“Iran Simphony”: La Sinfonia della Pace tra poesia, diplomazia e resistenza culturale.
Roma, 9 Aprile 2026– Alle ore 11:00, presso la sede dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in via Nomentana 361, si è consumato un evento di portata storica. Sotto l’egida di S.E. l’Ambasciatore Mohammad Reza Sabouri e del Direttore dell’Istituto Culturale, il Dott. Seyed Majid Emami, è stata presentata l’opera lirico-musicale “Iran Simphony”, composta dal Maestro Antonio Pappalardo. L’iniziativa ha visto la partecipazione di numerosi giornalisti, autorità diplomatiche e rappresentanti istituzionali, riuniti per celebrare un legame culturale che sfida le logiche del conflitto attraverso l’armonia di un’opera in quattro movimenti in Sol minore.

La Sinfonia come architettura di pace
È stato il Generale e Maestro Antonio Pappalardo, autore dell’opera, a delineare con precisione filosofica la natura della sinfonia. Essa non è una mera esecuzione tecnica, ma la metafora perfetta della coesistenza umana. In un’orchestra, la pluralità degli strumenti — ciascuno con la propria voce, la propria storia e il proprio timbro — non genera caos, ma armonia, purché si segua il ritmo comune del rispetto e della pace. Questa “Iran Simphony” trasmette proprio l’anima millenaria di una civiltà che ha sempre saputo trasformare il pensiero in arte, proponendo un modello di unione che oggi deve tradursi in azione diplomatica e umana. Il Maestro Pappalardo ha voluto dedicare questa sinfonia al popolo iraniano, immaginando un’opera che sarà eseguita in Iran con orchestrali e cantori locali.

Il verbo dei Giganti e i Leoni dell’Iran
L’opera affonda le sue radici nei testi dei più grandi poeti e filosofi che sono i veri “Leoni dell’Iran”. Al centro campeggia la figura di Ferdowsi, colui che con lo Shahnameh ha custodito l’identità di un popolo. Accanto a lui, sono stati evocati i giganti della sapienza persiana che hanno forgiato il pensiero universale. Il progetto attinge da un parterre di voci straordinarie: Sanya Breguet Corda, Ibrahim Tuqan, Abdullah Taha, Najwan Darwish, Iqbal Tamini, Swatantryaveer Savarkar e Forugh Farrokhzad. Un coro di anime che attraversa i secoli per gridare che l’arte è l’unico vero antidoto alla barbarie.

La memoria del sangue: La strage di Minab e il video di Zainz
Un momento di estrema solennità è stato toccato con la proiezione di video toccanti che hanno ricordato la strage delle bambine di Minab. Le immagini hanno scosso le coscienze dei presenti, rendendo tangibile il dolore di vite innocenti spezzate. In questo contesto di profonda commozione, è stato proiettato il video di Zainz, con la canzone “Forza Iran”, pubblicata su YouTube sotto la categoria “Musica Italiana 2026”.
Il brano di Zainz descrive con realismo lacerante il buio sopra i tetti e le sirene nella notte, denunciando il silenzio del mondo mentre il cielo si spezza sotto le bombe. La canzone dà voce alle bambine con i sogni nello zaino che non sanno perché il cielo diventi nero, e alle aule scolastiche rimaste in silenzio. Il testo di Zainz sottolinea che queste vittime non sono numeri, ma luce, ed esalta la dignità di un popolo che, nonostante le fiamme e le verità spezzate, insegna al mondo cosa significhi resistere

Geopolitica e solidarietà: Il sostegno alla Palestina
Durante l’incontro, si è accennato con forza alla tragedia della Striscia di Gaza, sottolineando come l’Iran ricopra un ruolo cruciale a livello geopolitico proprio per il suo costante sostegno al popolo palestinese. È stato ribadito che la lotta per la giustizia in quelle terre è parte integrante di una visione di pace globale. In questo frangente, il ruolo di Mohsen, segretario del Dott. Emami, è stato essenziale: egli ha curato con precisione la traduzione dall’italiano al persiano del discorso del Maestro Pappalardo, permettendo così una piena condivisione dei valori di solidarietà e resistenza espressi, affinché il messaggio di vicinanza ai bambini del Libano e della Palestina risuonasse senza barriere linguistiche.
Il testo della speranza
Nonostante l’oscurità dei tempi, è stato ricordato che:
“I muri non possono soffocare questo canto. Le catene non possono fermare questo passo. E anche se l’oscurità avvolge Gaza e la Cisgiordania, una piccola candela sfida ancora la tempesta… È il canto eterno di un popolo che rifiuta di essere cancellato! Finché un solo bambino sognerà la libertà fra le rovine, finché una sola madre alzerà le mani al cielo, questa sinfonia continuerà a risuonare.”
Il primo movimento: “Sussurri dal deserto”
L’opera prosegue nel Primo Movimento, “Sussurri dal deserto”, che si chiude con il canto “Un Poema per Gaza”:
“Dormirò come fanno quando le bombe cadono e il cielo è strappato come carne viva. Allora sognerò, come fanno le persone quando le bombe stanno cadendo. Sognerò di tradimenti, mi sveglierò a mezzogiorno e chiederò alla radio: ‘È finito il bombardamento? Quanti ne sono stati uccisi?’.”
Anima Mia
L’incontro ha evocato infine la forza dell’anima (“Anima mia”):
“Anima mia, volto di primavera, diffonditi nei campi dell’amore, avvolgi il mio essere, non temere chi ti ripudia. Caccia la paura. Canti di uccelli vanno per l’aria, musicano la pianura. Non ti affliggere… Chi ama, vive, chi ama, vivrà!”
Combattere per la pace, come ribadito dall’Ambasciatore Mohammad Reza Sabouri, dal Dott. Emami, dal Maestro Pappalardo e dai numerosi giornalisti presenti, significa riconoscere che ogni nota della sinfonia umana è sacra. La “Iran Simphony” è il manifesto di chi non si arrende all’odio.

