I tre Paesi contestano il memorandum del 2019 e rafforzano la cooperazione militare. Al centro della disputa, delimitazione delle zone economiche esclusive, sicurezza marittima e risorse energetiche.
Di Chiara Cavalieri
ATENE, 6 novembre 2026 – Grecia, Cipro e Israele hanno ribadito la propria opposizione al memorandum d’intesa sulla delimitazione delle giurisdizioni marittime firmato nel 2019 tra Turchia e Libia, sostenendo che l’accordo viola i diritti sovrani di Stati terzi e non rispetta i principi del diritto internazionale del mare.
La posizione è stata riaffermata durante un incontro trilaterale tra rappresentanti dei ministeri della Difesa dei tre Paesi, svoltosi il 5 novembre ad Atene, dedicato al rafforzamento della cooperazione militare, alla sicurezza del Mediterraneo orientale e alle principali sfide strategiche della regione.
I partecipanti hanno sottolineato che il memorandum turco-libico non può produrre effetti giuridici nei confronti di Stati che non ne sono parte e i cui diritti marittimi risultano coinvolti dalle delimitazioni concordate tra Ankara e Tripoli.
La questione assume particolare rilevanza dopo la notizia della ratifica del memorandum da parte della Camera dei rappresentanti libica, il 20 ottobre 2026, un passaggio che ha riportato al centro del confronto diplomatico le rivendicazioni marittime nel Mediterraneo orientale.
IL MEMORANDUM TURCO-LIBICO DEL 2019 E LE ORIGINI DELLA CONTROVERSIA
Il 27 novembre 2019, il governo turco e il Governo di Accordo Nazionale libico, allora guidato da Fayez al-Sarraj, firmarono un memorandum d’intesa sulla delimitazione delle rispettive aree di giurisdizione marittima nel Mediterraneo.

L’accordo individuava una linea di delimitazione tra le zone marittime rivendicate dai due Paesi, creando un collegamento giuridico e strategico tra le rispettive proiezioni nel Mediterraneo orientale.
La Grecia contestò immediatamente il memorandum, sostenendo che la delimitazione ignorasse i diritti marittimi generati dalle isole greche, in particolare Creta, Rodi, Karpathos e Kastellorizo.
Anche Cipro espresse la propria opposizione, considerando l’intesa incompatibile con il quadro regionale delle delimitazioni marittime.
Israele, pur non essendo direttamente coinvolto nella delimitazione turco-libica, condivide con Grecia e Cipro un interesse strategico per la stabilità delle rotte energetiche, delle infrastrutture sottomarine e delle zone di esplorazione nel Mediterraneo orientale.
La controversia riguarda dunque non soltanto una linea tracciata su una carta nautica, ma il rapporto tra sovranità, diritti economici, accesso alle risorse e sicurezza regionale.
IL DIRITTO DEL MARE E LA QUESTIONE DELLE ZONE ECONOMICHE ESCLUSIVE
Uno degli aspetti centrali della disputa riguarda l’interpretazione del diritto internazionale del mare.
La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, conosciuta come UNCLOS, disciplina i principi relativi alle acque territoriali, alle zone economiche esclusive e alla piattaforma continentale.
Secondo tale quadro giuridico, gli Stati costieri possono esercitare diritti sovrani sulle risorse naturali presenti nelle rispettive zone economiche esclusive, che possono estendersi fino a 200 miglia nautiche dalle linee di base, salvo la necessità di delimitazione quando le coste di Stati diversi si fronteggiano o sono adiacenti.
La Grecia sostiene che le proprie isole generino diritti marittimi che devono essere considerati nella delimitazione delle aree tra Stati.
La Turchia, che non è parte della Convenzione UNCLOS, contesta l’attribuzione automatica di pieno effetto a tutte le isole nelle delimitazioni marittime, soprattutto quando ritiene che ciò produca risultati sproporzionati rispetto alla configurazione geografica delle coste continentali.
Il diritto internazionale distingue tuttavia tra la capacità di un’isola di generare zone marittime e il peso che le viene riconosciuto nella delimitazione concreta tra coste contrapposte.
