Questa domenica 3 maggio 2026, presso i Giardini Carducci di Perugia, l’incontro pubblico organizzato sotto l’egida dell’Umbia della Pace ha rappresentato un momento di analisi profonda e necessaria. L’evento, che ha visto la partecipazione di diverse sigle unite dalla difesa della sovranità nazionale contro le ingerenze esterne, ha smascherato le narrazioni distorte di certa stampa, ignorando la complessità delle radici ideologiche di chi, per la stragrande maggioranza con una storia legata alla sinistra progressista, rifiuta l’egemonismo liberale.

L’ouverture dei lavori ha visto l’intervento di Patrizia Cecconi, che ha denunciato l’imperialismo sionista e l’illegalità delle azioni israeliane, tracciando un parallelo tra la resistenza iraniana e quella palestinese come baluardi di dignità internazionale.
In qualità di relatrice (Maddalena Celano), il mio intervento si è concentrato sulla costruzione della sovranità iraniana attraverso il protagonismo femminile. Ho rievocato con forza il valore simbolico e politico della marcia del 17 aprile delle donne Basiji: una mobilitazione in cui le donne hanno sfilato a difesa della sovranità nazionale, marciando con le armi per dimostrare che la protezione della patria e della rivoluzione non è un compito esclusivamente maschile. Le donne del Basij incarnano una forza che difende l’integrità del Paese contro ogni minaccia esterna.
Citando Ali Shariati, ho analizzato il concetto di Gharbzadegi (l’intossicazione occidentale) e la sua proposta di un’emancipazione che rifiuti due modelli ugualmente fallimentari: da un lato, la società dei consumi che riduce la donna a merce da esposizione; dall’altro, uno pseudo-tradizionalismo stagnante che vorrebbe limitarla a mero apparato riproduttivo, negandone l’impegno politico e sociale. La via indicata da Shariati è una sintesi autonoma che rivendica la dignità della donna come motore della cultura e della sovranità.

La giornata è stata turbata da tentativi di boicottaggio e disturbo di gruppi monarchici filo-Pahlavi. In uno spirito di reale democrazia, è stato permesso loro di parlare, ma le loro critiche sono state smontate dai fatti.
È ipocrita che questi gruppi si facciano paladini dei diritti LGBTQ+ o delle donne, dimenticando che la condizione femminile sotto i Pahlavi era infinitamente più drammatica e arretrata (si registrano cifre irrisorie di donne laureate e lavoratrici, oltre il sistematico sfruttamento delle donne malate e povere nei postriboli di stato) rispetto alla condizione femminile odierna (consistente numero di donne laureate nelle discipline STEM e consistente numero di donne impiegate nell’ insegnamento, nella medicina e nella ricerca). Va inoltre ricordato che l’Iran è l’unico paese del Medio Oriente che consente legalmente le operazioni per il cambio di sesso, a spese dello stato, un dato sistematicamente taciuto dalla propaganda.
Infine, Hanieh Tarkian ha fornito una ricostruzione dei fatti di gennaio 2026, denunciando le violenze di infiltrati e raggruppamenti armati etero-diretti che hanno assaltato edifici pubblici, scuole e ospedali. Tarkian ha ricordato il sacrificio dei poliziotti bruciati vivi da questi raggruppamenti paramilitari, ribadendo che la difesa dell’ordine pubblico contro il terrorismo armato è un dovere di ogni Stato sovrano che intenda proteggere i propri cittadini dai piani di destabilizzazione stranieri.
Questo incontro ha ribadito che la lotta per la verità non ammette semplificazioni: difendere l’Iran significa oggi difendere la possibilità di un’alternativa all’omologazione capitalista e alla violenza dell’imperialismo.

