Dal veto russo al Consiglio di Sicurezza alla chiusura della missione ONU: il piano di autonomia marocchino, il ruolo dell’Algeria e del Fronte Polisario e le nuove prospettive diplomatiche per la stabilità del Maghreb.
a cura di Chiara Cavalieri & Belkassem Yassine.
NEW YORK, 3 novembre 2026 –Il dossier del Sahara Occidentale, che il Marocco definisce Sahara Marocchino, attraversa una fase di profonda trasformazione diplomatica. Al centro del dibattito si collocano il futuro della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), il ruolo del Consiglio di Sicurezza e il progressivo rafforzamento del piano di autonomia proposto da Rabat quale possibile base per una soluzione politica della controversia.
Secondo la comunicazione del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, diffusa il 1° novembre 2026 attraverso il portavoce Stéphane Dujarric, il mancato rinnovo del mandato della MINURSO ha aperto la strada alla cessazione delle attività e all’avvio delle operazioni di liquidazione.
La chiusura della missione, istituita nel 1991, rappresenta una svolta di portata storica dopo trentacinque anni di presenza internazionale sul territorio.
𝗔𝗡𝗧𝗢𝗡𝗜𝗢 𝗚𝗨𝗧𝗘𝗥𝗥𝗘𝗦 𝗘 𝗟𝗔 𝗟𝗜𝗤𝗨𝗜𝗗𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗠𝗜𝗡𝗨𝗥𝗦𝗢
Nel comunicato del 1° novembre, Guterres ha riconosciuto il ruolo svolto dalla missione nella sorveglianza del cessate il fuoco e nel sostegno al processo politico.
Ha ringraziato il rappresentante speciale Alexander Ivanko e reso omaggio ai venti membri del personale deceduti durante i trentacinque anni di attività.
Il passaggio più significativo riguarda l’avvio delle operazioni amministrative e logistiche per la chiusura della missione, con il rimpatrio delle attrezzature appartenenti ai Paesi contributori e la gestione del materiale di proprietà delle Nazioni Unite.

Un piccolo gruppo del Dipartimento ONU per il Supporto Operativo dovrebbe coordinare queste attività, garantendo una transizione ordinata.
𝗜𝗟 𝗩𝗘𝗧𝗢 𝗥𝗨𝗦𝗦𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝟯𝟬 𝗢𝗧𝗧𝗢𝗕𝗥𝗘 𝗘 𝗟𝗔 𝗦𝗩𝗢𝗟𝗧𝗔 𝗗𝗜𝗣𝗟𝗢𝗠𝗔𝗧𝗜𝗖𝗔
La svolta sarebbe maturata durante la riunione del Consiglio di Sicurezza del 30 ottobre 2026.
Una proposta sostenuta dagli Stati Uniti, volta a rinnovare il mandato della MINURSO e a rafforzare il riferimento al piano marocchino di autonomia, avrebbe ottenuto undici voti favorevoli, incontrando tuttavia il veto della Federazione Russa.
Mosca ha contestato un’impostazione ritenuta eccessivamente favorevole alla posizione marocchina, ribadendo la necessità di una soluzione negoziata tra le parti.
Il risultato sarebbe stato il mancato rinnovo del mandato, con conseguenze politiche e operative particolarmente rilevanti.
Il paradosso diplomatico consiste nel fatto che un veto finalizzato a impedire la trasformazione della missione avrebbe contribuito alla sua conclusione.
𝗗𝗔𝗟 𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠 𝗗𝗘𝗟 𝟭𝟵𝟵𝟭 𝗔𝗟 𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗔𝗨𝗧𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗔 𝗠𝗔𝗥𝗢𝗖𝗖𝗛𝗜𝗡𝗢
La MINURSO fu istituita nel 1991 con la risoluzione 690 del Consiglio di Sicurezza, nell’ambito di un piano di regolamento elaborato dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione dell’Unità Africana.
L’obiettivo originario era accompagnare il cessate il fuoco e preparare un referendum attraverso il quale la popolazione del Sahara Occidentale avrebbe potuto scegliere tra indipendenza e integrazione con il Marocco.
Quel referendum non si è mai svolto.

Le controversie sull’identificazione degli aventi diritto al voto, le divergenze politiche e l’evoluzione degli equilibri regionali hanno progressivamente paralizzato il processo.
Nel 2007, il Marocco ha presentato una proposta alternativa fondata su un regime di ampia autonomia per il Sahara sotto la sovranità marocchina.
Il progetto prevede istituzioni regionali, competenze amministrative e legislative e forme di autogoverno, mantenendo allo Stato marocchino le principali prerogative sovrane, comprese la difesa e la politica estera.
La risoluzione 2797, adottata il 31 ottobre 2025, ha rappresentato un passaggio significativo nel rafforzamento della centralità della proposta marocchina nel processo negoziale.
𝗜𝗟 𝗠𝗔𝗥𝗢𝗖𝗖𝗢 𝗘 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗨𝗔 𝗣𝗢𝗦𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Per Rabat, la conclusione della MINURSO si inserisce in un processo diplomatico più ampio, caratterizzato dal consolidamento dei rapporti internazionali e dalla crescente attenzione verso la proposta di autonomia.
Il Marocco considera le province meridionali parte integrante del proprio territorio nazionale e ritiene che una soluzione fondata sull’autonomia possa conciliare stabilità regionale, sviluppo economico e partecipazione delle popolazioni locali.
La diplomazia marocchina ha concentrato negli ultimi anni la propria azione sul rafforzamento dei partenariati strategici e sul sostegno internazionale alla propria iniziativa.

