Il Ritorno dall’ingresso principale: Dalla strategia della tensione alla nuova “Internazionale Nera”
L’ombra del muro e la strategia della tensione
Durante gli anni della Guerra Fredda, il neofascismo non era scomparso, ma operava nelle retrovie della storia geopolitica. All’ombra del Muro di Berlino, le destre eversive sono state egemonizzate in chiave anticomunista. Attraverso la cosiddetta “strategia della tensione”, apparati dello Stato, servizi segreti deviati e agenzie di intelligence internazionale (come la CIA) hanno alimentato un terrorismo occulto. In quella fase, il fascismo era costretto ad agire nell’ombra, fungendo da manovalanza per impedire qualsiasi reale avanzamento delle forze progressiste.
Il tentativo eversivo e la figura di Junio Valerio Borghese
Il culmine di questa strategia occulta si è manifestato apertamente nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, con il fallito golpe Borghese. Comandato da Junio Valerio Borghese — ex comandante della famigerata Xª Mas fascista durante la Seconda guerra mondiale, divenuto poi leader del Fronte Nazionale — quel piano eversivo prevedeva l’occupazione del Ministero dell’Interno e di nodi strategici dello Stato attraverso trame oscure, truppe paramilitari eversive e complicità interne agli apparati statali. Sebbene l’operazione sia stata interrotta all’ultimo momento, essa ha rappresentato il simbolo lampante di come l’estrema destra cercasse di rovesciare l’ordine costituzionale attraverso la forza clandestina. Quei gruppi (da Ordine Nuovo alle strutture legate a Gladio) agivano nell’ombra perché il contesto repubblicano post-resistenziale, fondato sull’antifascismo costituzionale e sulla presenza di forti contrapposizioni ideologiche globali, imponeva la clandestinità e l’eversione sotterranea.
La lenta legittimazione globale
Con il crollo del Muro e la progressiva liquefazione della sinistra storica, l’argine è venuto meno. Da quel momento abbiamo assistito a un processo lento, inesorabile e globale di sdoganamento:
- L’Internazionale Nera: Le reti dell’estrema destra si sono riorganizzate su scala globale, abbandonando l’eversione clandestina per indossare il doppio petto istituzionale.
- Il ruolo dei tradizionalismi: In questo riposizionamento, un ruolo cruciale è stato giocato dalle frange più reazionarie delle religioni tradizionali e da settori conservatori, che hanno offerto una stampella morale e ideologica alla nuova destra in nome della difesa dei “valori”.
L’anomalia italiana: Una democrazia senza rivoluzione
In questo scacchiere, l’Italia rappresenta il laboratorio perfetto. È un paese dal profondo immobilismo antropologico ed economico, che non ha mai vissuto una vera rivoluzione strutturale.
- Ha ospitato il Partito Comunista più grande d’Occidente, ma le ingerenze eversive e internazionali hanno lavorato per decenni pur di distruggerlo e tenerlo perennemente all’opposizione.
- Di conseguenza, la nazione è stata governata ininterrottamente da nomenclature di centro, di centro-destra o da esecutivi tecnici, impedendo la formazione di una reale alternativa di potere.
Il fascismo dalla porta principale
Oggi, le vecchie trame sotterranee alla Gladio o i tentativi di golpe alla Borghese non servono più. L’eversione ha cambiato volto: si è istituzionalizzata. Non c’è più bisogno di forzature armate perché l’estrema destra entra comodamente dalla porta principale attraverso il voto, accolta da un potere istituzionale svuotato e legittimata da un senso comune ormai assuefatto. Il rischio che l’Italia scivoli in un autoritarismo di ritorno — una forma di fascismo post-moderno, legale, normalizzato e per questo ancora più pervasivo — è oggi una minaccia concreta e in pieno svolgimento.
L’anatomia del nuovo autoritarismo: La pauperizzazione, il parassitismo borghese e l’estetica della finta ricchezza
Questo autoritarismo contemporaneo intrattiene un rapporto perverso e malato con la dimensione materiale ed economica. La destra estrema attecchisce storicamente dove non esiste una borghesia dinamica e produttiva, ma domina una piccola borghesia miserabile, immobilista e parassitaria, fondata sulle rendite di posizione. Priva di una vera visione industriale o culturale, questa classe dirigente sposta tutto sul piano della sceneggiatura e del marketing: un culto maniacale dell’apparenza, dei vestiti firmati, dell’immagine patinata e della finta ricchezza ostentata attraverso narrazioni digitali e simboli di facciata, spesso finanziati dal debito. Mentre si recita la favola della produttività e si costruisce un’estetica fittizia, la funzione strutturale di questo sistema è far accettare la pauperizzazione popolare, naturalizzandola come un destino ineluttabile. È proprio nelle estreme periferie — come nei contesti urbani degradati delle grandi metropoli, a partire da Roma — che l’estrema destra fa incetta di voti. Sventolando continuamente lo spauracchio del “pericolo comunista” e individuando capri espiatori, si insinua nella disperazione materiale, riducendo le classi subalterne a subire un sistema che perpetua la loro stessa miseria e le fa sentire inferiori.
Le conseguenze sociali: Nuove marginalità, sfruttamento e capitale di riserva
Il ritorno di queste spinte autoritarie produce inevitabilmente una ridefinizione gerarchica della società attraverso la creazione di nuovi settori marginali e l’inasprimento delle disuguaglianze:
- La sottomissione femminile come estrazione di valore e capitale di riserva: La subordinazione delle donne non serve a produrre economie dinamiche — storicamente fiorite solo dove l’emancipazione femminile ha rotto gli schemi tradizionali —, bensì a consolidare le rendite parassitarie. Trattare le donne come pozzi senza fondo, da sfruttare all’infinito, dentro e fuori casa, significa renderle il primo capitale variabile di riserva dell’economia interna. In un contesto di arretratezza e di mercati del lavoro depressi, la sottomissione istituzionalizzata delle donne crea una sacca di lavoro a bassissimo costo, subordinato e precarizzato, utile a intensificare lo sfruttamento e a comprimere i salari complessivi.
- L’esclusione mirata: Gruppi sociali specifici vengono bersagliati e resi capro espiatorio, alimentando forme di discriminazione istituzionalizzata che ne giustificano lo sfruttamento intensivo e la privazione dei diritti fondamentali.
- La naturalizzazione della diseguaglianza: La combinazione tra neoliberismo selvaggio e autoritarismo politico fa sì che la miseria non venga più combattuta come una patologia sociale da estirpare, ma amministrata come una condizione naturale, utile a disciplinare la forza lavoro e a mantenere intatti i privilegi delle oligarchie parassitarie.
La Santificazione della disuguaglianza
In definitiva, l’intera architettura di questo nuovo autoritarismo persegue un unico, rigoroso obiettivo strategico: santificare la disuguaglianza e neutralizzare preventivamente ogni potenziale focolaio di ribellione sociale. Attraverso la combinazione di un’economia parassitaria basata sull’apparenza, la normalizzazione della pauperizzazione materiale e lo sfruttamento sistemico delle sacche di lavoro subalterno, il sistema garantisce la propria conservazione. Impedire l’aggregazione politica delle classi subalterne e disinnescare la coscienza critica significa blindare lo status quo, trasformando la subalternità strutturale in una gabbia invisibile ma insuperabile.
