𝗞𝗵𝗮𝗿𝘁𝗼𝘂𝗺 𝗱𝗲𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮 𝟲𝟰 𝗮𝘁𝘁𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗮𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗲𝘁𝗶𝗼𝗽𝗲. 𝗡𝗲𝗹 𝗺𝗶𝗿𝗶𝗻𝗼 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗹𝗶 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗿𝗶𝗰𝗵𝗲, 𝗿𝗲𝘁𝗶 𝗶𝗱𝗿𝗶𝗰𝗵𝗲, 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗲 𝗲 𝗼𝘀𝗽𝗲𝗱𝗮𝗹𝗶. 𝗜𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝘀𝘂𝗱𝗮𝗻𝗲𝘀𝗲 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗶𝗹𝗲𝗴𝗶𝗮 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗮 𝗱𝗶𝗽𝗹𝗼𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮, 𝗺𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲.
di Chiara Cavalieri
𝗞𝗛𝗔𝗥𝗧𝗢𝗨𝗠- La guerra in Sudan rischia di assumere una dimensione regionale ancora più complessa. Il Ministero degli Affari Esteri sudanese ha rivolto pesanti accuse all’Etiopia e agli Emirati Arabi Uniti, sostenendo che il territorio etiope sarebbe stato utilizzato per il lancio di attacchi con droni contro infrastrutture strategiche e obiettivi civili all’interno del Paese.
Il 31 ottobre 2026, le autorità sudanesi hanno convocato un incontro con le missioni diplomatiche straniere, in coordinamento con gli organismi di sicurezza nazionali, per illustrare le informazioni raccolte sulle presunte operazioni militari transfrontaliere.
Al centro della denuncia figurano installazioni per la produzione e distribuzione dell’energia elettrica, impianti idrici, istituti scolastici, strutture ospedaliere e distributori di carburante.

Il sottosegretario agli Affari Esteri sudanese, ambasciatore Muawiya Othman, ha sostenuto che tali operazioni avrebbero provocato centinaia di morti e feriti, aggravando ulteriormente le condizioni della popolazione civile, già duramente colpita da oltre tre anni di conflitto.
𝗟𝗘 𝗔𝗖𝗖𝗨𝗦𝗘 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗘 𝗕𝗔𝗦𝗜 𝗘𝗧𝗜𝗢𝗣𝗜 𝗗𝗜 𝗔𝗦𝗦𝗢𝗦𝗔 𝗘 𝗕𝗔𝗛𝗜𝗥 𝗗𝗔𝗥
Uno degli aspetti più delicati della denuncia riguarda il presunto utilizzo di infrastrutture militari situate in Etiopia per sostenere le Forze di Supporto Rapido (RSF), impegnate nella guerra contro le Forze Armate sudanesi.
Secondo Khartoum, la base di Assosa, nell’Etiopia occidentale, sarebbe diventata un centro logistico per il trasferimento di armi, equipaggiamenti e combattenti destinati alle RSF.
Le autorità sudanesi hanno inoltre indicato gli aeroporti di Assosa e Bahir Dar come possibili punti di partenza di operazioni condotte mediante velivoli senza pilota.

Durante una conferenza stampa tenutasi il 28 ottobre, rappresentanti del governo avrebbero presentato traiettorie di volo, immagini satellitari e altri elementi ritenuti indicativi dell’origine degli attacchi.
La documentazione illustrata comprende un elenco di 64 episodi registrati tra il 15 febbraio e il 27 ottobre 2026.
𝗜𝗟 𝗥𝗨𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗠𝗜𝗥𝗔𝗧𝗜 𝗔𝗥𝗔𝗕𝗜 𝗨𝗡𝗜𝗧𝗜 𝗘 𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗡𝗨𝗡𝗖𝗜𝗔 𝗗𝗜 𝗨𝗡𝗔 «𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗣𝗘𝗥 𝗣𝗥𝗢𝗖𝗨𝗥𝗔»
Le dichiarazioni del Ministero degli Esteri sudanese coinvolgono direttamente anche Abu Dhabi.
Secondo la ricostruzione di Khartoum, l’Etiopia starebbe facilitando una guerra per procura nell’interesse di attori regionali, principalmente degli Emirati Arabi Uniti, attraverso il sostegno logistico e operativo alle Forze di Supporto Rapido.
Le accuse si inseriscono in un quadro diplomatico già caratterizzato da forti tensioni sulla presunta assistenza militare esterna alle RSF.