In questo quadro assumono particolare rilievo gli investimenti infrastrutturali, i progetti energetici, lo sviluppo portuale e le iniziative di collegamento con l’Africa occidentale.
La regione sahariana occupa infatti una posizione strategica nelle prospettive di integrazione economica tra Mediterraneo, Atlantico e continente africano.
𝗔𝗟𝗚𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗘 𝗙𝗥𝗢𝗡𝗧𝗘 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗦𝗔𝗥𝗜𝗢: 𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗘𝗚𝗨𝗘𝗡𝗭𝗘 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗛𝗘
La cessazione delle operazioni della MINURSO rappresenterebbe un passaggio particolarmente delicato per l’Algeria e per il Fronte Polisario.
Algeri sostiene da decenni il principio di autodeterminazione del popolo sahrawi e ospita sul proprio territorio, nell’area di Tindouf, i campi dei rifugiati sahrawi.
Il Fronte Polisario continua a rivendicare l’indipendenza del Sahara Occidentale e considera il referendum uno strumento fondamentale per determinare lo status politico del territorio.
Dal punto di vista marocchino, il mantenimento di un meccanismo referendario rimasto inattuato per trentacinque anni non risponderebbe più alle condizioni politiche e territoriali attuali.
La conclusione della missione potrebbe quindi essere interpretata come un indebolimento della strategia diplomatica fondata sulla conservazione del precedente quadro operativo.
Per l’Algeria si apre una questione di notevole importanza: continuare a sostenere le posizioni tradizionali oppure valutare nuove modalità di partecipazione a un processo negoziale che, secondo Rabat e i suoi sostenitori, dovrebbe partire dalla proposta di autonomia.
𝗜𝗟 𝗖𝗘𝗦𝗦𝗔𝗧𝗘 𝗜𝗟 𝗙𝗨𝗢𝗖𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝟭𝟵𝟵𝟭 𝗘 𝗟𝗔 𝗖𝗥𝗜𝗦𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝟮𝟬𝟮𝟬
Nel novembre 2020, il Fronte Polisario ha dichiarato conclusa la tregua dopo una grave crisi nell’area di Guerguerat, lungo il collegamento tra il Sahara Occidentale e la Mauritania.
Da quel momento si sono registrate nuove ostilità, sebbene di intensità limitata rispetto alle precedenti fasi del conflitto.
La MINURSO ha continuato a svolgere funzioni di monitoraggio, osservazione e comunicazione, ma non è riuscita a ristabilire un cessate il fuoco pienamente rispettato dalle parti.
Questa situazione ha alimentato il dibattito sull’efficacia di una missione istituita per accompagnare un processo politico rimasto sostanzialmente bloccato.
𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜𝗢 𝗗𝗜 𝗘𝗦𝗖𝗔𝗟𝗔𝗧𝗜𝗢𝗡 𝗘 𝗟𝗔 𝗦𝗧𝗔𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗚𝗛𝗥𝗘𝗕
La conclusione della MINURSO non determina automaticamente una ripresa del conflitto su larga scala, ma potrebbe ridurre la presenza di osservatori internazionali in un territorio segnato da una controversia irrisolta.
Il Segretario generale António Guterres ha richiamato le parti alla massima moderazione, invitandole a evitare iniziative suscettibili di compromettere la stabilità regionale.
L’appello assume particolare significato alla luce delle rivalità tra Marocco e Algeria, due attori fondamentali per la sicurezza del Maghreb.
La questione del Sahara Occidentale coinvolge inoltre il futuro della cooperazione economica nordafricana, la sicurezza del Sahel e gli interessi strategici delle principali potenze internazionali.
𝗨𝗡𝗔 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗔 𝗙𝗔𝗦𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗜𝗟 𝗦𝗔𝗛𝗔𝗥𝗔 𝗠𝗔𝗥𝗢𝗖𝗖𝗛𝗜𝗡𝗢
La conclusione delle operazioni della MINURSO segnerebbe la fine di un’epoca diplomatica iniziata nel 1991.
Per il Marocco, la nuova fase rappresenta un’opportunità per rafforzare ulteriormente il ruolo della propria proposta di autonomia e consolidare il sostegno internazionale alla ricerca di una soluzione politica.
Per l’Algeria e il Fronte Polisario, costituisce invece un momento di ridefinizione delle strategie diplomatiche.
La cessazione della missione non risolve automaticamente la controversia territoriale, né determina da sola il riconoscimento internazionale della sovranità marocchina.
Il futuro del Sahara Occidentale rimane legato alla capacità delle parti di raggiungere una soluzione politica stabile, negoziata e conforme ai principi delle Nazioni Unite.
Il Marocco considera l’autonomia sotto la propria sovranità la strada più concreta. Le Nazioni Unite continuano a richiedere una soluzione reciprocamente accettabile che garantisca l’autodeterminazione del popolo sahrawi.
La capacità di conciliare queste dimensioni determinerà il futuro del dossier e una parte importante degli equilibri geopolitici del Maghreb.
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