Roma, Piazza Benedetto Cairoli. Nella serata di venerdì 13 febbraio 2026, è stata Daria Pushkova, Direttore della Casa Russa a Roma, a fare gli onori di casa e ad aprire le porte di un Salotto Letterario e Musicale che ha saputo incantare il pubblico. Con un’introduzione colta e appassionata, la Pushkova — insieme all’impeccabile coordinamento organizzativo di Elena Sotnikova — ha tracciato le coordinate di un viaggio celebrativo dedicato a due giganti della letteratura: Michail Saltykov-Ščedrin, nel suo bicentenario, e Nikolaj Leskov, a 190 anni dalla nascita.
Michail Saltykov-Ščedrin: La Scure della Satira

Michail Saltykov-Ščedrin occupa un posto unico nel canone russo come il più implacabile anatomista dei vizi sociali. La sua carriera di alto funzionario imperiale gli fornì una conoscenza enciclopedica della burocrazia, che egli trasformò in una satira spietata e quasi grottesca. Nel suo capolavoro, I signori Golovlëv, Ščedrin non si limita a descrivere la decadenza di una famiglia nobile, ma analizza la decomposizione morale di un’intera classe sociale attraverso la figura di Iuduška (il piccolo Giuda), simbolo del vuoto spirituale e dell’ipocrisia verbale. Celebrare il suo bicentenario oggi significa riconoscere in lui colui che ha usato il riso come uno strumento di igiene morale, cercando la verità dietro le maschere del potere.
Nikolaj Leskov: L’Artigiano della Luce

A 190 anni dalla sua nascita, Nikolaj Leskov rimane il narratore della Russia più autentica, quella che sfugge alle grandi città per rifugiarsi nelle tradizioni, nei dialetti e nella fede del popolo. La sua prosa è un arazzo ricchissimo, noto per lo stile dello skaz (una narrazione che ricalca la voce viva e orale), che gli permetteva di dare dignità a mercanti, preti di campagna e artigiani. Sebbene spesso marginalizzato dalla critica coeva per la sua indipendenza ideologica, Leskov è oggi considerato un maestro della resistenza spirituale. I suoi “giusti” sono uomini e donne che, pur immersi in una realtà brutale e spesso tragica, conservano un’integrità morale incorruttibile, rendendolo il custode della dimensione spirituale russa.
Due Visioni Complementari: Il Confronto

Sebbene contemporanei, Saltykov-Ščedrin e Leskov rappresentano i due poli magnetici della letteratura russa del XIX secolo. Ščedrin è lo scrittore della “struttura”, colui che analizza il sistema dall’alto per smontarne i meccanismi oppressivi attraverso il pensiero critico; Leskov è lo scrittore dell’ “esperienza”, colui che entra nelle pieghe del quotidiano per trovarvi il miracolo. Dove Ščedrin vede l’ipocrisia delle parole eleganti, Leskov cerca la purezza della lingua popolare. Insieme, formano un ritratto completo: uno smaschera le ombre della società, l’altro rivela la luce dell’individuo. Come un pendolo, la cultura russa oscilla tra la loro satira e il loro spirito, trovando in questo dialogo la chiave per comprendere la complessità dell’essere umano.
Il Suono come Chiave di Volta: Il Maestro Angelo Inglese