Il punto fondamentale della posizione espressa ad Atene è che un accordo bilaterale non può imporre obblighi o sottrarre diritti a Stati terzi senza il loro consenso.

Questo principio, riconducibile alla regola pacta tertiis nec nocent nec prosunt, costituisce uno degli elementi centrali della contestazione greca, cipriota e israeliana.
LA POSIZIONE DI GRECIA, CIPRO E ISRAELE: NO ALLE RIVENDICAZIONI UNILATERALI
Nella dichiarazione congiunta richiamata dalla stampa, i tre Paesi hanno riaffermato il rifiuto di rivendicazioni marittime unilaterali, atti di coercizione e minacce di ricorso alla forza.
I rappresentanti dei rispettivi ministeri della Difesa hanno inoltre evidenziato i rischi connessi a un aumento della presenza militare in un’area già caratterizzata da controversie territoriali, competizione energetica e tensioni geopolitiche.
L’obiettivo dichiarato è preservare la sicurezza regionale e impedire che il Mediterraneo orientale diventi teatro di ulteriori confronti militari.
La dichiarazione sottolinea anche la necessità che nessuno Stato consenta l’utilizzo del proprio territorio o delle proprie infrastrutture per attività capaci di minacciare la sicurezza dei Paesi vicini.
Si tratta di un riferimento che assume particolare importanza in un contesto nel quale le dinamiche della crisi libica si intrecciano con gli interessi strategici di Turchia, Grecia, Egitto, Cipro e Israele.
COOPERAZIONE MILITARE TRILATERALE: SICUREZZA MARITTIMA E INDUSTRIA DELLA DIFESA
L’incontro di Atene non si è limitato alla contestazione del memorandum turco-libico.
Grecia, Cipro e Israele hanno discusso il rafforzamento della cooperazione militare e industriale, con particolare attenzione alla sicurezza marittima, alla protezione delle infrastrutture strategiche e allo sviluppo tecnologico.
Tra le iniziative esaminate figura la possibile costituzione di un gruppo di lavoro trilaterale dedicato alle industrie della difesa.
Il progetto mira a favorire il coordinamento tra imprese e istituzioni militari dei tre Paesi, promuovendo programmi comuni di ricerca, sviluppo, produzione e trasferimento tecnologico.
La cooperazione potrebbe interessare diversi settori, tra cui sistemi di sorveglianza, tecnologie navali, protezione delle infrastrutture critiche e capacità di risposta alle minacce emergenti.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla sicurezza delle rotte commerciali e delle infrastrutture energetiche sottomarine.
Il Mediterraneo orientale ospita infatti gasdotti, cavi di telecomunicazione, collegamenti elettrici e importanti rotte di navigazione, la cui protezione rappresenta una priorità crescente per gli Stati della regione.
LA LIBIA ORIENTALE E IL RIAVVICINAMENTO CON ANKARA
La posizione della Camera dei rappresentanti libica costituisce un elemento politicamente significativo.
La Libia continua a essere caratterizzata da una complessa frammentazione istituzionale e da una competizione tra differenti centri di potere.
Il memorandum del 2019 fu concluso con il governo di Tripoli, sostenuto militarmente e politicamente dalla Turchia.
Negli anni successivi, Ankara ha progressivamente cercato di ampliare i propri rapporti anche con gli interlocutori della Libia orientale, tradizionalmente più vicini ad altri attori regionali.
La notizia della ratifica del memorandum da parte della Camera dei rappresentanti, riportata il 20 ottobre 2026, segnala quindi un possibile mutamento negli equilibri diplomatici libici.
Resta comunque necessario distinguere il valore politico di questo passaggio dalle questioni relative alla validità internazionale dell’accordo e ai diritti rivendicati dagli altri Stati mediterranei.
IL RUOLO DELL’EGITTO NELLA GEOPOLITICA DEL MEDITERRANEO ORIENTALE
L’Egitto rappresenta uno degli attori centrali negli equilibri marittimi ed energetici del Mediterraneo orientale.
