Iran, in quanto membro impegnato del Trattato di non proliferazione (NPT), è sempre stato pronto alla cooperazione, alla verifica e alla trasparenza nelle attività nucleari. Il fatto che, attraverso menzogne e distorsioni, si cerchi di invertire i ruoli tra colpevole e vittima non cambia la realtà.
4. L’Iran considera il proprio programma nucleare uno strumento di difesa, deterrenza o negoziazione? E come può convincere i paesi vicini che non rappresenta una minaccia esistenziale?
L’Iran non utilizza mai i propri diritti intrinseci come strumento di pressione o deterrenza. Non ha mai rappresentato una minaccia per la regione. Attori esterni hanno cercato di alimentare la percezione di minaccia per giustificare la loro presenza militare nella regione. L’Iran è sempre stato pronto al dialogo e alla riduzione delle tensioni. È stato attaccato due volte mentre si trovava nel mezzo dei negoziati. Basta considerare le dichiarazioni del ministro degli Esteri dell’Oman, mediatore nei colloqui di Ginevra, che ha parlato di progressi concreti e di un accordo a portata di mano. Tuttavia, il regime israeliano trae vantaggio dall’assenza di un accordo e ha sabotato i negoziati ogni volta che si avvicinavano a una conclusione.
5. Qual è l’attuale livello di coordinamento tra Teheran e Hezbollah nel conflitto in corso? L’Iran considera il Libano un fronte strategico o un attore indipendente?
L’Iran rispetta sempre l’indipendenza e gli affari interni di tutti i paesi. Non ha richiesto aiuto ai propri alleati regionali o internazionali, poiché possiede le capacità necessarie per difendersi. Hezbollah, tuttavia, ha deciso di rispondere alle violazioni del cessate il fuoco da parte del regime israeliano negli ultimi mesi.
6. Considerando la crisi umanitaria e lo sfollamento di centinaia di migliaia di libanesi, l’Iran si considera corresponsabile della stabilità del Libano o ritiene che la situazione sia esclusivamente il risultato delle azioni israeliane?
La risposta è chiara: le ripetute aggressioni e gli attacchi israeliani nel sud del Libano sono la principale causa dell’instabilità e delle sofferenze del popolo libanese. Chi continua a bombardare anche dopo il cessate il fuoco? Chi ordina l’evacuazione delle case? Chi uccide civili innocenti? Il regime israeliano è diventato oggi una forza incontrollabile.
7. Negli ultimi mesi alcune atlete iraniane, tra cui calciatrici, hanno rinunciato a precedenti richieste di cittadinanza straniera. Come risponde il governo iraniano alle accuse di limitare la libertà delle donne, anche nello sport?
L’aggressione degli Stati Uniti non si limita all’ambito militare: cercano di esercitare pressione sull’Iran anche tramite incentivi e intimidazioni. Recentemente, in un gesto ridicolo, il presidente americano ha persino invitato alcune atlete iraniane a chiedere asilo. È sorprendente vivere in un mondo in cui le potenze implorano gli sportivi iraniani. Il fatto che le donne iraniane partecipino a competizioni internazionali è già una risposta a queste accuse.
8. Quanto influisce la percezione internazionale della condizione delle donne e delle libertà civili sulle relazioni diplomatiche dell’Iran? Ritiene che la questione venga strumentalizzata o che sia realmente cruciale?
Oggi le donne iraniane sono protagoniste dello sviluppo e del progresso del paese. Basta visitare l’Iran e confrontare la loro situazione con quella delle donne europee. L’immagine diffusa dai media occidentali è estremamente distorta. Non ho più fiducia nei cosiddetti difensori dei diritti umani: mentre fingono preoccupazione per le donne iraniane, restano in silenzio di fronte alla morte di centinaia di bambine in una scuola. Per loro, i diritti umani sembrano significare che alcune vite valgono più di altre.
9. “Nessun paese islamico, salvo rare eccezioni, si è schierato con il popolo iraniano.” Quali paesi considera oggi l’Iran alleati affidabili?
Il mondo attuale è fatto di alleanze temporanee e tematiche. Tuttavia, contrariamente a quanto affermato, molti popoli e paesi hanno espresso solidarietà all’Iran e si sono opposti alle aggressioni di Israele e degli Stati Uniti. Alcuni paesi europei, inoltre, non hanno risposto positivamente agli inviti di Trump.
10. Araghchi ha dichiarato che la guerra deve finire per evitare che si ripeta. Quali garanzie concrete chiede l’Iran alla comunità internazionale? E quali concessioni è disposto a fare per una reale de-escalation?
L’Iran non ha mai cercato la guerra ed ha sempre sostenuto iniziative politiche e diplomatiche. Ritengo ancora che le controversie non abbiano soluzione militare. Tuttavia, dopo le recenti aggressioni, la situazione è cambiata. Pur non volendo proseguire il conflitto, abbiamo visto che accettare un cessate il fuoco in buona fede non ha impedito nuove aggressioni.
Il presidente iraniano Pezeshkian ha indicato tre condizioni principali per porre fine alla guerra:
- Riconoscimento dei diritti legittimi dell’Iran, in particolare politici e di sicurezza.
- Risarcimento dei danni umani e materiali causati dall’aggressione.
- Garanzie internazionali solide per prevenire futuri attacchi.
Se l’aggressione cesserà e queste condizioni saranno garantite, l’Iran è pronto a interrompere le proprie risposte legittime.
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