L’evento è iniziato nel segno del suono. Come sottolineato da Daria Pushkova, la scelta dei compositori non è stata casuale: Musorgskij e Čajkovskij sono i pilastri sonori coevi ai due scrittori, voci di un’epoca di trasformazione.
Il M° Angelo Inglese ha offerto una prova di virtuosismo straordinaria, aprendo la serata con due brani che hanno letteralmente ipnotizzato la platea. Musicista di solida formazione e raffinata sensibilità, Inglese non è “solo” un pianista, ma un acclamato direttore d’orchestra, compositore e revisore di fama internazionale, noto per il suo impegno nella riscoperta e valorizzazione del patrimonio operistico e cameristico. Questa sua visione d’insieme, che unisce il rigore filologico alla passione interpretativa, gli ha permesso di affrontare il repertorio russo con una consapevolezza strutturale fuori dal comune.
Inglese ha saputo tradurre in musica la dualità della Russia ottocentesca: il vigore critico e popolare di Musorgskij, così affine a Leskov, e l’introspezione profonda di Čajkovskij, specchio fedele del mondo interiore analizzato da Saltykov-Ščedrin. La bravura del Maestro, capace di far “cantare” il pianoforte con un’escursione dinamica che spaziava dal sussurro lirico alla potenza sinfonica, ha creato quel tappeto emotivo necessario per passare, come suggerito dalla padrona di casa, “dal suono alla parola”.
Pavel Zelinskij e il Potere della Parola Viva
Dall’astrazione musicale si è passati alla carne della parola grazie all’attore Pavel Zelinskij. La sua interpretazione è stata chirurgica e potente: ha saputo dare voce all’ironia spietata di Saltykov-Ščedrin, l’osservatore morale che smascherava l’ipocrisia del potere con aforismi rimasti immortali, per poi trasformarsi nel narratore dell’esperienza concreta di Leskov.
Attore di grande carisma e profondità, Zelinskij è noto per la sua versatilità tra teatro, cinema e doppiaggio, oltre che per il suo impegno costante nel promuovere la cultura russa in Italia attraverso la recitazione. La sua padronanza delle sfumature della lingua russa, unita a una sensibilità drammatica affinata sui palcoscenici internazionali, gli ha permesso di restituire al pubblico romano la complessità ritmica e psicologica dei testi originali. Zelinskij ha reso vivi i personaggi leskoviani, non come simboli distanti, ma come esseri “moralmente resistenti”, capaci di restare umani anche nelle più estreme difficoltà. La sua performance non è stata solo una lettura, ma una vera e propria incarnazione dell’identità culturale russa.
L’Incanto Lirico: Ovchinnikova e il finale di Demchenko
La dimensione spirituale e tragica ha trovato voce nelle soprano della serata, due artiste di altissimo profilo che hanno saputo dare corpo alle sfumature più intime della musica russa. Galina Ovchinnikova, soprano dalla solida carriera internazionale e interprete privilegiata del repertorio operistico e cameristico, ha affrontato il mondo di Lady Macbeth con un’intensità drammatica e un controllo vocale che hanno restituito tutta la tensione dei testi leskoviani. La sua capacità di scavare nel testo letterario attraverso il canto ha offerto una prova di rara profondità psicologica.
Il finale è stato un vero trionfo per Anastasia Demchenko. Artista pluripremiata e vincitrice di prestigiosi concorsi internazionali, la Demchenko ha incantato la platea con le romanze di Rimskij-Korsakov. Dotata di un timbro cristallino e di una tecnica acrobatica che non perde mai in calore umano, ha saputo trasmettere l’eleganza quasi eterea della tradizione russa. Il suo canto finale, culminato in un bis di purezza assoluta, è stato il momento di massima elevazione della serata: una performance che ha incarnato perfettamente quella “ricerca della luce” che Daria Pushkova ha indicato come il cuore pulsante dell’opera di Leskov.
I Tesori di Leskov: La Trilogia del Popolo e dell’Etica

Verso la conclusione, l’evento si è arricchito di un prezioso momento di approfondimento. La padrona di casa ha guidato il pubblico alla scoperta di tre opere che rappresentano la quintessenza del mondo di Leskov, definendo una vera e propria mappa della moralità e del talento russo:
Il Mancino (Levša): È stata la prima opera citata, il racconto più iconico di Leskov. La storia del geniale artigiano di Tula, capace di mettere i chiodi ai piedi di una pulce d’acciaio, è un’allegoria potente. Celebra il talento inarrivabile del popolo russo ma ne rivela la tragedia: il “Mancino”, superati gli ingegneri stranieri, muore nell’indifferenza di un ospedale per poveri. È il ritratto del genio incompreso di fronte alla cecità della burocrazia.
L’uomo di sentinella (Časovoj): Indicato dalla Pushkova come fondamentale per l’analisi del dilemma etico. Ambientato nel 1839, narra di un soldato che, di guardia al Palazzo d’Inverno, deve scegliere se restare al proprio posto o salvare un uomo che annega nella Neva. Leskov esplora qui la tensione tra la legge degli uomini e la legge della misericordia, mostrando il sacrificio silenzioso dell’uomo comune.
Un ragazzino senza perché (Bezvinnyj pereryv): Leskov si addentra nel mondo dell’infanzia con sensibilità struggente. L’opera esplora la purezza e le privazioni dei bambini russi che soffrono “senza perché”, conservando una luce spirituale intatta. È un invito a vedere il miracolo nella vita quotidiana, anche nelle situazioni di estrema povertà.
Epilogo: Ciò che si Diventa

Quando le luci in sala hanno iniziato a scemare, è rimasta nell’aria la sensazione di aver assistito a qualcosa di più di un semplice evento culturale. La serata si è chiusa con una riflessione che riassume il senso dell’impegno profuso da Daria Pushkova ed Elena Sotnikova: un binomio dove la visione guida e il rigore organizzativo si fondono per nutrire lo spirito.
Se la Sotnikova, con la cura attenta del suo Salotto Letterario e Musicale, ha saputo tessere una trama di suoni e parole di rara eleganza, è nella visione di Daria Pushkova che l’evento ha trovato il suo approdo poetico. La sua guida ci ha ricordato che la cultura non è un arido accumulo di nozioni, ma un soffio vitale capace di generare una trasformazione interiore. Grazie alla maestria del M° Inglese, alla potenza di Zelinskij e alle voci della Demchenko e della Ovchinnikova, gli ospiti hanno lasciato Piazza Benedetto Cairoli portando con sé un frammento di quell’anima russa così vasta e complessa. Hanno lasciato la Casa Russa sentendosi, per un istante eterno, esattamente come auspicato dalla direttrice: non semplici spettatori, ma “versioni più attente, profonde e libere di se stessi”.