L’Etiopia ha precedentemente respinto le accuse sudanesi relative all’utilizzo del proprio territorio per operazioni contro il Sudan. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno contestato in passato le accuse di sostegno militare alle RSF.
Il coinvolgimento diretto dei due Paesi negli specifici attacchi denunciati da Khartoum non può quindi essere considerato un fatto accertato sulla sola base delle dichiarazioni sudanesi.
𝗞𝗛𝗔𝗥𝗧𝗢𝗨𝗠: 𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡𝗔 𝗩𝗢𝗟𝗢𝗡𝗧𝗔̀ 𝗗𝗜 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗡 𝗟’𝗘𝗧𝗜𝗢𝗣𝗜𝗔
Nonostante la gravità delle accuse, il governo sudanese ha dichiarato di non voler aprire un nuovo fronte militare contro Addis Abeba.
L’ambasciatore Muawiya Othman ha ribadito che il Sudan intende continuare a privilegiare gli strumenti diplomatici, pur riservandosi il diritto di reagire a eventuali aggressioni nel rispetto del diritto internazionale.
«Continuiamo a esercitare pazienza, non per debolezza, ma perché conosciamo le conseguenze e le tragedie delle guerre», ha affermato il diplomatico, secondo la traduzione riportata da RT Arabic.
La decisione di informare le rappresentanze straniere risponde dunque all’obiettivo dichiarato di coinvolgere la comunità internazionale e richiamare l’attenzione sulle possibili conseguenze di un’estensione del conflitto oltre i confini sudanesi.
𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗜𝗡 𝗦𝗨𝗗𝗔𝗡 𝗘 𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗤𝗨𝗜𝗟𝗜𝗕𝗥𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗗’𝗔𝗙𝗥𝗜𝗖𝗔
Il conflitto tra l’esercito regolare sudanese e le Forze di Supporto Rapido, iniziato nell’aprile 2023, ha provocato una delle più gravi crisi umanitarie contemporanee, con milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e vaste aree del Paese devastate dai combattimenti.
Le nuove accuse assumono particolare rilevanza per la posizione geografica del Sudan, crocevia tra il Nord Africa, il Corno d’Africa, il bacino del Nilo e il Mar Rosso.
Un eventuale coinvolgimento operativo di Paesi confinanti potrebbe aggravare le tensioni regionali, compromettere ulteriormente le infrastrutture civili e rendere ancora più difficile il percorso verso una soluzione negoziata.
𝗜𝗟 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗢𝗥𝗘 𝗘𝗚𝗜𝗭𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘
La vicenda interessa direttamente anche gli equilibri strategici dell’Egitto, Paese confinante con il Sudan e legato a Khartoum da rapporti storici, geografici e di sicurezza.
Per il Cairo, la stabilità sudanese costituisce un elemento fondamentale della sicurezza regionale, anche in relazione alla gestione delle frontiere, alla sicurezza del Mar Rosso e agli equilibri del bacino del Nilo.
Le tensioni tra Sudan ed Etiopia si inseriscono inoltre in un contesto già complesso, segnato dalle divergenze regionali sulle risorse idriche del Nilo e sulla Grande Diga del Rinascimento Etiope.
L’eventuale estensione delle operazioni militari al territorio di altri Stati rappresenterebbe quindi un ulteriore fattore di instabilità in un’area strategica per l’intero continente africano.
𝗨𝗡 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗟𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗥𝗜𝗖𝗛𝗜𝗘𝗗𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗥𝗜𝗦𝗣𝗢𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗜𝗣𝗟𝗢𝗠𝗔𝗧𝗜𝗖𝗔
Le accuse formulate da Khartoum pongono interrogativi sulla sicurezza delle frontiere, sull’impiego dei droni nei conflitti contemporanei e sulla responsabilità degli attori regionali nella prosecuzione delle ostilità.
La protezione delle infrastrutture indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile costituisce un obbligo fondamentale del diritto internazionale umanitario.
Al di là delle responsabilità ancora da accertare, resta la necessità di un’indagine indipendente sugli attacchi denunciati e di iniziative diplomatiche capaci di evitare una nuova escalation.
La guerra sudanese non rappresenta più soltanto una crisi interna: le sue conseguenze umanitarie, economiche e di sicurezza coinvolgono ormai una parte significativa dell’Africa nordorientale.
Fonte principale: Dichiarazioni del Ministero degli Affari Esteri sudanese.
© 2026𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗼-𝗘𝗴𝗶𝘇𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗘𝗥𝗜𝗗𝗔𝗡𝗨𝗦. 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗶.
