Roberto Roggero – Una notizia che certamente l’informazione occidentale mainstream si guarda bene dal divulgare, eppure comprovata e autentica: gli uomini e le donne della US-Navy cominciano a mostrare insofferenza nei confronti dei continui cambiamenti di luna del 2biondo” Donald, a cominciare da quelli della grande portaerei US-Gerald Ford, ma nave da guerra più potente del mondo, costata oltre 12 miliardi di dollari, e dove i WC di bordo sono intasati, la puzza di fogna invade gli alloggi, le cucine propongono pasti insoddisfacenti e i turni di servizio sono massacranti.
Gli equipaggi della portaerei e delle navi della Task Force di supporto non condividono più i continui mutamenti di programma: prima la destinazione era il Mediterraneo, poi è arrivato il contrordine per dirigere nei Caraibi contro il Venezuela in operazioni di aggressione contro dei poveri pescatori (oltre cento morti), per il rapimento del presidente Nicolas Maduro e la moglie, adesso nuova missione per lo schieramento contro l’Iran, nella totale indecisione, se attaccare o non attaccare.
Normalmente gli schieramenti delle portaerei in tempo di pace durano circa sei mesi, ma gli equipaggi della Task Force Ford sono lontani da casa già da quasi un anno, ed è facile pensare che ci resteranno per almeno altri tre mesi, come minimo. Nel caso, sarebbe il più lungo dispiegamento senza interruzioni della US-Navy in “tempo di pace”, con ripercussioni sul rendimento e, come loro stessi hanno dichiarato ai media, molti di loro starebbero valutando seriamente di lasciare la Marina una volta tornati in patria. Molti dei membri dell’equipaggio della Ford sono turbati e arrabbiati, e anche gli ufficiali comandanti sono rimasti spiazzati dall’allungarsi ed estendersi imprevisto della missione.
La settimana scorsa il comandante della USS-Gerald Ford, ammiraglio David Skarosi, ha scritto personalmente alle famiglie dell’equipaggio, scusandosi e riconoscendo il malcontento e la delusione per il prolungarsi della missione, ammettendo che lui stesso si aspettava di tornare a casa entro poche settimane, e non certo di prendere parte a una probabile guerra, nientemeno che contro l’Iran.