Il Cairo ha sviluppato negli ultimi anni una cooperazione significativa con Grecia e Cipro, fondata su accordi di delimitazione marittima, progetti energetici e dialogo strategico.
Il 6 agosto 2020, Egitto e Grecia firmarono un accordo di delimitazione parziale delle rispettive zone economiche esclusive, in un contesto segnato proprio dalle controversie sul memorandum turco-libico.
L’accordo egiziano-greco e quello turco-libico riflettono impostazioni differenti nella delimitazione di alcune aree marittime.
L’Egitto ha inoltre consolidato il proprio ruolo energetico regionale grazie ai giacimenti di gas naturale, agli impianti di liquefazione e alla cooperazione con i Paesi del Mediterraneo orientale.
Parallelamente, il progressivo riavvicinamento diplomatico tra Il Cairo e Ankara ha introdotto una nuova dimensione negli equilibri regionali.
La normalizzazione dei rapporti tra Egitto e Turchia non elimina automaticamente le divergenze sulle delimitazioni marittime, ma amplia gli strumenti diplomatici disponibili per gestirle.
Per il Cairo, la stabilità della Libia, la sicurezza delle proprie frontiere occidentali e la tutela degli interessi energetici nel Mediterraneo costituiscono questioni strettamente collegate.
ENERGIA, INFRASTRUTTURE SOTTOMARINE E SICUREZZA REGIONALE
Il Mediterraneo orientale ha acquisito una crescente importanza strategica grazie alla presenza di giacimenti di gas naturale e alla prospettiva di nuovi collegamenti energetici tra Medio Oriente ed Europa.
Le controversie marittime incidono direttamente sulle attività di esplorazione e sfruttamento delle risorse, sulla pianificazione delle infrastrutture e sulla sicurezza degli investimenti.
Le rivendicazioni sovrapposte possono ostacolare il rilascio di autorizzazioni per le attività energetiche e aumentare il rischio di incidenti diplomatici o militari.
A questo si aggiunge la necessità di proteggere cavi sottomarini, gasdotti, porti e collegamenti commerciali, infrastrutture la cui vulnerabilità è diventata una questione centrale nelle strategie di sicurezza europea e mediterranea.
La cooperazione tra Grecia, Cipro e Israele si inserisce in questo quadro, con l’obiettivo di rafforzare le capacità di prevenzione e risposta a possibili minacce.
UN NUOVO EQUILIBRIO STRATEGICO NEL MEDITERRANEO ORIENTALE
La dichiarazione trilaterale di Atene conferma che la controversia sul memorandum turco-libico del 2019 rimane aperta.
La questione coinvolge principi di diritto internazionale, rivendicazioni territoriali, interessi energetici e rapporti tra Stati che svolgono ruoli determinanti nella sicurezza del Mediterraneo.
La posizione comune di Grecia, Cipro e Israele rappresenta un segnale politico preciso, mentre il rafforzamento delle relazioni tra Turchia e interlocutori della Libia orientale introduce nuove variabili negli equilibri regionali.
Per l’Egitto, la sfida consiste nel preservare i propri interessi marittimi ed energetici, mantenendo aperti i canali diplomatici con Ankara e consolidando la cooperazione con gli altri partner mediterranei.
Il futuro del Mediterraneo orientale dipenderà dalla capacità degli Stati coinvolti di conciliare le rispettive rivendicazioni con il diritto internazionale, evitando che la competizione per le risorse e le aree marittime si trasformi in una nuova crisi di sicurezza regionale.
Fonti e riferimenti
Dichiarazione trilaterale dei rappresentanti dei ministeri della Difesa di Grecia, Cipro e Israele, Atene, 5 novembre 2026; Memorandum d’intesa Turchia-Libia del 27 novembre 2019; Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), 1982; Accordo di delimitazione marittima Egitto-Grecia del 6 agosto 2020; Ministero della Difesa greco – Dichiarazione ufficiale Egitto, Grecia e Cipro del settembre 2026
© Associazione Italo-Egiziana Eridanus
