L’ex ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry racconta per la prima volta alcuni dettagli dei suoi incontri con Benjamin Netanyahu: Gaza, Stato palestinese, fine del conflitto, interessi strategici dell’Egitto e una zona del Medio Oriente libera dalle armi nucleari. Un racconto che permette di rileggere, a distanza di anni, la diplomazia tra Cairo e Tel Aviv e il cambiamento prodotto dal 7 ottobre.
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO – Egitto e Israele, due Paesi legati dal trattato di pace del 1979 ma separati da profonde divergenze sulla questione palestinese e sugli equilibri regionali, tornano al centro di una testimonianza diplomatica di particolare rilievo.
A parlare è Sameh Shoukry, ex ministro degli Esteri egiziano, che in una lunga intervista televisiva a Sherif Amer, nel programma Yahdoth Fi Masr (Succede in Egitto) di MBC Masr, ha raccontato alcuni dettagli dei suoi incontri con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Un racconto che assume particolare importanza perché proviene da uno dei protagonisti della diplomazia egiziana dell’ultimo decennio e consente di ricostruire, attraverso la sua testimonianza, alcuni passaggi dei rapporti tra Cairo e Tel Aviv.

Shoukry ha spiegato di aver incontrato Netanyahu due volte durante il suo mandato alla guida del ministero degli Esteri egiziano. Uno dei colloqui, in particolare, si sarebbe protratto a lungo nell’ufficio del primo ministro israeliano.
Sul tavolo non vi erano soltanto i rapporti bilaterali.
La discussione riguardò la questione palestinese, Gaza, la fine del conflitto, la possibilità di arrivare alla creazione di uno Stato palestinese e gli interessi strategici dell’Egitto.
Secondo la ricostruzione di Shoukry, furono inoltre affrontate le questioni regionali sulle quali gli interessi egiziani e israeliani potevano entrare in contrasto, con l’obiettivo di evitare che le divergenze si trasformassero in uno scontro.
L’ex ministro ha raccontato di aver percepito, durante quell’incontro, una risposta positiva da parte israeliana ad alcune delle proposte avanzate dal Cairo.
Si tratta della sua personale ricostruzione del colloquio e non della descrizione di un accordo formalizzato tra i due governi.
LA QUESTIONE DEL DISARMO NUCLEARE
Tra gli elementi più significativi emersi dall’intervista vi è il riferimento alla proposta di creare una zona del Medio Oriente libera dalle armi nucleari.
Il tema, da anni presente nell’agenda diplomatica regionale, fu inserito da Shoukry nel quadro più ampio della sicurezza del Medio Oriente.
Il fatto che la questione fosse stata affrontata direttamente con Netanyahu acquista particolare rilievo proprio per la delicatezza del dossier nucleare regionale.
Per il Cairo, la sicurezza del Medio Oriente non può essere considerata separatamente dalla questione degli armamenti strategici e dalla necessità di costruire un sistema di sicurezza regionale più ampio.
IL PRECEDENTE DEL 2016
Per comprendere meglio il racconto di Shoukry bisogna tornare al 10 luglio 2016, quando l’allora ministro degli Esteri egiziano si recò a Gerusalemme per incontrare Netanyahu.
Fu una visita diplomatica significativa: Shoukry era il primo ministro degli Esteri egiziano a visitare Israele dal 2007.
Il colloquio nell’ufficio di Netanyahu durò circa due ore e fu seguito da un ulteriore incontro nella residenza ufficiale del primo ministro israeliano.
In quella fase, il Cairo cercava di rilanciare il processo politico israelo-palestinese. Shoukry ribadì la posizione egiziana a favore della soluzione dei due Stati, mentre Netanyahu sottolineò il valore strategico del trattato di pace tra Egitto e Israele.
Le immagini di quell’incontro fecero il giro dei media internazionali.
Oggi, a distanza di dieci anni, quelle fotografie assumono un significato diverso perché vengono rilette alla luce degli eventi successivi.
SHOUKRY E LA FINALE DEGLI EUROPEI: UNA PRECISAZIONE
Un particolare di quella visita è stato successivamente oggetto di discussione.
Le fotografie di Shoukry e Netanyahu nella residenza del premier israeliano furono associate alla visione della finale di Euro 2016.
Lo stesso Shoukry, però, ha successivamente chiarito di non aver guardato la partita insieme a Netanyahu, contestando quindi una ricostruzione divenuta nel tempo molto diffusa.
Secondo la sua spiegazione, la cena e l’incontro nella residenza rientravano comunque nel mantenimento di un canale diplomatico diretto tra Egitto e Israele.
IL 7 OTTOBRE E LA SVOLTA DELLA POLITICA ISRAELIANA
È però il confronto tra quel periodo e il presente a rappresentare uno dei passaggi più interessanti dell’intervista.
Shoukry ha sostenuto che il linguaggio politico di Netanyahu sia cambiato nel corso degli anni.
Nella sua lettura, gli eventi del 7 ottobre 2023 e la guerra successiva hanno contribuito a un ulteriore spostamento della politica israeliana verso destra e verso posizioni più radicali.
Questo cambiamento, secondo l’ex ministro egiziano, si sarebbe riflesso anche nella retorica del primo ministro israeliano, diventata più dura e contenente espressioni che Shoukry ha giudicato inaccettabili e insolite rispetto al passato.
È una valutazione politica dell’ex ministro egiziano, ma acquista particolare interesse proprio perché proviene da un interlocutore che aveva avuto con Netanyahu rapporti diretti in una fase precedente al 7 ottobre.
IL CAIRO E IL RUOLO DI MEDIATORE
La testimonianza riporta quindi l’attenzione sul ruolo dell’Egitto.
Il Cairo è legato a Israele da oltre quattro decenni di relazioni diplomatiche, ma allo stesso tempo mantiene una posizione centrale nella questione palestinese.
Questa particolare collocazione ha permesso all’Egitto di mantenere aperti canali di comunicazione con Israele anche nei momenti di maggiore tensione e di partecipare, in diverse fasi, agli sforzi diplomatici riguardanti Gaza e il conflitto israelo-palestinese.
Nel 2016, Shoukry si recò personalmente a Gerusalemme proprio nel tentativo di favorire una ripresa del processo politico.
Oggi il contesto è profondamente diverso.
Dopo il 7 ottobre, la guerra di Gaza ha modificato gli equilibri regionali, aggravato le tensioni e reso ancora più complesso il rapporto tra sicurezza israeliana, questione palestinese e ruolo dei Paesi arabi.
UNA TESTIMONIANZA CHE MERITA DI ESSERE RILETTA
L’intervista di Sameh Shoukry è una testimonianza che consente di osservare l’evoluzione dei rapporti tra Egitto e Israele attraverso gli occhi di uno dei protagonisti della diplomazia egiziana.
Da una parte, i colloqui nei quali si discuteva di Stato palestinese, soluzione a due Stati, sicurezza regionale e disarmo nucleare.
Dall’altra, il Medio Oriente successivo al 7 ottobre, caratterizzato da una guerra che ha profondamente modificato il quadro politico e diplomatico.
Tra questi due momenti c’è un decennio di storia mediorientale.
E il racconto di Shoukry permette di tornare dentro quella storia, partendo proprio da una stanza nella quale, secondo la sua testimonianza, Egitto e Israele discutevano non soltanto dei propri interessi, ma del futuro dell’intera regione.
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