Roberto Roggero – Dopo l’arrivo del gruppo navale della portaerei USS-Abraham Lincoln dal Pacifico occidentale, con l’aggiunta del contingente della più potente nave da guerra del mondo, la portaerei USS-Gerald Ford, nelle acque di fronte al Golfo sarà concentrato 1/3 dell’intera flotta statunitense.
Il Carrier Strike Group Ford si è mosso lo scorso 13 febbraio dalle acque caraibiche di fronte al Venezuela, dove era di presidio da metà novembre, in supporto alle azioni contro il presunto narcotraffico, che ha causato la morte di oltre cento venezuelani, oltre all’assistenza all’operazione culminata con il sequestro del presidente Nicolas Maduro e della moglie, quindi ha preso il mare diretto verso Gibilterra, per attraversare il Mediterraneo, quindi il Canale di Suez e il Mar Rosso, dove passerà al comando del CENTCOM (Comando in Capo Operazioni Africa e Asia Centrale).
I due gruppi navali riuniscono una eccezionale potenza offensiva, fra aerei imbarcati e missili Tomahawk (circa 650) oltre all’armamento dei 15 cacciatorpediniere Classe Arleigh Burke
In totale presto saranno presenti 33 navi da guerra di superficie (di cui sei cutter della US-Coast Guard) e almeno 3 sottomarini, di cui un SSGN lanciamissili a propulsione nucleare Classe Ohio. A tutto questo si deve aggiungere il potenziale delle basi americane nella regione, e i 54 F-35A della US-Air Force di base a Lakenheath (Gran Bretagna), dei quali 18, supportati da aerocisterne, sono stati trasferiti in basi avanzate in Medio Oriente e i 12 già presenti presso la base giordana di Muwaffaq Salti, dove sono presenti anche 24 F-15E Strike Eagle e un gruppo di almeno una dozzina di A10 cacciacarri. Un’altra quindicina di F-16 sono presenti in Arabia Saudita, alla base Prince Sultan, mentre altri sono allertati alla base italiana di Aviano.
Secondo gli analisti, il più massiccio schieramento aeronavale americano dalla seconda guerra del Golfo del 2003.
Nel frattempo, si stanno svolgendo le esercitazioni “Controllo Intelligente” delle forze della Repubblica Islamica dell’Iran nello Stretto di Hormuz, al comando del generale Mohammad Pakpour, capo della Guardia della rivoluzione Islamica, con fregate classe Jamaran, corvette classe Naghdi e mezzi d’attacco con missili antinave, in cooperazione con diverse unità russe e cinesi che prendono parte alle manovre secondo i termini dell’esercitazione “BELT Maritime Secutiry 2026”, come ha confermato il presidente del Consiglio Marittimo russo, Nikolai Patrushev, il quale ha affermato che tali esercitazioni sono pertinenti alle implicazioni geopolitiche nel contesto dell’intensificarsi dello schieramento aeronavale statunitense.
Pechino ha inviato nello Stretto di Hormuz la unità della 48a Flottiglia di base a Gibuti, con il cacciatorpediniere lanciamissili Tanshan Classe 052DL, la fregata Daqin Classe 054°, la nave rifornimenti Taihu; Mosca partecipa con il cacciatorpediniere Shaposhnikov Classe Udaloy, e la cisterna Butoma.
Un chiaro segnale di sostegno, da parte di Mosca e Pechino, che nella recente crisi venezuelana hanno dichiarato il proprio sostegno a Caracas ma non hanno mosso unità navali, mentre adesso pare che la partecipazione attiva sia evidente.
