Roberto Roggero – Direttamente dal governo della Repubblica Islamica dell’Iran di Teheran, e grazie all’ambasciata iraniana in Italia, BRICS&Friends pubblica il resoconto di ciò che l’Iran ha subito nei primi dieci giorni dell’aggressione israelo-americana, che secondo quanto affermano i media mainstream, è limitata a obiettivi militari e bersagli sensibili dell’apparato statale, ma la realtà dimostra ben altro.
Le bombe e i missili degli aggressori hanno causato la morte di 11 operatori medici e sanitari e la distruzione o il grave danneggiamento di 52 centri sanitari, 29 unità di trattamento medico, 19 unità di emergenza e 16 ambulanze di cui 4 distrutte, compreso un eli-ambulanza. Sono stati presi di mira circa 13.800 siti e infrastrutture civili.
Il Presidente della Mezzaluna Rossa Iraniana ha dichiarato che 13.785 unità civili sono state bersagliate dai bombardamenti, fra queste 2.383 unità commerciali, 11.293 unità residenziali, 65 scuole, e ha denunciato la presenza di pioggia acida a Teheran, in seguito al bombardamento di due strutture di stoccaggio del petrolio, causando la formazione di uno spesso strato di fumo ha ricoperto la capitale. Di conseguenza, le piogge del giorno dopo sono divenute acide. Sono emersi rapporti di numerose minacce alla salute pubblica dovute a tale fenomeno, incluse irritazioni ai polmoni, agli occhi e alla pelle, soprattutto dei più giovani e degli anziani”.
Nella prima settimana, secondo resoconti ufficiali sulle vittime civili, Stati Uniti e regime israeliano, attraverso continui attacchi in diverse parti dell’Iran, hanno ucciso 198 donne, 190 minori di 18 anni, 6 minori di 5 anni. Il 30% delle vittime erano bambini, e la vittima più anziana aveva 88 anni, quella più giovane era una bambina di 8 mesi
Sono state ferite 1.044 donne, 584 minori di 18 anni, 54 minori di 5 anni. Si segnalano inoltre danni alle infrastrutture elettriche in 130 postazioni di Teheran. Il Governatore di Teheran ha dichiarato: “Nel complesso elettrico della Provincia di Teheran sono state organizzate 521 squadre di soccorso ed esecutive. Inoltre, in questi giorni più di 130-140 punti hanno subìto danni alle infrastrutture elettriche. L’interruzione della corrente massima in questi giorni è durata da mezz’ora a due ore”.
I danni al sistema sanitario da parte del nemico nella prima settimana di guerra, che secondo tutte le convenzioni internazionali e le leggi sui diritti umani dovrebbe essere esentato dagli attacchi durante le guerre, ha sofferto immani danni. Sono state distrutte 11 basi di emergenza, 19 ospedali, 2 centri di cura, 12 ambulanze, 33 membri del personale medico feriti.
In uno dei primi raid ha perso la vita la Guida Suprema della Repubblica Islamica, Ayatollah Ali Khamenei, di certo la vittima più illustre, ma non la sola, a cui succede il figlio Mojtaba.
Gravissimo l’attacco missilistico contro la scuola elementare femminile di Minab, dove sono morte oltre 170 bambine e personale scolastico. Israele ha poi attaccato in Libano, dove si segnala l’uso di armi chimiche vietate fra cui ordigni al fosforo bianco.
Le difficoltà di comunicazione rendono difficile quantificare con precisione il numero di vittime, sfollati e rifugiati dell’intera regione, ma si tratta certamente di diverse migliaia.
Secondo le notizie ufficiali, nella Repubblica Islamica, le vittime civili sono oltre 1.700. Il vice ministro della Salute Ali Jafarian ha dichiarato che i civili uccisi sono sicuramente oltre 1.300 ma ha precisato che la cifra è senza dubbio sottostimata, tra cui più di 200 bambini. I feriti si calcola siano oltre 12mila.
Le cifre riportate si limitano ai primi dieci giorni di scontri, e purtroppo sono destinate ad aumentare, a causa della prosecuzione dell’aggressione americana e israeliana.
